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Verso quale scuola siamo diretti?

Mentre ancora si discute se e come riprendere la scuola dopo le vacanze di fine anno si apre oggi il tempo delle iscrizioni scolastiche ai vari corsi previsi dall’ordinamento. Secondo i dati raccolti da “Skuola.net”, che ha sviluppato l’Osservatorio sugli studenti di terza media, chiamati forse a fare la scelta più importante, ben 3 su 4, su 1.000 ragazzi intervistati nei giorni scorsi, hanno già deciso a quali istituti superiori iscriversi. E il 22% di loro ha affermato che la pandemia ha influito sulla decisione, cambiando le intenzioni iniziali. Immutato, invece, è il gap generazionale studenti-genitori. E mentre i primi stanno superando i pregiudizi verso le scuole tecniche, i secondi non riescono ancora aa scrollarseli di dosso. Infatti, dicono i dati disponibili, il 60% degli studenti continua a preferire il liceo, mentre gli istituti tecnici e professionali sembrano attirare soltanto uno studente su tre. Emerge anche che uno studente su cinque non ha mai svolto attività di orientamento a scuola e non ha mai ricevuto un consiglio orientativo.

Però, almeno secondo il direttore di Skuola.net, “qualcosa sta cambiando. Dodici mesi fa gli indecisi a pochi giorni dall’inizio delle iscrizioni alle scuole superiori erano quasi il 40%. Oggi sono solo, si fa per dire, il 25%. Uno dei dati più bassi di sempre registrati dal nostro tradizionale Osservatorio sull’Orientamento Scolastico. Ma il merito non è né della scuola, dove le attività di orientamento ancora faticano a ingranare, né delle famiglie, che continuano a rimanere legate a preconcetti su ipotetiche scuole di serie A e di serie B. Il merito è tutto dei ragazzi, che stanno dimostrando agli adulti come reagire alle avversità”.

Ormai solo uno studente di terza media su 4 pensa che solo i licei preparino meglio al futuro (di studi o lavorativo) e la quota si assottiglia di anno in anno. I colpevoli dell’eccessiva “licealizzazione” restano soprattutto i genitori: in oltre la metà dei casi (54%) – a detta dei figli – in casa sono ancora convinti che gli indirizzi liceali siano l’unica scelta di qualità. Un vero problema per quel quarto abbondante di studenti (27%) per cui la famiglia avrà un “peso” determinante (o quasi) nella scelta della scuola, ma soprattutto per quel 13% che nutre orientamenti diversi dai genitori. Per fortuna, il 71% dice che la decisione sarà del tutto personale e autonoma.

Una scelta che, però, per molti continua ad avvenire “al buio”, come accaduto in passato a tanti loro predecessori. In attesa che il PNRR porti con sé – come annunciato – una riforma dell’Orientamento, solamente il 27% degli studenti di terza media afferma di aver svolto attività in questo ambito sin dallo scorso anno scolastico. La prassi più comune – come riporta il 51% degli intervistati – è quella di iniziare direttamente in terza media e, tutto sommato, è sempre meglio che non fare proprio nulla, come accaduto agli altri (il 22%). Inoltre, in parecchi casi (24%), a fare orientamento ci hanno pensato i docenti interni all’istituto. Forse anche per questo, pur essendo stato aiutato dalla propria scuola, il 15% non ha trovato alcuna utilità dall’orientamento e al 49% ha chiarito solo una parte dei propri dubbi.

Istituti che avrebbero potuto fare molto di più anche su un altro punto: il consiglio orientativo, ovvero quel documento con cui gli insegnanti, assieme, danno al singolo alunno una visione di quali potrebbero essere i percorsi superiori più adatti a lui. Ebbene, a fine dicembre un quarto degli studenti di terza media (23%) non l’aveva ancora ricevuto e il 36%, pur avendolo avuto, lo ha ritenuto di scarsissimo supporto.

In ogni caso, da oggi, si deve scegliere. Possibilmente, genitori e figli insieme. Perché la scuola è degli uni e degli altri. E il buon futuro lo devono costruire insieme.

L. C.

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