Editoriale

3 colori che offuscano la mente…

No, non li invidio, ma neppure li perdono, questi governanti e politici che un giorno dicono e un altro disdicono. Dovrebbero parlare solo se hanno qualcosa di certo e di inconfutabile da dire. Invece… Invece appena ieri, a parte quel zuzzurellone di Trump che giocando a golf neppure s’è accorto che il mondo intorno a lui è improvvisamente cambiato, i nostri si sono sbizzarriti a dire che le ragioni stanno dalla loro parte, punto e basta. Salvo accorgersi che Roberto Speranza, il ministro della salute, che a questo punto potrebbe benissimo chiamarsi ministro della salute perduta, facendo confusione di colori – rosso, giallo, arancione – e di regioni che avrebbero voluto essere gialle o arancioni, ma anche rosse, ha comunque invitato i litigiosi e gli scaricabarile a essere coscienziosi “se no domani si cambia colore”.

Come forse sapete Speranza è in quota “Liberi e Uguali”, la più piccola delle formazioni di maggioranza. Quello che non sapete, e che forse neppure lui sa, è come in un’Italia divisa in tre zone colorate ci si possa sentire liberi e uguali. In quota “M5S” staziona invece quel generale Cotticelli, che nominato Commissario straordinario per la Sanità in Calabria, si è accorto di essere probabilmente lì in villeggiatura e quindi non tenuto a interessarsi di Covid, tanto meno di un piano che mettesse la regione a lui affidata al ripario della sua annunciata recrudescenza.

Leghista di razza dichiarata è sicuramente Luca Zaia, Governatore del Veneto che qualcuno vorrebbe già a Roma con la fascia di presidente rubata a Salvini, che essendo in zona gialla potrebbe starsene zitto e che invece non smette di dire che lui ha ragione e tutti gli altri torto, che manca il confronto con il Governo, che dal Governo vuole l’autonomia, in modo che i cittadini possano poi giudicare. Ho un brutto ricordo di Luca Zaia come ministro dell’agricoltura – convocò televisioni e stampa sul prato di un oratorio della Bassa Bresciana arrivando però all’appuntamento con due ore e mezza di ritardo, senza giustificazioni e senza neppure chiedere scusa -, e nessun elemento che me lo faccia piacere nelle vesti di Governatore della Regione Veneto, però quel suo agitarsi e vantarsi di non prestare letti dei suoi ospedali ai vicini in difficoltà, mi inducono a stare alla larga dalla sua pretesa di essere-diventare padrone assoluto di beni che sono di tutti.

In questo caravanserraglio di parole, consigli e proclami risulta difficile mettere al posto giusto quel De Luca, governatore della Campania, che siccome è convinto di possedere la verità, ma sappiamo che è solo un’illusione perversa, prende il megafono e recita a soggetto, ora la parte del sapientone che ha un rimedio per tutti i mal di calcagno esistenti, ora quella del pio pellegrino che implora i suoi devoti di smetterla di uscire di casa e di mandare suppliche nel posto sbagliato.

Taccio dei soliti noti – Conte detto Peppino, Di Maio detto Gigino, Zingaretti detto Montalbino, Berlusconi detto Silvietto, Azzolina detta Ministrina, Gasparri detto Blabla, Renzi detto Matteuccio tanto caruccio, Salvini detto Nientecosìsia… -, ma a tutti mi è facile ricordare che sta scritto nel grande libro della saggezza. E cioè che «gli uomini che occupano una posizione di potere sono tre volte schiavi: schiavi del sovrano o dello stato, schiavi dell’opinione pubblica e schiavi del lavoro. Cosicché non sono più liberi, né delle loro persone, né delle loro azioni, né dell’uso del loro tempo. È uno strano desiderio quello di cercare il potere e perdere la libertà o cercare il potere sugli altri e perdere ogni dominio su di sé. La scalata verso le alte cariche è faticosa e comporta sofferenze sempre più grandi, qualche volta è persino umiliante e talvolta passa attraverso azioni indegne per giungere alle dignità più alte».

Il tempo che viviamo richiede uomini e donne Alti nel servizio, nella morale, nell’ingegno, nella carità; può invece fare a meno di donne e uomini che puntano solo all’alto così da poter dominare chiunque è costretto a stare in basso. Chi ha orecchie per intendere, per favore, intenda…

LUCIANO COSTA

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