Editoriale

Il “21” della fiducia…

Chiusi in casa — anziché festeggiare l’Ultimo con amici e parenti, fra paillettes, trenini e fuochi d’artificio — mai come quest’anno la notte del 31 dicembre abbiamo scandito il classico conto alla rovescia — dieci… noveee… ottoooo… — con tanta impazienza e premura, quasi con un senso di liberazione, stremati ma felici, come il maratoneta che taglia il traguardo dopo 42 chilometri di fatica e sofferenza. Nessuno stupore, perché in effetti abbiamo faticato e sofferto davvero tanto nel 2020, l’anno più nero della storia recente, quello che Time – la rivista americana dalle copertine iconiche – ha definito «il peggior anno di sempre», mettendogli letteralmente una croce sopra. C’è un evidente significato simbolico nel nostro count down e in quella prima pagina-sfogo. Come se arrivare in fondo al calendario bastasse per voltare pagina, chiudere con il passato, esorcizzare la paura. Come se entrare in un nuovo anno rappresentasse di per sé un momento di svolta, di cambiamento, di catarsi collettiva. Poco male. In molte occasioni per liberarci dalle situazioni negative abbiamo bisogno di compiere gesti simbolici, forti, dimostrativi: rompere i piatti, lanciare un vaso, tagliarci i capelli… E in molte regioni buttare le cose vecchie dalla finestra a Capodanno è una tradizione antica, che si tramanda fin dalla notte dei tempi. Nulla cambia, dopo: lo sappiamo benissimo. Razionalmente, non ci facciamo illusioni. Anzi, poi ci tocca pure raccogliere i cocci di ciò che abbiamo distrutto. 

Ma sul piano emotivo si tratta di un atto potente, perché almeno per un momento ci fa sentire liberi, felici, fuori dal tunnel. Quantomeno, ci togliamo uno sfizio. L’importante è essere consapevoli che, al di là del momentaneo sollievo, tutto in realtà resterà come prima. Purtroppo, nella vita il tasto reset, che permette di azzerare tutto e ripartire, non esiste. E allora nel 2021 avremo gli stessi problemi che abbiamo lasciato nel 2020: un governo che sembra pensare più al proprio futuro che alle necessità del Paese, un’opposizione che fa più polemiche che reali proposte alternative, contagi da Coronavirus che non accennano a diminuire (anzi, a breve è attesa la terza ondata della pandemia), positivi che continuano a morire (altre 364 vittime in Italia solo nella giornata di ieri, 826 nelle ultime 48 ore) e vaccini salvavita che arrivano con il contagocce (dopo l’anteprima mediatica del 27, in Lombardia la campagna anti Covid inizierà ufficialmente e su larga scala solo domani, per questo al momento la nostra regione è in ritardo nella distribuzione delle dosi Pfitzer rispetto ad altre parti d’Italia: il vero problema è che noi lombardi stiamo ancora aspettando il vaccino antinfluenzale e… siamo già a gennaio).

Anno nuovo, problemi vecchi, insomma. Nonostante il cambio di calendario. E giovedì 7 riapriranno le scuole, con quali garanzie e a quali condizioni non è dato sapere: i trasporti pubblici garantiranno un servizio adeguato e sicuro? Gli orari differenziati di entrata e di uscita permetteranno agli studenti di non assembrarsi in aula e alle fermate del bus? L’alternanza fra lezioni in presenza e a distanza funzionerà? Speriamo… In fondo, secondo la cabala il 21 è il numero della perfezione, della fiducia e del coraggio. Non solo è abbinato all’amicizia «che da un lato aiuta a sopravvivere e dall’altro difende da tutti i nemici», ma — assicurano gli esperti — «ha in sé le vibrazioni del 2 e dell’1» e, per questo, «garantisce energia» e «simboleggia gli sforzi combinati per raggiungere un obiettivo comune». Così sostiene la numerologia. Per chi ci crede. Gli scettici possono ribattere che il 20 prometteva viaggi e affari e, invece, sappiamo tutti come è andata a finire: treni vuoti, navi in porto, aerei a terra, economia a picco. Anche se nessun oracolo l’aveva previsto. In compenso, qualche indizio premonitore era stato sottovalutato, visto che il numero 20 simboleggia anche il castigo e «i lati più oscuri dell’essere umano».

La verità è che nelle previsioni sul futuro c’è sempre tutto e il contrario di tutto. Come in ogni oroscopo che si rispetti. Nella realtà, per vivere meglio e per tenere alla larga il virus contano soprattutto i nostri comportamenti individuali, la corretta gestione della cosa pubblica e le tre regole base che la pandemia ci ha insegnato nel 2020 e ci ha lasciato in eredità il 31 dicembre: rispettare il distanziamento, lavarsi bene le mani e indossare la mascherina. Sempre. Niente di paragonabile a paillettes, trenini e fuochi d’artificio, è chiaro. Ma che importa, in fondo? San Silvestro ormai è passato e, al massimo, ci ripenseremo alla fine dell’anno. Da qui ad allora meglio vivere giorno per giorno, con responsabilità, serietà e fiducia.

Buon 2021 a tutti. Di vero cuore.

MARCO BENCIVENGA

Direttore “La Provincia di Cremona”

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