…più stupido e più stupìto di ieri
Oggi sono più stupido-imbecille-ignorante-idiota-stolto-grullo-gonzo-tonto-babbeo-coglio(ne) oppur co(ni)glio… di ieri. Forse sono anche più stupìto-meravigliato-attonito-stupefatto-sorpreso-strabiliato-incantato-trasecolato-stuccato (piuttosto che di stucco)… di quel che già ero. Ma, sia chiaro, non è questa la differenza sostanziale. Infatti, stupido (con tutto il seguito di uguali modi per ribadirlo), è uno che rifiuta di essere, poter essere o quanto meno sembrare intelligente-accordo-acuto-avveduto-ingegnoso-lucido-perspicace-pronto-sagace-sveglio (insomma, capace di intendere e di giudicare); stupìto (col medesimo seguito di uguali modi per ribadirlo), invece, è quell’altro, che si meraviglia dell’esistenza di qualcuno ben lieto di rifiutare di essere o per essere intelligente… eccetera eccetera eccetera. Io mi sento di mezzo, come le terre che stanno tra la ragione e il torto, tra l’essere e il divenire, tra guerra e pace, tra stupidità e stupore. Pensavo e penso: non bastano le guerre che già ci sono? Non è già colma la pentola della sopportazione dovuta alle parole vacue-vane-vaghe-insincere-ondivaghe-vuote-fatue-futili-frivole-insipienti e chissà di quant’altra aggettivazione rivestite, pronunciate (ovviamente fatte salve le rare e lodevoli eccezioni(che ci sono, ma che sembrano messe lì per far da palo sempre e soltanto al loro contrario) da capi, capetti, capini, caporioni, premier, presidenti, ministri, ministranti e via via discorrendo in facile e minaccioso progress, di scarso senno e ancor medo dignità?
Non ho risposte. La notte mi ha solo mostrato quel che producono la stupidità, la mancanza di pensiero, l’assenza della ragione, la negazione dell’altrui diritto, l’elevazione dell’odio (per chi non è d’accordo e magari chiede spazio per convivere col suo disaccordo, con le sue paure, con la sua idea di amore e amare,con la sua speranza di poter costruire giorni felici…) a modello esistenziale… Non trovo slancio e parole nuove per raccontare e proporre una domenica un poco… domenicale. Succede di tutto ma è come se non succedesse niente: l’Europa Unita (vieppiù disunita, in verità) arranca; l’America a stelle e strisce instupidisce; l’Italia vivacchia tra portavoce melensi e melensi untori dell’ovvietà; la Russia e ciò che resta di lei gioca alla guerra scambiando missili per lanterne, bombe per bambole e popoli vicini e pacificamente in tutt’altre faccende affaccendati per oggetti contundenti; il Medio Oriente brucia avendo intorno piromani invece di pompieri; altrove e chissà dove forse va meglio, ma anche peggio. Però, qui finisco la conta e incomincio l’eccetera eccetera… Vale a dire: non sapendo più che pesci pigliare altro non aggiungo se non un “vivaddio, che altri se la sbrighino l’infernale-stupida e meschina matassa confezionata da parecchi se proprio non tanti irresponsabili gestori della cosa pubblica su licenza concessa da parecchi elettori se proprio non da tutti resi irresponsabili-spaesati-stupidi-stupìti-arrendevoli e confusi da una pubblicistica che definire sfacciata e bugiarda è quasi un complimento”. Va tutto bene? Proprio no, però se il peggio è quello che deve ancora arrivare, facciamocene una ragione, confezioniamo arrendevoli proclami, accusiamo questi ma non quelli, gridiamo viva e abbasso senza porre alcune distinzione, invochiamo pace giusta ma non semplicemente pace e basta, che sarebbe questa e non altra quella sognata e attesa… Domani è un altro giorno e si vedrà! Sul ponte, nel frattempo, di sicuro sventola e sventolerà bandiera bianca.
E’ tutta una ripetizione, lo so. Ma ripetita iuvant, almeno così dicevano gli antichi. Come avrete capito, qui e adesso, io miserevolmente incerto sulle prospettive, vado al minimo, resto dove sono, resisto, mi deprimo e mi esalto in alternanza ordinata. Dico a me stesso: c’è ben altro di cui lagnarsi-dolersi-preoccuparsi-deprimersi-esaltarsi, di cui piangere-ridere-soffrire-gioire, di cui bellamente e astutamente fare finta di niente-fregarsene-andare-trasferirsi-circolare, altro di cui dimenticare-scordarsi-obliare e così non darsi pensiero, perdere la memoria e insieme anche il magari lodevole incipit (inizio avvio apertura…), che tanto al finale (compimento conclusione espletamento) nessuno o pochi ci arrivano. Questione di bandiere – alcune oscure, altre di parte, altre ancora offensive – ognuna sventolante grazie alla medesima aria. Anche quella bianca sventola con la medesima aria, però dice altro, dice che ci si arrende allo strapotere o al volere di chi il potere lo usa per dominare e non per servire. A questo sventolio preannunciante disimpegno è necessario opporsi. Non farlo significa tradire l’idea del bene comune.
Ha ragione Battiato, cantate e menestrello intelligente: rimettiamoci la maglia, i tempi stanno per cambiare. E se ieri eravamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro, oggi siamo i medesimi figli di ieri… Tutto questo mentre sul ponte sventola bandiera bianca… mentre è palese la difficoltà di restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore, mentre sono in libera uscita gli idioti dell’orrore… stupide galline che si azzuffano per niente!
Intanto, altrove, come ieri come sempre, continua la guerra… quella di Piero, Igor, Donald, Benjamin, Vladimir, Ciro, Mustafà, Ho Min e… chi ha nomi li aggiunga. Ogni guerra è uguale a un’altra guerra. Ha ragione il menestrello (in questo caso si chiama Giorgio Gaber e non Franco Battiato), se dice a te che dormi sepolto in un campo di grano che non saranno la rosa e neppure il tulipano a far da veglia dall’ombra dei fossi, ma mille papaveri rossi. Però, aggiunge, lungo le sponde del mio torrente, voglio che scendano i lucci argentati e mai più, giammai finalmente, i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente… Dai, per favore, fermati Piero, fermati adesso, lascia che il vento ti passi un po’ addosso… Dai Piero, per favore, non sparare più un colpo, che ogni colpo è inutile e non ti rimane neppure il tempo di chiedere perdono per ogni peccato, per accorgerti che la vita finiva quel giorno, e non ci sarebbe stato un ritorno…
Mille, diecimila centomila un milione dieci milioni di morti… Questo regala la guerra, questo regalano le guerre, questo succede quando prevale il sonno della ragione, che è sempre e comunque portatore di tenebre, generatore di mostri… E’ dunque questo un tempo senza speranza? Non, non è possibile sia questo il giorno che verrà! Allora lasciatemi credere (e fatelo con me se volete)che, come ha scritto Lao Tzu “quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”. Lasciatemi anche credere (e fatelo con me se volete), che non la bomba (atomica, supersonica, feroce o scherzosa che sia) ma la Ragione rivestita da Ragioni adatte a trasformare la politica in servizio, vincerà… Almeno, così spero!
LUCIANO COSTA













