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Pandemia, Dante, Chiesa e futuro…

Anche oggi sarebbe facile aggirarsi tra le spirali della pandemia o arrovellarsi attorno al futuro della politica. Infatti, di pandemia, effetti collaterali, colori messi lì per dire a che punto è la notte delle regioni hanno discusso i capi di stato e di governo mandando a dire che sui contratti di fornitura dei vaccini non si scherza, mentre di politica son piene le pagine solitamente dedicate alle opinioni e alle riflessioni. Però, una divagazione politica arguta quanto sorridente, l’ha offerta ieri anche quell’istrione di Benigni invitato a leggere Dante nel giorno del settecentesimo anniversario della nascita. Con la leggerezza di un usignolo appena liberato, Benigni ha messo lì tra le pieghe del vissuto dantesco, quella parte importante dedicata alla politica, dalla quale il poeta fugge malconcio, deciso a starne fuori e a pensare a un suo partito, il “Partito Dante, che sarebbe come il PD di adesso, deciso a cercare un’identità precisa, talmente complessa che da settecento anni – ha detto Benigni sorridendo e facendo sorridere – la cerca e ancor non la trova”. Ovviamente, questo è solo il preambolo del magnifico intervento offerto all’Italia e al mondo. Il resto, cioè la sostanza, sta nella spiegazione di parole, gesti e sottintesi messi in versi e regalati alla gente perché in essi si specchiasse e di essi fosse testimone. Se vi capita, fermatevi a rivedere Benigni e ad ascoltare la sua lezione.

Noi, adesso, si va per altre vie, importanti per qualcuno, inutili per altri, istruttive per chiunque voglia capire perché milioni di persone si professano cristiane e anche perché in fretta venga meno il senso religioso che si esprime nella vocazione a consacrarsi totalmente a Dio. A capire questa situazione aiuta l’Annuario Pontificio 2021, presentato ieri e consegnato da papa Francesco ai fedeli come “riflessione sull’essere cristiani nel mondo d’oggi”. In sintesi l’Annuario dice che dal 2018, nel mondo, si contano 16 milioni di cattolici in più. Sono un miliardo e 345 milioni i cattolici registrati alla fine del 2019, pari al 17,7% della popolazione mondiale. L’analisi geografica delle variazioni nel biennio 2018-2019 mostra un aumento del 3,4% in Africa, dell’1,3% in Asia, dell’1,1% in Oceania e dello 0,84% in America, mentre in Europa si assiste ad un lieve calo. Nelle 3.026 Circoscrizioni Ecclesiastiche, alla fine del 2019 risultano, 5.364 vescovi, con America ed Europa che continuano a rappresentare il 68,8% del totale mondiale, seguite da Asia (con il 15,2%), Africa (13,4%) e Oceania (2,6%). Mentre, alla fine del 2020, dall’Annuario Pontificio, si desume siano state erette 2 sedi metropolitane e 4 sedi vescovili (2 diocesi e 2 eparchie), che 2 diocesi sono state elevate a sedi metropolitane, e 2 prelature territoriali e 1 vicariato apostolico a diocesi.

Cresce, nel biennio 2018-2019, il numero dei sacerdoti; in totale sono 414.336, 271 in più. A fronte di importanti incrementi per l’Africa e per l’Asia, con aumenti relativi di 3,45% e 2,91%, in Europa e in America c’è una flessione, rispettivamente dell’1,5% e di circa mezzo punto percentuale. Africa e Asia contribuiscono complessivamente al 28,9%, mentre l’Oceania rimane relativamente stabile attorno ad una quota di poco più dell’1,1%. L’Europa diminuisce sensibilmente la propria percentuale: nel 2018 i 170.936 sacerdoti europei rappresentavano quasi il 41,3% del totale del gruppo ecclesiastico, mentre un anno più tardi scendono al 40,6%. Calano ancora le vocazioni sacerdotali: i candidati al sacerdozio nel pianeta passano da 115.880, nel 2018, a 114.058, nel 2019, con una flessione dell’1,6%. In Europa la variazione è del -3,8%, in America del -2,4%, e in Asia del -2,6%. Ma in Africa il numero dei seminaristi maggiori, sempre nel biennio in esame, passa da 32.212 a 32.721 unità, mentre in Oceania, nel 2019, risulta inferiore del 5,2% rispetto all’anno prima. Il continente con il maggior numero di seminaristi è l’Asia (33.821), seguono l’Africa (32.721), l’America (30.664), l’Europa (15.888) e l’Oceania (964). La popolazione dei diaconi permanenti continua, invece, a mostrare una significativa ed incoraggiante dinamica evolutiva: aumentano, nel 2019, dell’1,5%. Dei 48.238 diaconi nei 5 continenti, in America ed in Europa se ne registrano l’1,2% in più, mentre in Oceania sono 481.

Diminuiscono anche i religiosi professi non sacerdoti; nel 2018 erano 50.941, nel 2019 diventano 50.295. L’Europa e l’America, al 2019, risultano sempre le aree con il maggior numero di professi non sacerdoti, rispettivamente 14.038 e 13.735. Pure le religiose professe sono in netta diminuzione. A livello globale, passano da 641.661, nel 2018, a 630.099 nel 2019, con una flessione relativa dell’1,8%. Ma mentre l’Africa è il continente con un incremento maggiore, con un +1,1% – nello specifico da 76.219 religiose professe, nel 2018, a 77.054, nel 2019 -, e il sud est asiatico registra un aumento dello 0,4% (da 170.092 a 170.754 religiose professe), le restanti tre aree continentali sono accomunate da una contrazione molto marcata. In America le religiose professe passano da 160.032 a 154.717, in Europa da 224.246 a 216.846 e in Oceania da 6.999 a 6.718.

Lette le cifre essenziali dell’Annuario verrebbe da dire che “i cristiani sono minoranza”. Però, come ni ha suggerito un professore e studioso, “è dal sapersi minoranza che nasce la forza per diventare maggioranza”. In fondo, come diceva il sommo Dante, non si tratta di dare senso alla domanda  “perché t’abbagli per veder cosa che qui non ha loco?”, ma di trovare la sorgete della luce a cui chiedere lumi e certezze.

LUCIANO COSTA

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