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Inguaribili seppur depressi ottimisti

Rigorosamente alle otto in punto, sempre e comunque. Non stiamo parlando di scuole e uffici che si aprono, più o meno, a quell’ora, ma di lavori in corso che iniziano quando più frenetica e caotica diventa la corsa verso la città e i suoi parcheggi. E’ in quest’ora canonica che si scoprono le magagne del “sistema”; è in quest’ora solenne e non modificabile che si accumulano rabbia e tossine in quantità sufficiente a smuovere, se solo esistesse una benché minima possibilità, montagne e santuari delle burocrazia.

Qualche giorno fa e ancora ieri e oggi, causa lavori programmati per le mai sufficientemente deprecate “ore otto del mattino”, in vari punti della città – via Gramsci e adiacenze, per esempio -, ma anche nei paesi della provincia – Castegnato, per nominarne uno – e sulle tangenziali, tutti variamente interessati chi all’asfalto e chi a alla posa della fibra destinata a velocizzare ulteriormente i collegamenti internet, code e caos, resi ancora più evidenti dal movimento di genitori preoccupati di depositare i figli e i nipoti a scuola,  andavano perfettamente d’accordo.

Sia chiaro, non sono i lavori in corso ad irritarci e ad irritare centinaia e migliaia di automobilisti. Ci irritano, invece, l’ora canonica di inizio, la cattiva organizzazione degli interventi, l’assoluta mancanza di segnalazioni per percorsi alternativi, l’assenza di vigilanza (urbana e territoriale), l’inesistenza di qualcosa o qualcuno che dica quando i lavori cominciano e quando finiscono. Ci disturba, insomma, l’improvvisazione. Vorremmo, semplicemente, qualche cartello che ci informasse, magari con lodevole anticipo, dell’approssimarsi dei lavori. Se poi ci capitasse di “cascare”, come imprevidenti cicale, nell’ingorgo potremmo soltanto batterci il petto e recitare il tradizionale “mea culpa, mea massima culpa”.

Un’altra possibile soluzione sarebbe quella di stabilire, per legge o per buon senso, una variante alla deprecata ed infausta “ora canonica” in cui devono iniziare i necessari e benedetti lavori in corso. Le sette, meglio ancora le sei, ad esempio, per tutti quelli di minore entità e che, come tali, si presume finiscano prima delle otto. Oppure, ma con orario continuato, dalle nove alle sedici e cioè prima dell’assalto alla città e prima che inizi la grande fuga. Non azzardiamo ipotesi sull’uso del sabato e della domenica, che restano, nel bene e nel male, giorni intoccabili.

In ogni caso e prima di qualsiasi “disposizione”, non sarebbe male provare con la programmazione degli interventi. Sappiamo bene che si tratta di mettere d’accordo imprese incaricate dei lavori, vigilanza (urbana e territoriale), addetti alla segnaletica, manovratori di semafori inventati per ubbidire ai flussi e riflussi del traffico, verdi ed ecologisti e che, dunque, equivale a niente di più e niente di meno che ad un’impresa disperata. Ma, che volete, noi restiamo inguaribili seppur depressi ottimisti.

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