Il Domenicale

C’era una volta l’orto di tutti e per tutti…

Visti i tempi, che essendo stracolmi di stupori maligni piuttosto che di buone novelle non consentono d’essere contraddetti, siete autorizzati a non credere all’improvviso stupore che mi ha assalito ieri l’altro leggendo la notizia del marocchino (in scena sulle pagine del giornale senza nome e cognome) arrestato per furto di ortaggi dimoranti in orto altrui. Mi ha sorpreso e stupito, ma non per il fatto in sé, quanto per la memoria che all’improvviso mi ha riportato ai tempi in cui, almeno dalle mie parti, gli orti erano di tutti e per tutti, vivi e vegeti dove un fazzoletto di terra era disposto a farsi orto, senza alcun recinto, aperti sempre alla bisogna “perché – diceva il buon Luigi – quel che qui cresce, fagioli fagiolini carote pomodori radicchio insalata patate cipolle aglio salvia rosmarino cornetti spinaci cetrioli zucchine bietole peperoni cocomeri et similia, senza alcuna riserva o distinzione, cresce ed è e deve essere a disposizione di chi ne ha bisogno”.Altri tempi… Però, che nostalgia per quei tempi! Ricordo i pomodori che se accompagnati da pane e niente altro erano la cena di tanti; rivedo la fetta di salame distribuita come se fosse l’ostia consacrata; respiro la soddisfazione che una scodella di minestra cotta sul fuoco suscitava; assaporo l’atmosfera gioiosa che segnava le pause dedicate al cibo; rinnovo l’emozione provata quando pane e anguria salutavano il giorno di festa; lascio spazio alla nostalgia che attimi condivisi portavano con sé; ripercorro paginette di storia contrassegnati dal comune sentire e cercare un bene che fosse, al pari degli orti, di tutti e per tutti… Nostalgie di un passato ora improponibile. Eppure, ieri o l’altro ieri, la notizia di un tale che sebbene derubato, saputo che l’autore del furto aveva agito per fame sua e dei figli, aveva evitato denunce e invece consegnato al furfantello buonissima parte di ciò che gli aveva sottratto, mi ha fatto intravedere spazi in cui il bene comunerivive e torna a essere parte del buon esistere quotidiano. Se questo significhi un ritorno all’umanesimo vissuto e praticato, non lo so Però, vorrei che lo fosse. Vorrei, soprattutto, ritrovare il senso dell’essere umani oggi, adesso, domani e sempre. Non importa se il mondo attraversa un’epoca caratterizzata da conflitti, solitudini, nuove forme di povertà, crisi ambientali, sfide legate al progresso tecnologico, e tutto sembra interessarlo fuorché una riflessione attiva sulla fraternità e la possibilità di trovare punti di condivisione e comunioneimporta soltanto che di nuovo si faccia spazio alla fraternità, all’essere piuttosto che al solo avere; vorrei che l’dea di proporre al mondo l’orizzonte della fraternità quale chiave di volta per un possibile nuovo ordine politico, economico e sociale dell’esistenza umana, premessa su cui si fonda l’annuale World Meeting on Human Fraternity che Roma s’appresta a ospitare, non restasse ipotesi o volontà di pochi…

Vorrei, in sovrappiù, che l’dea del prendersi cura non rimanesse ancorata all’isola di Utopia, ma fosse invece libera di percorrere mari e strade su cui scorre la vita, quella di tanti poveracci e di pochi riccastri: i primi dentro il poco o nulla, i secondi dentro il troppo a loro disposizione.Assistiamo – ha scritto ieri un cronista esperto di America e di Americanate – al paradosso di cittadini poveri e sfiduciati della loro condizione affascinati da un supermiliardario populista loro concittadino chese ne frega di loro e dei loro problemi, essendo palese che lui guarda al gonfiore del suo portafoglio e non al dolore di chi il portafoglio non lo possiede o se lo possiede lo trova semplicemente vuoto. E’questione che riguarda il “prendersi cura” di chi ci sta accanto… Certo, nessuna persona da sola potrebbe prendersi carico di tutti i mali del mondo senza restarne schiacciato. Però, prendersi cura anche di una sola persona sarebbe una soluzione vincente benaugurante lodevole straordinariamente istruttiva… La filosofa Jennifer Nedelsky, sconosciuta ma adesso benvenuta, ricorda che quando incontriamo qualcuno dovremmo chiedere non solo che lavoro fa e se è felice, ma anche e soprattutto di chi si prende cura. Se lo facesse, e dovrebbe farlo, scoprirebbe che la gratuità è uno dei fattori chiave della felicità sua e nostra… Ne sono testimoni gli antichi orti di tutti e per tutti e anche il novello derubato che di fronte al bisogno di colui che lo ha derubato gli consegna parte di ciò che gli era stato sottratto semplicemente perché persuaso che la fame e non il possesso lo aveva costretto a compiere quel gesto.

Tutto questo basterebbe e anche avanzerebbe per aprirsi e terre e cieli nuovi. Se poi vi capitasse di leggere Baudelaire, poeta maledetto ma anche benedetto, scoprireste che a fronte di un tempo avaro, angosciante, ampolloso megafono dellabanalizzazione e della dissimulazione fatte sistema, resistono margini di autentica Speranza di buon futuro… E chi se ne importa se poi la storia disegna tutt’altro, magari, come scrive un pensatore e critico su un foglio adesso introvabile, mestieranti di ogni genere, burocrati del pensiero, boiardi dell’esametro dattilico, utili devoti dal buonsenso calcolato che credono di poter accedere ai regni misteriosi con la disciplina avveduta e strumentale alla carriera da funzionario del pensierotutti seguiti da realisti più realisti del re, il cui lavoro è assemblare i relitti superficiali di intuizioni profonde parassitandole con l’occhio predatorio del giullare scaltro in costruzioni di buon senso, forbite quanto basta, del tutto prive di quella fiamma cui aspirano e che immaginano come mottetto grammaticale da recitare qui e là”. Certo, molti, a livelli diversi, considerano la poesia del poeta maledetto e solo raramente benedetto, di cui proprio oggi, domenica 31 agosto,ricorre il 158mo anniversario della morte, una raccolta di frasette più o meno originali il cui fine è dar voce a qualche morale della favola, didascalia di piccole convinzioni interessate quando invece, se lette e meditate, potrebbero insegnare e perciò indurre a pensieri men che banali.

Poesia, maledetta salvezza. Poesia, spazio di pensieri e ribellioni… Poesia, fuori il buio che guerre e violenze incrementano, dentro il bisogno di vedere gli altri e prendersi curadi loroPoesia, ritorno agli orti di tutti e per tutti, al suffragio generoso di chi è nel bisogno, alla perdonanza piuttosto che alla baldanza del vincere e punire… Poesia, un mondo maledetto e anche poco benedetto… Poesia, via necessaria per credere che cieli e terre nuovi sono ancora possibili, che sono di tutti e per tutti, come gli orti antichi e le antiche litanie che della generosità interpretata e mai esibita cantavano le gesta…

Poesia, pensiero speranza e metodo di quel buon futuro in cui la Pace sarà, come gli antichi orti, di tutti e per tutti.

LUCIANO COSTA

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