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Una storia scritta in punta di piedi…

Strano e bellissimo paese il nostro Paese! Tanto fatto di gnomi che s’arrabattano per sembrare giganti, quanto popolato di viandanti che si commuovono di fronte alle storie semplici di persone semplici, eppure così straordinarie da essere emblema e vanto della Bella Italia. Una di queste bellissime storie racconta di una ragazza nata sulle punte, vissuta sulle punte e andata verso il cielo riservato agli artisti in punta di piedi, senza incomodare nessuno, chiedendo che la sua vita fosse racchiusa in un bocciolo di rosa… Si chiamava Carla. Era fragile, gracile, elegantissima, di umili origini (figlia di un tranviere di Milano) e aveva incominciato subito a danzare sulle punte. Era brava, bravissima, la musica la investiva e lei la restituiva sotto forma di passi cadenzati, di evoluzioni che superavano ogni regola di gravità, di leggiadri movimenti sospesi tra cielo e terra. Era la raffigurazione della danza che diventava parola per rendere omaggio alla musica. Allora trascorse gran parte della sua vita sul gran teatro del mondo, l’unico capace di accogliere i mille e mille rivoli della sua arte. Carla ha lasciato ieri il palcoscenico terreno e già da oggi i suoi passi cadenzati animeranno soltanto il palcoscenico del Cielo.

Strano e bellissimo paese il nostro Paese! Mentre i suoi abitanti si preoccupano di misurare le distanze gli uni dagli altri, di verificare se e come la pandemia cresce o decresce, di sapere se e quando potranno uscire liberamente per andare a occupare i soliti posti progettando vacanze chissà dove piuttosto che amabili soste nel vicinato, il Bel Paese si ferma e chiede agli stessi suoi abitanti di rendere omaggio a Carla, l’immortale Giselle, che era, come ha scritto Cecilia Seppia, “il “suo” personaggio, quasi cucitole addosso come quel leggerissimo tutù col quale più che ballare, volava, e nei panni della giovane e umile contadinella innamorata, coi capelli sciolti entrerà per sempre nella storia del balletto”. Così, oggi, nel teatro che più di altri ha goduto la sua arte – il teatro la “Scala” di Milano – gli abitanti di questo Paese strano e bellissimo potranno renderle omaggio e dire, insieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che Ella, la piccola-grande Carla “ha onorato, con la sua eleganza e il suo impegno artistico, frutto di intenso lavoro, il nostro Paese…”.

Negli “stracci e rivoli” di cronaca che la riguardano leggo che Carla “ha lasciato all’Italia un’immagine della danza incredibile, davvero qualcosa da amare e da onorare”. Una maestra di gran danza ha confidato che “tutte le bambine della sua generazione, della mia generazione, sognavamo di diventare come lei. Se qualcuno ci avesse chiesto che vuoi fare da grande? Tutte rispondevamo di voler diventare come Carla Fracci, l’unica persona che nella danza, prima in Italia, è uscita così fuori, che ha lasciato in tutti noi un ricordo di grande lavoratrice, grande persona attaccata al lavoro che faceva, ha portato la danza dappertutto nel vero senso della parola. Carla è stata nei grandi teatri, ma anche nei piccoli, nelle platee, nei teatri all’aperto, quasi sotto i tendoni pur di fare amare e conoscere la danza a chiunque quindi ha fatto moltissimo”. Un cantore della danza ha scritto che Carla “pur ballando davanti a re e regine, a personaggi importanti, sul gran palcoscenico del mondo, danzando si dimenticava di tutto, pensava al ruolo, sentiva il ruolo in tutto il suo essere e basta…”. Una sua amica d’infanzia e di palcoscenico ha detto che Carla, anche mentre lottava contro la malattia, cullava il sogno di insegnare danza ai bambini e alle bambine di strada “quelli che vivono ai margini della società, che sfidano i giorni immaginando che oltre l’orizzonte conosciuto ne esiste un altro dedicato a ciascuno, anche a loro”.

Strano e bellissimo paese il nostro Paese! Mentre è costretto a fare i conti con tragedie solo e sempre dettate da avidità e fame di ricchezza, con malfattori incalliti e perversi, con politicanti che sbraitano senza costrutto e senza ragione, con avventurieri che se ne fregano di chi non ce la fa, con predicatori di sventura dediti a distruggere piuttosto che a costruire, questo strano e bellissimo Paese che si chiama Italia, trova la forza e il modo per fermarsi per dire “grazie” a una ballerina che ha onorato l’arte della danza, a un menestrello cantore di sogni e utopie, a un poeta che nei versi e nelle parole ha riversato le sue angosce e le sue speranze, a un “giusto” che del suo ha reso partecipe l’altro sconosciuto ma fratello, a un ambasciatore di pace e di fraternità che andato a sfidare la logica della guerra ha trovato sulla strada il suo carnefice, a un prete di Dio che i suoi passi li ha camminati tra i disperati – affamati, malati e assetati – abitanti di terre sconosciute e lontane…

“Utopie, si dirà, in questo mondo d’oggi. Ma nella storia si sono viste tante utopie diventar realtà e tanti realismi finire nel nulla”.  Carla Fracci ha raffigurato la bella realtà della semplicità che onorata da rigore, studio e applicazione è diventata arte; gli avvoltoi che rincorrono, costi quel che costi, ricchezze e piaceri smisurati e smodati, raffigurano invece quei realismi destinati a finire nel nulla.

LUCIANO COSTA

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