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Le bugie dell’oroscopo e le verità diverse

Ieri, a me e ai tanti abitanti della costellazione taurina, l’oroscopo ha festosamente assicurato un viaggio esotico-amoroso-spensierato-soddisfacente e addirittura esaltante. Visti i tempi, ho pensato che poteva limitarsi a consigliare quattro passi in giardino, tra le margherite e le viole che annunciano l’imminente fine dell’inverno (chiude il 21 marzo e credo che pochi lo rimpiangeranno), evitando improponibili scorribande oltre i confini, che essendo chiusi restano invalicabili. Invece, la solita bellona che dell’oroscopo ha fatto virtù, tra risolini e moine ha felicemente sguazzato in su e in giù arrivando a concludere che “se anche non ci credi, è bello immaginare che possa essere vero”. Mi sono allora chiesto: “Ma perché gli annunciatori e le annunciatrici di oroscopo che quotidianamente invadono l’etere e riempiono gli angoli reconditi di giornali e riviste sono sempre così felici e sicuri del brodo che versano?”. Non trovando risposta, mi sono fatto persuaso che lo sono per contratto e che mentono sapendo di mentire. Mi sono anche ricordato che dopo ogni incrocio con l’astrologa e cartomante Semiramide, incontri occasionali ma anche obbligati dal fatto che abitavano nello stesso palazzo e sul medesimo pianerottolo, un tale che unanimemente era ritenuto il più saggio e probo del circondario, faceva scongiuri (le corna, prima con la mano sinistra e poi con la destra; toccamenti dei cosiddetti e dei deretani di passaggio…), innalzava giaculatorie e si attaccava a qualunque cosa fosse o sembrasse di ferro. Colpevole d’aver attinto alla greppia dell’oroscopo per guadagnare cinque lirette (come, quando e perché ve lo racconterò, se ve lo racconterò, il più tardi possibile) so per esperienza che il miglior oroscopo è quello che dicendo tutto e il contrario di tutto ti regala un soffio di cipria, invisibile agli occhi ma percepito dai cuori ansiosi e teneri, disposti a tutto pur di sapere che, forse-chissà-nonsisamai, il loro giorno sarà migliore di quel che i giornali, le televisioni e le radio si ostinano a raccontare. Se così è, non servono corna e toccamenti: basta un sorriso. Se invece ricorrete alle corna come antidoto ai cattivi presagi ipotizzati dal vostro “oroscopista”, prima di sentirvi appagati e immuni controllate dove siete. Infatti, le corna hanno valore a seconda del luogo in cui vengono formulate ed esibite. Dalle nostre parti, per esempio, le corna suppongono che il destinatario(a) a cui sono indirizzate sia, per tradizione, oltre che un uomo (una donna) tradito(a) dalla moglie (dal marito) anche un(a) mediocre conducente di automobili. Secondo “l’occhiale indiscreto” di Enio Flaiano “la verità è diversa: cornuti o cornute guidano bene, nella convinzione che i cornuti o le cornute siano gli altri o le altre”. In Spagna, invece, fare le corna viene scambiato per una richiesta d’informazione circa l’ubicazione della plaza de toros locale e in tal modo, invece di insulti si ricevono istruzioni precise e cortesi. Però, se oggi incroci un coronavirus, per favore, alza le corna e infilzalo. Lui non sa perché, ma tu sì. LUCIANO COSTA

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