Attualità

Educato è chi paga, o no?

Fino a ieri non sapevo neppure che Cala Violina esistesse; oggi ho scoperto che è una spiaggia toscana e che per usarla, a partire dalla prossima estate, non basterà essere turisti di passaggio o innamorati del mare, ma servirà versare un obolo di due euro. Questo perché la bellezza, belli e belle che leggete, si paga. Però, insomma, diamine, che senso ha far pagare per accedere a una spiaggia, anche bellissima forse unica nel suo genere, amata e sospirata, che comunque è pur sempre una spiaggia, parte di e un litorale senza padroni e senza vincoli di uso, baciato solo dalle onde del mare, che è di tutti, anche dei più disperati? Evidentemente, un sesso ce l’ha, almeno per chi, come gli amministratori del comune di Scarlino in provincia di Grosseto, ritiene che un bene posseduto naturalmente debba essere sottratto alle perversioni degli occasionali visitatori.

Non sono i primi e non saranno gli ultimi questi amministratori pubblici toscani che in difetto di idee scelgono quella più ovvia – far pagare l’obolo – in modo da indurre qualcuno a rinunciare alla visita così che diminuisca il pericolo di devastazione solitamente portato in spiaggia da quei soliti maleducati, magari nullatenenti. Prima di loro, mi pare già due anni fa, gli amministratori altoatesini-trentini-veneti avevano posto restrizioni agli accessi delle loro strade che s’arrampicano verso i passi dolomitici, stabilendo pedaggi e pagamenti sia di transito che di sosta. Ancora prima, i vicini austriaci, godendo i benefici del ponte costruito per loro dall’Europa (si chiama Europabruke e se volete attraversarlo siete obbligati a pagare non pochi euro) stabilirono che per accedere e valicare certe loro montagne – per esempio il quella del Grossglockner – bisognava semplicemente pagare quel che loro avevano stabilito. Per non parlare della ricca Svizzera, dove tutto viaggia puntuale e dove manca poco che non solo certe strade, ma anche certa aria fine – per esempio quella che soffia dall’alto al basso – sia fornita a pagamento.

Questo dice la cronaca e questo metto oggi in pagina. Però, sia chiaro, non intendo criticare la specifica decisione di mettere a pagamento la spiaggia di Cala Violina che, come dice Daniele Mencarelli, un esperto di simili questioni, è “giusto e sacrosanto salvaguardare” essendo patrimonio naturalistico riconosciuto, ma il metodo. Che è sempre lo stesso: applicare la norma che vuole il danaro unico strumento di selezione umana. Secondo il citato esperto “universalmente è così e, quindi, se occorre scremare, selezionare o scegliere basta fissare un prezzo, cioè imporre un limite che si può superare soltanto dietro esborso di pecunia”.

In verità non ho ancora capito, e probabilmente mai lo capirò, in che modo il pagamento del pedaggio – due euro a Cala Violina, più di dieci sulle strade dolomitiche, venti su quelle austriache e via disc orrendo – renderà più educati e quindi maggiormente rispettosi del bene messo a loro disposizione, gli occasionali o interessati visitatori. Vale a dire: che ci assicura che il biglietto pagato sia anche garanzia di un civile quanto dovuto rispetto? Nessuno. Però “il pagamento dell’obolo è il discrimine, soprattutto perché detta una gerarchia vecchia quanto il mondo: da una parte quelli che pagano, quindi possono – ricchi, potenti, civilizzati -, dall’altra tutti gli altri – i poveri, che non possono a prescindere e i maleducati per natura – perché sono sempre quelli che meno hanno che più possono portare scompiglio dove si può arrivare a gratis”.

Leggo che nell’antica Cina, chi aspirava alla carica di governatore doveva sottoporsi, fra le altre, alla prova di componimento poetico, perché la poesia e null’altra arte, rivelando carattere e visione, estro e lucidità, metteva in evidenza il vero animo dell’aspirante governatore. Allora, forse, era ancora accettato e accertato che il danaro non era talento, non rivelava nulla e, semmai, “occultava magagne e camuffava imbrogli”.

Per andare oltre la vil richiesta di danaro onde godere ciò che la natura dona, ci sarebbe: legare le mani e mettere un cerotto alla bocca a chiunque voglia accedere al bene (in tal modo nessuno potrebbe sciupare o sputare su ciò che gli è offerto di godere), oppure pretendere che il visitatore si presenti con una poesia dedicata al bene che intende osservare-godere-partecipare-gustare, che se sarà ritenuta all’altezza della situazione gli consentirà di essere ammesso alla vista del bene sognato…

Scherzi a parte (che se non fosse così, ai politici che intendono fare politica qual cosa bisognerebbe chiedere, forse la riscrittura della Divina Commedia?): non è l’obolo che rende educati ma semmai è l’educazione che dà all’obolo valore educante.

LUCIANO COSTA

Altri articoli
Attualità

Potrebbero interessarti anche

Menu