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Nuovi giovani: inquieti, curiosi…

A proposito di giovani e di speranze che dovrebbero accompagnarli, sottolineato che il pensiero espresso nella nota pubblicata ieri da Marco Bencivenga era di quelli messi lì per aiutare a riflettere, mi è capitato stamattina di leggere la mail di un lettore che invita ad allargare lo sguardo oltre il Prix Italia e i suoi protagonisti per guardare all’insieme dei giovani, “magari quelli – dice – di cui non si parla mai perché fuori dal circuito mediatico ma che pure, dove sono e studiano, lavorano e giocano rendono bello il mondo che li circonda”. Oltre la mail ho letto i risultati a cui è approdata un’indagine dedicata proprio ai giovani e ai ragazzi e, sorpresa, ho scoperto che quel loro mondo non è fatto soltanto, come molti pensano, di menefreghismo e disimpegno, ma anche di “visioni, speranze, sogni, ricerche” orientati a rendere credibile un nuovo modo di essere.

Per esempio, l’indagine dice prima di tutto che questi “nuovi giovani” sono attenti non solo ai temi ambientali, ma anche ben consapevoli del bisogno di un concetto diverso circa l’uso del denaro. La ricerca, promossa al fine di scoprire come i giovanissimi, in particolare, affrontano il tema della sostenibilità e dunque per sensibilizzare i giovani all’uso consapevole delle risorse finanziarie e ambientali, all’economia circolare e all’inclusione sociale, ha interessato ragazzi tra i 13 e i 18 anni. Emerge una generazione che riesce a collegare principi e convincimenti da una parte e l’agire quotidiano dall’altra. “I giovani italiani – si legge nelle note che accompagnano la ricerca –  mostrano di pensare in modo nuovo, sostituendo al pensiero tradizionale, lineare, analitico, con l’io al centro del discorso, un pensiero circolare, capace di tenere insieme presente, passato e futuro, cause, effetti e soprattutto fini e implicazioni dell’agire, sostituendo dunque all’io il noi a cui sentono di appartenere.

Il 96.1% dei giovani italiani ha sentito naturalmente parlare del problema del cambiamento climatico e la stragrande maggioranza ha evidenziato l’impegno in prima persona per ridurre lo spreco delle risorse naturali. Parallelamente, anche l’uso delle altre risorse è frutto di scelte ponderate. L’85.9% dei giovani infatti risparmia denaro con una finalità ben precisa (per realizzare un progetto o, secondariamente, per allontanare la paura di diventare povero). “Da ciò si deduce che consapevolezza ambientale ed economica sono intimamente connesse: chi ha grande attenzione per le risorse naturali gestisce con uguale cura il denaro. Dalla consapevolezza della limitatezza — in alcuni casi vera e propria scarsità — delle risorse, evocata dalle ripetute crisi economiche, lavorative, sociali, climatico-ambientali e ora pure sanitarie, i giovani italiani sembrano aver imparato la responsabilità nell’uso dei beni di cui dispongono”.

L’attenzione per l’ambiente e per il denaro è trasversale alle ragazze e ai ragazzi. Tuttavia, su altri aspetti l’indagine, mostra ancora l’esistenza di condizionamenti e pressioni educative differenti. In particolare emerge “un vincolo più forte che lega le ragazze agli altri nella cura (quando si tratta di decidere come spendere il denaro, le ragazze sono meno individualiste dei ragazzi e pensano di più alla felicità degli altri); a differenza dei maschi, le ragazze amano di più venire a conoscenza di storie di persone di diverse parti del mondo ma sono più dipendenti dal giudizio degli altri e mostrano minor sicurezza e autostima dei ragazzi. Le ragazze mostrano poi una maggiore autonomia dei ragazzi, i quali si mostrano al contempo più individualisti nelle scelte (ad esempio nell’uso del denaro) e, almeno a quanto dichiarano, più felici”.

L’indagine evidenzia poi diversi tratti della personalità dei giovanissimi, racchiudendole in tre grandi categorie: quelle degli inquieti, dei curiosi e dei coscienziosi. “Gli inquieti sono i più tiepidi nei confronti della sostenibilità ambientale ed economica; hanno tratti di personalità segnati dalla bassa autostima, dall’isolamento e dalla conflittualità; fragilità, frustrazione e rabbia alimentano un circolo vizioso che li allontana dalla possibilità di essere protagonisti di una vita sostenibile e consapevole. I coscienziosi e i curiosi sono invece maggiormente coinvolti nella gestione consapevole delle risorse: i primi, grazie alla combinazione di fiducia negli altri e diligenza, aspetti che li rendono persone che confidano nelle regole e le rispettano; i secondi, grazie alla passione verso tutto ciò che è nuovo e diverso e che li rende un segmento ricettivo e aperto al cambiamento”.

Per tutti, ed è un’altra sorpresa interessante, i genitori svolgono ancora un ruolo di primaria importanza: vengono infatti presi a modello da una larghissima maggioranza di ragazzi fra i 13 e i 18 anni. “Il modello di riferimento familiare è quasi esclusivo per quanto riguarda la consapevolezza economica, perché i genitori sono la prima fonte di denaro, cosa che ne rafforza il loro primato educativo; sono spesso l’unico modello esistente, perché fuori dalla famiglia, nel contesto scolastico o relazionale, non si parla abbastanza di impiego del denaro e di educazione economica. Il 91.2% dei giovani italiani, dunque – conferma la ricerca – si ispira ai propri genitori”, se non per tutto, almeno per la gestione del denaro”.

Forse, pur nelle loro autonomie, questi ragazzi-giovani “hanno soprattutto un grandissimo bisogno che il mondo adulto non li tradisca”. Su questo converrà ulteriormente meditare.

L. C.

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