Editoriale

Succede solo a Cremona?

Può una cosa che funziona «troppo» bene diventare all’improvviso un problema? In teoria no, nella pratica sì. È il caso del polo vaccinale di Cremona, un hub modello, che negli ultimi giorni è stato teatro di una situazione paradossale: medici e infermieri schierati, dosi di vaccino anti-Covid disponibili, volontari mobilitati e… padiglioni semivuoti. O meglio: vuoti in alcuni momenti e al limite della capienza in altri. Tutta colpa dei difetti di programmazione della campagna vaccinale che la Regione sta gestendo con evidente difficoltà, nonostante l’innegabile impegno sul campo del super consulente Guido Bertolaso e il lavoro di coordinamento e indirizzo svolto a Palazzo Lombardia dall’assessore Letizia Moratti.

Sul banco degli imputati c’è Aria, l’Agenzia regionale per l’innovazione e gli acquisti che gestisce e determina l’agenda delle vaccinazioni, incrociando tutti i dati necessari: la disponibilità delle dosi, innanzitutto; i bisogni dei diversi territori (ognuno con una propria percentuale di over 80, di docenti e, a vario titolo, di destinatari prioritari); la capacità di accoglienza e il livello di efficienza degli hub allestiti nelle diverse province (alcuni già operativi, altri addirittura ancora in fase di progettazione). Un semplice algoritmo sarebbe in grado di tenere conto di tutte le variabili e di pianificare con precisione matematica i turni di vaccinazione. Ma i termini Lombardia e Informatica – si sa – da sempre faticano ad andare d’accordo: succede così che un paziente di Varese sia mandato a vaccinarsi a Cremona (340 km di viaggio fra andata e ritorno) e che una consigliera comunale di Soncino debba andare a fare l’iniezione salvavita a Soresina, anche se abita a soli 50 metri dal punto vaccinazioni del suo paese. Casi limite. Non il massimo, ma un errore su mille può capitare.

Il problema è quando a incepparsi è l’intero sistema. Ancor più, in chiave locale, se l’hub allestito a CremonaFiere non viene sfruttato secondo le sue reali potenzialità: potrebbe vaccinare fino a duemila persone al giorno e invece viaggia a una media nettamente inferiore, meno della metà. Tutta colpa del sistema regionale delle prenotazioni, assicura chi lo gestisce. «Siamo una Ferrari, ma dobbiamo viaggiare alla velocità di una 500», si lamentavano già venerdì gli operatori sanitari in servizio. Ieri mattina il picco negativo: di fronte alla sala d’attesa quasi deserta (solo un’ottantina di utenti, a fronte dei seicento attesi) il senso di frustrazione di medici, infermieri e volontari pronti a vaccinare un intero esercito ha raggiunto un livello tale da indurre il direttore sanitario dell’Asst, Saro Canino, a lanciare un appello al sindaco di Cremona e ai suoi colleghi di vari Comuni affinché contattassero e convocassero al volo tutti gli over 80 in attesa di vaccinazione «perché nessuna dose andasse sprecata» e non si sprecassero neppure le braccia di medici e infermieri sottratti ad altre importanti mansioni.

Nobile l’intento, deleteria la mossa, anche perché la comunicazione che doveva restare in qualche modo riservata, quantomeno limitata ai canali ufficiali, sull’onda dell’entusiasmo è ben presto diventata virale, fino a trasformarsi in un invito indiscriminato a presentarsi in Fiera. In una sola parola: è diventata un boomerang. Troppe persone sono arrivate all’hub, tanto da dover essere invitate a tornare a casa o da affollare i tavoli dell’accoglienza, mettere sotto pressione i medici incaricati dell’anamnesi, allungare i tempi di attesa al box delle vaccinazioni e complicare il lavoro del Cup che fissa gli appuntamenti per l’inoculazione della seconda dose. Dal deserto al delirio il passo è stato breve, tanto da spingere l’Asst ha lanciare un contro-appello: «Non venite, aspettate di essere chiamati. Continueremo a vaccinare le persone nelle categorie previste da questa fase del Piano vaccinale e quindi over 80, insegnanti, forze dell’ordine, personale sanitario ed extra-ospedaliero. Presentandosi di propria volontà si contribuisce solo alla creazione di file e di affollamento».

Ordine e contrordine hanno attirato l’attenzione dei media nazionali e trasformato l’applaudito «modello Cremona» in un meno lusinghiero «caso Cremona», anche se a fine giornata il conteggio definitivo delle dosi erogate ha toccato quota 1.100 (addirittura il nuovo record di inoculazioni in un solo giorno, a dimostrazione dello straordinario impegno profuso da medici, infermieri e volontari), le vere responsabilità di una giornata tanto surreale sono da ricercare a Milano. Ne é consapevole per prima la Regione Lombardia. «L’inadeguatezza di Aria Lombardia incapace di gestire le prenotazioni in modo decente, rallenta lo sforzo comune per vaccinare. È inaccettabile!», ha twittato in serata Letizia Moratti, ringraziando «gli operatori che si prodigano, vaccinando comunque 30 mila persone al giorno, e i cittadini lombardi per la pazienza».

Conseguente la decisione di togliere la gestione della campagna vaccinale ad Aria per passarla a Poste Italiane. La speranza è di non cadere dalla padella alla brace, perché l’uscita dall’emergenza Covid passa esattamente e quasi esclusivamente da lì, dalla vaccinazione di massa di più persone possibile nel minor tempo possibile. 

MARCO BENCIVENGA

Direttore “La Provincia di Cremona”

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