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Oggi siamo più italiani di ieri

L’Italia calcistica ha vinto, ha meravigliato gli scettici ed esaltato i tifosi, ha innalzato l’orgoglio nazionale fino all’empireo e rimesso a terra i predicatori di sventura. Forse è andata oltre i propri limiti, ma lo ha fatto con semplicità, sfruttando lo sfruttabile e mettendo fantasia e coraggio dove c’erano soltanto forza e supponenza. Viva. A proposito di limiti, ieri Marco Bencivenga, direttore della Provincia di Cremona, scriveva che andare oltre quei limiti era “facile a dirsi, ma difficile da realizzare. Difficile, ma non impossibile. Lo dimostrano meglio di qualsiasi parola le tre imprese sportive di questa magica estate italiana: la vittoria della nazionale allenata e diretta da Roberto Mancini agli Europei di calcio; la partecipazione di Matteo Berrettini alla finalissima del più prestigioso torneo di tennis; la conquista del diritto a partecipare alle Olimpiadi degli azzurri del basket”. Viva.

Secondo Bencivenga “il filo rosso che unisce le tre imprese è la capacità dei protagonisti di andare oltre i propri limiti. Ovvero di mettere sul piatto della bilancia qualcosa più dell’ordinario, quell’insieme di passione, fame, determinazione, orgoglio e unità di intenti che – nello sport come nella vita – fa sempre la differenza. Con il compitino si sta comodi, è vero. Ma non si va lontano. Con il minimo sindacale si galleggia e si è a posto con la coscienza. Ma non si conquista alcun traguardo. Con la moderazione si evitano tanti problemi, perché sapersi accontentare, a volte, è il segreto della felicità. Ma una vita senza ambizioni rischia di diventare una vita grigia, modesta, incompiuta. Meglio sognare. E se si sogna, sognare in grande. Quantomeno per non avere rimpianti. E poter dire ci ho provato”. L’Italia calcistica, del tennis e della pallacanestro lo ha fatto. Viva.

Però, consiglia il direttore, “ammettiamolo: al netto del tifo, l’Italia del calcio che pure è diventata campione d’Europa non è la migliore…” solo la più convinta di potercela fare, senza stelle roboanti ma con cuore e piedi decisi a farsi valere. In effetti “sulla carta i fuoriclasse più attesi alla vigilia erano un francese (Mbappé), un portoghese (Cristiano Ronaldo), uno spagnolo (Busquets), due belgi (Lukaku e De Bruyne) e due inglesi (Sterling e Kane). Ma alla resa dei cointi le stelklle di prima grandezza hanno indossato le maglie di Donnarumma, Chiellini, Jorginho, Chiesa, Insigne, Spinazzola e poi Di Lorenzo, Belotti, Pessina, Immobile, Acerbi e tutti gli altri, in panchina ma sempre in campo. Così, uno alla volta gli azzurri, già buoni/ottimi giocatori, tutti insieme, unendo le forze e andando oltre i propri limiti sono diventati i nuovi numeri uno d’Europa”.

Non meno emozionante è risultata l’impresa degli azzurri del basket, che “battendo i maestri della Serbia” hanno conquistato le prossime Olimpiadi di Tokyo. “Un altro che non si è mai arreso – scrive ancora Bencivenga –  è Berrettini. Non era un predestinato, ma un passo alla volta si è costruito una carriera esemplare, ha lavorato duro per eliminare i propri difetti, di successo in successo ha scalato le classifiche mondiali ed è così diventato il primo italiano nella storia a conquistare la finale di Wimbledon. La sua forza? Non accontentarsi mai, alzare sempre l’asticella”.

Alzare l’asticella e vincere era anche l’obiettivo dichiarato di Roberto Mancini e della sua e nostra Italia calcistica. Missione compiuta. In più, confida il direttore, “issare la bandiera tricolore davanti al bullo Boris Johnson e a nonna Elisabetta II, la regina immortale, è un’emozione unica, una grande rivincita per milioni di italiani e pure per il sempre misurato presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, volato a Londra per sostenere l’idea che con il coraggio, ovviamente ben usato, è possibile vincere qualsiasi partita (di calcio, di tennis, di pallacanestro o altro), soprattutto quella della vita”.

Oggi siamo più italiani di ieri. Viva.

L. C.

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