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Sindaco ai tempi del Coronavirus

di Gianluca Cominassi –

Non mi sento un martire e nemmeno più bravo di tanti altri miei colleghi, mi sento semplicemente uno tra gli 8.000 sindaci d’Italia che mai come quest’anno hanno dovuto prendere confidenza con DPCM, ordinanze regionali, decreti del ministero della salute, e chi più ne ha più ne metta. Già perché quest’anno è stato un continuo susseguirsi di provvedimenti emessi d’urgenza, spesso in contraddizione tra loro, con a latere il solito strascico di polemiche istituzionali tra vari livelli di governo.

Non è stato semplice destreggiarsi all’interno di questa selva e non lo è nemmeno ora perché in più si sono introdotte diverse gradazioni di colore tra regione e regione (rosso, arancione e giallo ma ricordo che inizialmente era stato ipotizzato pure l’utilizzo del colore rosso); per poi attendere la conferenza stampa del Presidente del consiglio dei ministri per dipanare i dubbi ma non sempre è andata così.

Non incolpo nessuno, l’ho ribadito da subito anche alla mia cittadinanza: non era mia intenzione polemizzare né con lo Stato né con la Regione perché ritenevo che il grado di disorientamento della popolazione fosse già sufficientemente elevato. Ed ora pare che al disorientamento si aggiunga pure la frustrazione legata alla seconda ondata e forse anche ad una terza che tutti speriamo di scongiurare.

Ma la cosa che più mi lascia l’amaro in bocca, non è la difficoltà di noi sindaci che siamo chiamati a vivere questo tempo, bensì la mancanza di riconoscenza verso il personale medico, infermieristico e sanitario in genere: in primavera eroi, in autunno perfetti sconosciuti, quasi incolpati di pretendere collaborazione fattiva dalla popolazione.

Per noi sindaci è normale, purtroppo, subire critiche a prescindere, magari senza conoscere appieno la realtà amministrativa, ma ritengo che chi sta ancora faticando in corsia, per salvare vite umane, magari perché qualcuno di questi pazienti ha commesso delle leggerezze o come successo quest’estate se n’è andato a consumare le proprie vacanze in luoghi nei quali si è deciso di “riaprire” un po’ a casaccio, beh questo è tutto un altro discorso.

Gianluca Cominassi

Sindaco di Castegnato

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