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Quel “teschio” ritrovato e sbattuto in prima pagina…

La ragazzina scomparsa due anni fa sui monti di Serle e mai ritrovata, ovunque essa sia e quale sia la sua sorte, son sicuro che vorrebbe silenzio, magari un ricordo e una preghiera, di sicuro non il clamore che il ritrovamento di un “resto umano”, non ancora identificato, ha suscitato. Non amo la cronaca nera, soprattutto se sparata in prima pagina con il macabro gusto dello scoop. Vero, questa cronaca fa parte del giorno e quindi non può essere trascurata, ma suvvia, perché non sposare la moderazione piuttosto che l’esagerazione? E poi, un quotidiano compassato come vuole essere il più anziano dei quotidiani bresciani, davvero non aveva altro da proporre al posto del rumoraccio prodotto dal macabro e ancora incerto ritrovamento? Questione di gusti. Quando, tanti anni fa, si diceva che la cronaca non poteva ubbidire ai sentimenti e che dunque qualunque fatto doveva stare in pagina con un nutrito numero di righe a far da contorno – cinque se il cane mordeva il padrone, ma cento se era il padrone a mordere il cane -, un sostenitore delle vendite costi quel che costi, spiegò che il gusto del macabro era il miglior amico del cassetto e dell’edicola. Ricordo una redattrice, attiva nel primo tempo delle libere televisioni private, che se non aveva almeno un mortale (incidente) con cui aprire il notiziario, cadeva in depressione. Un altro redattore, sonnacchioso la sua parte, ringalluzziva appena il giro di nera offriva materiale su cui costruire montagne di forti emozioni. Benché fossi a capo del branco, non un invito alla moderazione e a usare il classico “chi come dove quando perché” per raccontare anche la nera più nera, ottenne un pur minimo e vago ascolto. “E’ la cronaca, bellezza – mi rispondevano – e di questa si nutre la gente che guarda, ascolta e legge”.  Chiedevo pietà, ma sapevo che la pietà, soprattutto nel gran circo mediatico, era morta ancor prima di nascere. Però, continuo a credere che un modo nuovo – meno gridato e più ragionato – di fare cronaca nera è possibile, che sbattere la macabra notizia in prima pagina per un pugno di lettori in più non è cronaca dovuta (almeno non lo è nella sua eccezione primaria, che vuole sia “un’esposizione di fatti, fatta in modo semplice…”) ma un invito a sguazzare nell’altrui dolore. “Ma dai, noi cerchiamo la verità…” diranno i convinti neristi. “Prima però – disse il vecchio e saggio direttore – trovala e provala, poi semmai sbattila in pagina”. Altri tempi. Peggiori o migliori?

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