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Sdoganare i vecchi “ismo”. O no?

Un intervento farneticante fatto da un farneticante consigliere comunale indubbiamente convinto che essere fascisti oggi significa poter dire che il capo (proprio lui, il Benito) di “cose buone ne ha fatte, e tante”. Notizie di questo farneticante intervento le ho avute soltanto da una di quelle vetrine post-telegiornali nelle quali si ride e si scherza arrivando a stilare le classifiche delle più madornali stupidaggini che si consumano dentro, fuori e intorno alla politica. In effetti, quella e non altra era la sua ideale locations. Però, se quel farneticante consigliere comunale aveva detto e quanto detto era giunto alle reti televisive nazionali, doveva pur esserci una motivazione. “E’ il fascismo sdoganato – mi ha spiegato un arrabbiato sostenitore del gruppo contesto ma non molesto –  che insieme al comunismo altrettanto sdoganato viene a impartire lezioni quando invece dovrebbe semplicemente andare a nascondersi”.

Prima di sostare proprio davanti allo spezzone televisivo dedicato al farneticante consigliere comunale indubbiamente fascista, avevo visto in edicola e in libreria il libro che racconta passato presente e futuro della capa riconosciuta e indiscutibile del raggruppamento politico (in ascesa sorprendete e tanto rapida da far mangiare rabbia e polvere a tutti i concorrenti, dicono i sondaggi) che più da vicino interpreta il destrismo più vicino agli ismo del passato. Nel breve tempo passato prima in edicola e poi in libreria ho contato tre clienti mettere mano al portafoglio e portarsi via il volume. “Buon segno – ho pensato -, la cultura ritrova il suo spazio”.

Fu allora che un lettore, classificandomi come un pessimo fruitore di opere letterarie, si prese licenza di avvertirmi che “quella” non era letteratura, ma propaganda politica. Ci voleva poco a capirlo e forse l’avevo capito. Quel che invece mi sfuggiva era come e perché libri come quello (non l’unico, non il primo e neppure l’ultimo della serie) improvvisamente uscivano dall’ambito propagandistico-politico per entrare nel circuito dei cosiddetti libri più venduti. La spiegazione era dietro l’angolo. Infatti, secondo la periodica rassegna degli umori politici e delle conseguenti tendenze elettorali, tutto andava a destra e in quella destra l’ismo godeva di indubbie e notevoli simpatie.

Se in quelle tendenze c’erano i pensieri di tanti italiani, allora quell’ismo “che magari di cose buone ne ha fatte, e tante”, almeno secondo il farneticante consigliere comunale di cui sopra, non era morto e sotterrato, ma già sdoganato e pronto a rimettersi in pista. O no? Il dubbio è che troppa gente non sappia quel che la storia ha già dimenticato. E cioè che “ogni ismo è un eccesso da cui rifuggire se non si vuole essere inghiottiti dalla dittatura”. Negli scritti giovanili di Aldo Moro, oggetto di recente pubblicazione, ha trovato un invito “alla prudenza, per tracciare le basi di una nuova convivenza nella riconciliazione e non nella vendetta”. In effetti, lo statista ha percorso quella strada.

Però, è indubbio che sia stato ben poco ascoltato. Gli ismo, infatti, hanno continuato a esistere… Magari in maniera più sottile, più letteraria, più arzigogolata… Ieri un libro, oggi un proclama, domani un “manipolo di voti”, chissà quando “il potere alle masse proletarie”. Tutto questo, e chissà quanto altro ancora, perché i giovani non sanno quello che i vecchi hanno già dimenticato?

LUCIANO COSTA

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