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Buon Anno

Avevo immaginato una notte di assoluto silenzio, ma anche di fragoroso baccano. Il silenzio c’è stato, ma anche il baccano ha avuto la sua parte. Silenzio e baccano non vanno mai d’accordo, però dicono e illustrano i diversi stati d’animo che albergano in coloro che dovrebbero procurare il silenzio o contribuire ad alimentare il baccano. Questa volta silenzio e baccano hanno avuto la stessa radice: paura, preoccupazione, voglia di eliminare tutto il brutto accumulato, bisogno di far posto a sprazzi di luce e di serenità, rivincita su tutto ciò che l’anno della pandemia ha impedito. Tanti hanno scelto il silenzio e lo hanno usato come corridoio attraverso il quale far scivolare in fretta l’anno terribile; tanti altri hanno usato il baccano prima per spaventare l’anno vecchio poi per assicurare al nuovo i migliori auspici. Ho ammirato il silenzio che ha accolto le parole di un Papa acciaccato – invocavano “misericordia, compassione e cura per chi soffre” – e quelle di un Presidente – invocanti “responsabilità e coraggio per ricominciare” -; ho sopportato e anche cercato di comprendere il baccano che pur non dicendo nulla di nuovo confermava che nel grido gioioso e nello spandersi e spendersi di botti, fuochi d’artificio e schioppettate di tappi c’erano i sintomi di una impellente voglia di rinascere e ricominciare.

Poi, nella lunga notte a cavallo del vecchio e del nuovo hanno trovato posto le facili banalità del prevedere quel che non è prevedibile, quelle in cui sorridenti esperti di niente, invocando l’assistenza degli astri (è per questo si chiamano, senza distinzione di genere, “astrologi-cartomanti-fattucchieri-maghi-maghini-maghetti”), disegnano pensierini che se tutto va bene serviranno a confermare quel che generalmente si crede; e cioè che in quelle vignette niente è vero, ma tutto adattabile: bastano fantasia e rassegnazione, però ben mischiate, mi raccomando.

Quel che immancabilmente è chiaro e lampante è che costoro pur non avendone imbroccata una che è una, insistono e trovano chi, impunemente, li ascolta-pubblica-recensisce-ospita-loda-sbrodola-finanzia-esalta-sopporta-esporta sebbene sia contorta la loro fisionomia. Sono… Ma sì, sono proprio quelli che dicono e predicono, autori di oroscopi et similia, tutti bugiardi, tutti inventati, tutti inutili, tutti beoti e tutti, ahimè, beatamente accettati come calmanti delle ansie e dei pruriti umani.

Per il 2020 avevano assicurato amori successi viaggi sesso avventure e disinvolture, abbiamo ricevuto invece un virus maligno e tanti di quei malanni che a raccontarli viene il mal di testa. Per il 2021, con una faccia tosta degna del più incallito dei bugiardi, hanno già accatastato “nuove occasioni, gioie inattese, grattacapi” e fatto dire a chi li ha messi in pagina (ieri lo ha fatto “il Venerdì” di Repubblica) un “poveri astri, fanno quello che possono” che, magari senza volerlo, evidenzia la vergogna di dover ospitare (diamine, lo vuole il popolo) un così mellifluo effluvio di parole senza senso.

Se state pensando a una esagerazione tutta mia, perdete un minuto per leggere i titoli che illuminano le previsioni pubblicate. Eccole: ah l’amore… in arrivo novità eccitanti Ariete); una pausa in solitudine per riflettere, ma poi andate (Toro); signori si cambia, forse perfino casa (Gemelli); tirate fuori quel bel progetto dal cassetto (Cancro); è l’anno giusto, anche per il sesso (Leone); niente fretta, il vostro momento arriverà (Vergine); non tutti gli amici sono amici davvero (Bilancia); basta prudenza, prendetevi i vostri sogni (Scorpione); cambiate i mobili, il partner meglio di no (Sagittario): occhi ben aperti e toglietevi uno sfizio (Capricorno); divorzio o matrimonio, è tempo di decidersi (Acquario); quante tentazioni, non vi resta che cedere (Pesci).

Niente di nuovo. Quindi, per dirla con Ennio Flaiano, “non chiedermi dove andremo a finire perché già ci siamo”. Quanto agli autori di oroscopi e previsioni, dopo quello che hanno dovuto sopportare in questo anno appena andato a ramengo, si può solo dire, sempre grazie a Flaiano, che “hanno una tale sfiducia nel futuro che fanno i loro progetti per il passato”. Se volete è il destino riservato ai genietti dell’incanto, ai quali è facile adattare quel che comunemente si dice, per esempio che “il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso”, la qual cosa prima li eleva e poi li fa precipitare senza scampo e scuse nel profondissimo limbo riservato ai ciarlatani.

Preferisco allora identificare il mio oggi (ma anche il mio domani) con quello che un tale (si chiama Erri De Luca, scrittore e sognatore, in questo caso “un uomo con i piedi fortemente appoggiati sulle nuvole”) ha immaginato per sé scrivendo e ribadendo propositi straordinari, che riassunti dicono, semplicemente: “Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca; considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle; considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano…”.

A tutto questo aggiungo, sempre di Erri, il prontuario per il brindisi di capodanno, vera sintesi di buon senso, di cui mi ha ricordato bontà ed esistenza una persona carissima e intelligentissima, che siccome so per certo essere relegato in soffitta, vado a riprendere e, dopo averlo spolverato, lo faccio mio col solo intento di condividerlo con chiunque voglia essere associato agli abitanti del pianeta in cui l’impossibile diventa possibile. Dice infatti il prontuario:

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Aggiungo il mio personalissimo “bevo alla salute di tutti”, perché di salute nuova e durevole, visto l’anno di pandemia sopportato, abbiamo veramente e urgente bisogno. E che il Buon Dio – il mio tuo suo loro, chiunque esso sia poco importa -, ce la mandi buona!

LUCIANO COSTA

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