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Fino a quando durerà questo strazio?

Il gran teatro delle notizie che i quotidiani sbattono o non sbattono in prima pagina raccontava ieri lo strazio “della mamma di Joseph”. La si vede disperata su un gommone, che urla più volte in inglese di aver perso il suo bambino. I soccorritori lo troveranno: un piccolo di appena sei mesi che morirà qualche ora dopo.  “Il grido di questa mamma – ha scritto l’Osservatore Romano – richiama quelli di altre, troppe madri che si sono viste strappare i figli dalle braccia, ingoiati dal mare; figli salutati l’ultima volta su una spiaggia e mai più rivisti. Un grido che dovrebbe continuare a risuonare nelle orecchie e nelle coscienze di quanti finora sono rimasti sordi dinanzi alla tragedia infinita che si consuma da anni nel Mediterraneo”.

“La Stampa”, quotidiano di Torino, apre il servizio sui nuovi morti in mare sottolineando che essendo ormai “sommersi nell’incessante informazione sulla quantità delle vittime di Covid, i morti nel mare su cui affaccia l’Italia con la Tunisia e la Libia, non fanno quasi più notizia”. Sullo stesso giornale, in due righe agghiaccianti scritte da Jena, c’è la sintesi di un dramma che non può lasciare indifferenti: “Joseph non ha fatto in tempo neanche ad ammalarsi di Covid, aveva sei mesi ed è morto in mare”.

Sulla prima pagina di “Repubblica”, tra Covid e affarucci di politica nazionale e internazionale, ci sono Shakespeare e Greta ma neanche una parola per i morti annegati, tra i quali Joseph di soli sei mesi. Se ne parla però a pagina 25, soprattutto ne parlano le fotografie che sbattono in faccia lo strazio della mamma. Poi, nel commento, leggo: “Un grido: ho perso il mio bambino, il grido delle madri della strage degli innocenti, il grido muto della madre di Guernica. Le parole ammutoliscono, le immagini sbiadiscono, ma si può resistere a quel grido?”.

Il “Corriere della sera” si chiede: “Che cosa resta da dire, se già abbiamo visto centinaia di migliaia di morti in mare, uomini donne e bambini?”. E amaramente risponde che “resta solo da ripetere, ogni volta, lo scandalo e la vergogna di non saper porre fine alla strage degli innocenti”, che “Joseph era un bambino di sei mesi e di fronte a un bambino e a una mamma che urla disperata “I lose my baby, perdo il mio bambino”, urlando al mondo l’irreparabile mentre accade, la nostra sensibilità si infiamma improvvisamente. Fino al prossimo bambino…”. Poi quello che ogni volta viene aggiunto alla fine dei racconti drammatici che coinvolgono i disperati del mare: “Dobbiamo assolutamente trovare una soluzione politica”. Soluzione che non c’è, o non la si vuole cercare e neppure vedere. Così, per fortuna “ci sono anche quelli che non smettono di accorrere e di buttarsi in acqua per salvare il salvabile e salvare i salvabili, quando ci sono. E ripetono (anche loro), senza essere ascoltati, che è tutto così intollerabile. E che magari un giorno saremo chiamati, anche noi della zona grigia muta e insensibile (insensibili a tutto tranne che, per qualche secondo, ai bambini), a dare conto del nostro silenzio e della nostra sostanziale indifferenza”.

Solo note di agenzia sui due quotidiani bresciani: “Bresciaoggi” riferisce su una colonna a pagina 7; “Il giornale di Brescia” ne parla a pagina 14. Così è, se vi pare. Salvo poi rammaricarsi e lasciare che una lacrima venga dirci che Joseph è morto quando sognava cieli e terre da abitare, mentre già sperava le braccia di mille mamme pronte ad abbracciarlo.

Allora, ancora una volta, mi sono chiesto: “Quando finirà questo strazio?”. Non ho sentito voci che magari incespicando cercavano di offrire una risposta; ho avvertito soltanto un grande silenzio. Poi, dal fondo della piazza, qualcuno ha gridato: “Finirà quando io e te saremo capaci di misurare il dolore che provoca e avremo la capacità di affrontarlo”.

L. C.

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