Se il personaggio dell’anno non è una persona ma solo l’IA(Intelligenza Artificiale, mica un raglio d’asino), o sono del tutto instupidito io, oppure instupiditi sono quelli (tanti o pochi non importa) che la persona l’hanno già sotterrata con valanghe di algoritmi e sequenze… Non ho dubbi sul fatto d’essere certo-certissimo-sicuro di nulla sapere, però, nonostante la mia certezza di nulla sapere, mal sopporto-digerisco-accetto l’idea che la suddetta IA (Intelligenza Artificiale, mica Ignoranza Abissale, sebbene le iniziali combacino) prenda il posto della persona, che diventa personaggio quando eccelle in sapere, arte, lavoro e ingegno. Ovviamente, ha ragione chi mi ritiene vecchio e decrepito, cioè fuori tempo. Infatti, chi è nel tempo, anche senza troppo preoccuparsi della propria intelligenza, sa che gli basta cliccare “IA” per trovare quel che non sa, mentre chi non è nel tempo, dovendo far conto solo sulla propria intelligenza, sa che ciò che non sa deve cercarlo raschiando il fondo di memorie librierrori e vita vissuta. Però, come ho letto frugando tra le pagine del libro dei saggi, “se non capiamo che cosa siamo noi – persona o personaggio – sarà molto difficile capire chi sono gli altri e agire nel modo giusto con loro”. Se siamo “persone” (in filosofia “esseri dotati di coscienza e identità”), dovremmo avere cuore e pensieri capaci di costruire mondi di tutti e per tutti; se siamo solo “personaggi” (secondo il dizionario anche “personalità, grandi nomi, pezzi grossi…”) però senz’anima, senza cuore e senza pensieri degni di tale nome, produrremo scintille, susciteremo applausi, avremo un seguito di fan (fanatici tuttofare) e peones(servitori devoti) … Salvo ritrovarsi nella polvere appena un minuto dopo.
Per fortuna, non sempre quel che succede è disastroso, drammatico, più cronaca nera che bianca, solo modaiolo omaggio incondizionato all’IA (intelligenza artificiale) piuttosto che al PP (pensiero pensato). Alcune volte quel che succede è così dolce e buono da far innamorare i semplici e commuovere anche i più arcigni interpreti del quotidiano vivere. Per esempio, quella Madonna incinta, cioè disegnata non secondo i canoni abituali ma come una qualsiasi donna in attesa, preferita alle solite Madonne e destinata a una delle mille e mille parrocchie esistenti, non mi è sembrata fuori luogo ma la raffigurazione più vera della mamma, che ama, soffre, dona, nutre, vede, consola, abbraccia, perdona, piange e sorride senza fine, senza confini, senza distinguo, senza chiedersi mai quale sarà la sua ricompensa. E poco importa se qualcuno, anche altolocato, ha messo e mette in dubbio la validità della rappresentazione di una Madonna conciata in quel modo, perché ciò che conta è la sua perfetta aderenza alla storia che racconta l’umana avventura, il suo essere donna destinata a dare vita alla vita, la sua gioiosa serenità pur di fronte al “mistero” che la circonda. Di questo e non di altro si interessa il popolo dei devoti, quello che fin dalle prime notizie dell’arrivo in parrocchia di una Madonna così nuova e così simile alle donne destinate a diventare mamme, si è messo in fila per vederla, accarezzarla, renderle grazie e pregarla. Purtroppo, questa sublime visione è passeggera, un lampo, non luce continua e diffusa.
Non sublime e neppure passeggera resta la visione di gente –persone, non personaggi – oppressa dalle guerre, devastata nel suo diritto di esistere, costretta a fuggire senza avere altra meta se non quella di un posto in cui sentirsi ancora viva… Sul deplorevole panorama offerto da migrazioni forzate, guerre, fame, disperazioni e tragedie, un amico – di sicuro l’opposto di qualsivoglia artificialità – mi ha suggerito di leggere, senza indulgere a infingimenti e senza troppi riguardi alla forma con cui sono stati usati, ai modi usati per spingere Paesi terzi a far da tampone e barriera ai flussi migratori. Ho letto ed ho scoperto quella che ritengo la più grande dimostrazione di cinismo che mai Europa abbia saputo inventare. Sotto forma di fondi straordinari, ufficialmente concessi a sostegno delle attività culturali e di sviluppo della cooperazione, la nobile Europa nata dalla congiunzione amorosa di Cadmo e Armonia, ha di fatto deciso di finanziare l’organizzazione di “truppe amiche” in grado di impedire il passaggio delle masse di profughi in fuga e magari diretti alle coste del Mediterraneo (“mare nostrum” e amico, che da qui in avanti può ben essere considerato solo un “mare nemico”) con in tasca la speranza di ritrovarsi in luoghi finalmente pacifici e ospitali e nella mente il sogno di trovare al termine del viaggio la terra promessa. Anziché usare “misericordia”, l’Europa ha scelto, alla maniera di Pilato, di lavarsene le mani, dando credito a centri di raccolta costruiti fuori porta… forse capaci di acquietare le coscienze, ma certamente incapaci di offrire dignità e valide opportunità a persone colpevoli di essere fuggite per cercare… dignità e valide opportunità.
Invece, ancora una volta sublime e degna d’essere ascoltata, è la voce del Presidente Sergio Mattarella, che di fronte a “un’epoca nella quale l’ordine internazionale che conoscevamo vacilla, senza che si intraveda, nell’immediato, un’alternativa”, quando “logiche di potenza e di sopraffazione cercano di prevalere mentre valori che credevamo affermati – la dignità della persona, i diritti umani, l’eguaglianza tra i popoli e gli Stati, la solidarietà – appaiono sovente accantonati”, ricorda a chiunque abbia orecchie per intendere e cuore aperto alla generosa solidarietà che genera umanità nuova, l’attualità e validità dei valori sanciti solennemente dalla Carta delle Nazioni Unite: salvare le future generazioni dal flagello della guerra; riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole; creare le condizioni in cui la giustizia e il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti; praticare la tolleranza e vivere in pace l’uno con l’altro in rapporti di buon vicinato. “Ma – ha chiesto il Presidente – su queste premesse, abbiamo avuto un percorso sempre positivo?”. Amara la sua risposta: “Certamente no!…”. Questo perché “protagonisti di primo piano del “vecchio” ordine internazionale si propongono, con i loro comportamenti, di dare vita a un “nuovo ordine”, basato su sopraffazione con ogni mezzo, violenza, guerra, conquista, competizione tra gli Stati per l’accaparramento di risorse, tentando, così, di perpetuare diseguaglianze tra i popoli…”. Va invece e subito e sempre “respinta l’ipotesi che possano essere questi i valori intorno a cui costruire un nuovo ordine, magari “con il corollario del ritorno dei soldati di ventura, di mercenari chiamati a guerreggiare, per conto terzi, in Paesi lontani, senza motivazioni che non siano, appunto, quelle della prepotenza verso i civili e verso i Paesi meno strutturati per opporvisi, meno capaci di difendersi”.
No, non questa è la strada da percorrere se vogliamo costruire un mondo pacifico, se vogliamo la Pace, se cerchiamo “la prevalenza del diritto e il rispetto delle regole che la comunità internazionale si è data, se vogliamo scongiurare il conflitto e favorire invece il superamento delle diseguaglianze. La Pace era – e rimane – la speranza del mondo e, nei primi due decenni di questo millennio, pensavamo di poterla conseguire. Ma questa prospettiva è stata bruscamente dissolta poco meno di quattro anni fa, quando un protagonista della comunità internazionale, la Federazione Russa, ha, sciaguratamente, scelto di travolgere questo percorso ripristinando, con la forza, l’antistorica ricerca di zone di influenza, di conquista territoriale, di crudele prepotenza delle armi…”.
Intanto… Intanto è già il quarto Natale di guerra per il popolo ucraino… Ed è già il secondo Natale di guerra per i popoli che pur vivendo in quella che si chiama “Terra Santa”, all’amore antepongono l’odio… E sono troppi i Natale che in tanti luoghi della terra obbligano le persone a contorcersi nel dramma provocato da armi, fame, malattie e violenze… Dice Mattarella: “Penso al Sudan, dove è in corso la più grave crisi umanitaria al mondo, con oltre 30 milioni di persone bisognose di assistenza di base e 12 milioni di sfollati, di cui un terzo rifugiati nei Paesi vicini; penso alla fragile situazione di alcune regioni dell’Africa centrale e del Corno d’Africa, le cui popolazioni hanno a lungo sofferto l’impatto non solo di conflitti, ma anche di traffici di ogni genere e di interferenze esterne; penso a quei teatri – come l’arco saheliano o il Myanmar – in cui cambiamenti di governo mediante le armi e regressione democratica aggravano la condizione di intere popolazioni ostaggio di insicurezza, povertà, sottosviluppo; penso ai conflitti, alle migrazioni, alle misure protezionistiche che producono contrapposizione…”. Come si esce da questa situazione il Presidente lo dice a chiare lettere: “Occorre mettere al centro di ogni azione la ricerca della Pace”, che significa sviluppo, uguaglianza, sicurezza alimentare, contrasto alla povertà, al cambiamento climatico, collaborazione nel libero commercio. Tutto questo perché “non è e non deve essere accettabile un mondo con pochi predestinati seduti a banchetto e molti altri destinati a sperare di ricavarne alcune briciole”.
Però, fra due settimane è Natale. Sarà festa dei popoli, sceneggiata amorevole, buonismo esasperato, inutile esibizione di regali, fraterno incontro di cuori, generosità senza confini, devozione sincera, gloria a Dio, pace in terra o chissà altro? Personalmente mi basterebbe sapere che Natale sarà occasione per distribuire sorrisi e concedere qualche provvidenza misericordiosa a chi ne ha bisogno, non importa se abitante di un mondo amico o nemico.
LUCIANO COSTA













