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Tutto il bello, il buono e il gramo di questo autunno

Questa è la stagione migliore per girare la città con il naso allinsù. Se lo fate, o lo farete nei prossimi giorni, vi accorgerete che la natura è amica, i palazzi e i monumenti accettabili, i colori dominanti di un tenue che invoglia a bearsi di spirito piuttosto che di materia, le strade certo intasate ma anche camminate da gente normale, cioè sorridente e, soprattutto, vestita piuttosto che esibente ciò di cui madre natura l’ha dotata. Sempre che la voglia e la curiosità vi sorreggano, vi accorgerete anche che, tutto sommato, qui non si sta male. Ci sono, è vero, i soliti questuanti (extracomunitari, drogati, ribaldi-furfantelli, furbi, ma anche  affamati veri  e senza lavoro disperati) ai crocicchi, sotto i portici, per le strade, negli androni dei palazzi, nei parcheggi dove trovano facile parcheggiare anche il loro malessere, ma c’è anche, nonostante l’imperversare di Covid-19, tanta normalità: gente che va per negozi, che chiacchiera, che beve un caffè o semplicemente che fa i fatti suoi e, se capita, si ferma davanti alle vetrine dove fanno bella vista abiti firmati, gioielli straordinari, orologi pazzeschi, profumi da mille e una notte, telefonini super-galattici-tecnologici-moderni, vini stratosferici, automobili da urlo, che costando un occhio della testa rimarranno dove stanno. Ieri, davanti al mausoleo delle vanità (solo un negozio molto sciccoso), e chissàperché proprio lì, un geniale in vena di sberleffi, ha esibito, proponendoli alla venerazione dei passanti, veri e propri “santini”, ognuno accompagnato da preghiera appropriata, utile per chiedere grazie al cielo e anche per scongiurare il ritorno dell’influenza più subdola e vorace che si conosca, la Coronavirus, croce di ricchi e poveri, senza distinzioni e senza riguardi.

In ogni caso e ovunque voi siate, camminando e passeggiando qui o altrove, non vi capiterà mai di incontrare la Politica, signora nobile ma decadente se non già decaduta, oggi più di ieri languidamente appollaiata su di un piedistallo di cristallo, intoccabile, inavvicinabile se non si è disposti a farsi male, eterea, assente, intristita dal “quasi nulla” che regna nei suoi palazzi, lontana dalla realtà, felice di apparire più che di essere.

E’ autunno e, come dice il poeta, anche il gatto si adegua ai giorni brevi, all’umidiccio incipiente, alle coccole casalinghe e al dolce far niente. Neanche la “politica attiva”, la quale nulla ha da spartire con la signora appena citata, riesce a smuovere e a favorire, non dico convegni, dibattiti, confronti, qualcosa che assomigli alla difesa di singolari o partitici ideali (sempre che ce ne siano ancora, ovviamente), ma anche soltanto occasioni che consentano di sapere chi siamo, dove andiamo e con chi vogliamo andare. Insomma, l’impressione è che di politica se ne faccia davvero poca. Si fa propaganda, questo sì. E benché le intenzioni dichiarate non vadano in quella direzione, apparire di qui e di la, in su e in giù, a destra come a sinistra serve a gettare fumo negli occhi piuttosto che a rischiararli. Invece, avremmo bisogno di chiarezza, di certezze, di parole piene di verità e mai banali, soprattutto se usate per spiegare come opporsi al virus che da oltre otto mesi ci opprime, semina lutti, fomenta paure, toglie il sorriso ai bimbi e anni ai genitori, ai nonni, agli anziani costretti a stare in ricoveri e ospedali. Poi, prima che sia troppo tardi, vorremmo che qualcuno ci spiegasse se sia più pericoloso aspettare che l’influenza ci faccia visita o se invece la pericolosità risieda nella smania di andarle incontro, non per vedere l’effetto che fa, ma per sbatterle in faccia il tampone, fatto dopo aver sopportato ore di coda in fila per tre senza alcun resto di due, dal quale risulta chi siamo, come stiamo e che prospettive abbiamo. Ovviamente se le abbiamo.

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