Costume

Pandemia, vacanze, diritti…

Mentre sembra sempre più evidente la preoccupazione relativa al che cosa faremo a Pasqua, poi nei ponti festaioli che seguiranno (25 Aprile e Primo maggio) e infine nelle vacanze che da metà giugno inizieranno il loro corso, l’Italia, ma non solo lei, s’arrabatta attorno a vaccini e cure vedendo spiragli di luce ma anche tante zone d’ombra preoccupanti.  Però, dicono i responsabili della gestione sanitaria ai quali i politici s’accodano volentieri, “usciremo dalla crisi, vinceremo la pandemia, torneremo alla normalità…”. Sono sicuro: usciremo dalla pandemia e torneremo ad abbracciarci. A quel punto però, dovremo renderci conto che la pandemia ha rovesciato e praticamente annullato i progressi fatti dagli anni Novanta nella riduzione della povertà e anche che le diseguaglianze si sono rafforzate. Infatti, le recenti analisi del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale sullo stato dell’economia globale sono tutt’altro che rassicuranti nell’evidenziare il rischio del forte aumento di persone che, precipitando sotto la soglia di 1,9 dollari al giorno di reddito, entrano nella fascia di forte sofferenza.

Fra le aree del mondo che stanno vivendo in misura maggiore le difficoltà c’è l’Europa, che oltre a segnare un brusco crollo della crescita nel 2020 vede anche prospettive di ripresa nel 2021 più rallentate rispetto ad altre aree geografiche. Nel contesto europeo, l’emergenza sanitaria ha messo in luce vulnerabilità preoccupanti fra cui spicca l’aumento del debito pubblico di molti Stati membri e di quello dei privati. Sotto il profilo sociale a preoccupare di più sono i soggetti fragili, vale a dire le imprese, le famiglie e i consumatori che, per svariati motivi, già prima del covid-19 erano in precarie condizioni economiche e la cui situazione si è venuta ad aggravare a causa del virus. Ma sono in rapido incremento anche soggetti che, proprio per ragioni connesse alla pandemia (perdita del lavoro di uno o più componenti di una famiglia, crisi della domanda specie in determinati settori di mercato, etc), sono entrati in una situazione di illiquidità grave pur se magari non irreversibile.

Il sovra-indebitamento di famiglie e imprese è quindi un aspetto di estrema rilevanza: se non si interviene in modo tempestivo ed adeguato ne può conseguire l’esclusione dal circuito bancario, la perdita della casa per effetto di procedure esecutive e, quindi, in sintesi un forte impatto sociale negativo. Misure efficaci richiedono senza dubbio risorse economiche che, però, paradossalmente non sono in questo momento il principale problema. Ci sono cospicui fondi europei in arrivo (e non solo con i Recovery plan) ma anche tanta liquidità privata, immobilizzata, a causa dell’incertezza, nei depositi e sui conti correnti.

Quello che è davvero necessario è la capacità (e la volontà) di andare oltre la logica delle misure d’urgenza e di sollievo temporaneo per elaborare una strategia di ampio respiro e di medio-lungo periodo: una strategia di sistema che non si limiti “solo o esclusivamente di sovvenire alle necessità più essenziali delle popolazioni, ma che vada dritta alla questione povertà, portando i poveri a sedersi con pari dignità agli incontri, a partecipare alle discussioni e a rafforzare il ponte che serve per portare il pane dove c’è bisogno…”. E questo è molto più che assistenzialismo. Infatti, ha scritto un eminente sociologo “se si camminasse in questa direzione, assisteremmo finalmente alla conversione e trasformazione delle nostre priorità e del posto dell’altro nelle nostre politiche e nell’ordine sociale”.

Occorre quindi disegnare nuovi strumenti e soluzioni sostenibili e innovative dal punto di vista sociale, che consentano di far guadagnare tempo ai debitori che oggi si trovano in una situazione di seria difficoltà ma che mostrano di poter ripartire. Si tratta di interventi che non implicano uno spreco di risorse per prolungare l’agonia di posizioni debitorie ormai decotte ma che richiedono di predisporre un adeguato sistema di garanzie e di soluzioni di rifinanziamento volte ad accompagnare e sostenere, in questa delicata fase di transizione, i debitori che mostrano sostenibilità prospettica (in questo modo riuscendo a impiegare utilmente risorse pubbliche, a salvaguardare un ritorno economico per investitori privati e la “valenza sociale” per i debitori).

È infine assai importante utilizzare risorse al fine di mettere in campo azioni di prossimità alle situazioni di fragilità economico-finanziaria, attraverso le quali intercettare i soggetti in difficoltà, ascoltarli e aiutarli a compiere le scelte giuste ai primi segnali di allarme senza attendere inerti l’aggravarsi della situazione. Si tratta di azioni da realizzarsi a livello capillare sul territorio (e fondamentale in questo senso appare il ruolo delle parrocchie, dei Centri di ascolto, della Caritas e, più in generale, delle organizzazioni del Terzo settore, quello del volontariato, mai sufficientemente lodato e riconosciuto).

Solo per questa via, si potrà combattere in modo efficace la sempre maggiore espansione di quello che è stato definito “welfare criminale”, locuzione che in sintesi si riferisce a tutte le varie forme di “assistenzialismo deviato” (credito gestito dalla criminalità, usura, etc.) che la malavita è in grado di offrire ai soggetti più fragili, sfruttando l’assenza di una strategia pubblica e privata orientata a trovare soluzioni sostenibili per l’intero sistema. È proprio infatti nell’individuazione di strumenti idonei che risiede la principale via di contrasto alle nuove forme di usura. Perché, come ha ribadito papa Francesco, “la fame non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale”.

Antonella Alibrandi

Altri articoli
Costume

Potrebbero interessarti anche

Menu