Il Domenicale

Come chiedere alle stelle (cadenti) risposte ai desideri e ai sogni…

Domanda: Dove passi la vacanza?”. Risposta: “Forse a rimirar le stelle, sperando che almeno una lasci cadere scampoli di scintille a cui affidare desideri inascoltati”. Ma se le stelle si rifiutassero diessere dispensatrici di scintille destinate per una notte a raccogliere i desideri di umani distratti e magari solo vogliosi di sfidare il cielo rimirando le sue stelle cadenti perché è così che il dieci agosto e dintorni deve andare? Se accadesse credo sarebbe un bel guaio: per i sognatori, per gli innamorati di cieli che piangono e spargono, nonostante il panorama in cui sono collocate non invogli a sorridere, lacrime scintillanti, per la schiera di turisti in cerca di visioni condite con stelle e scintille di stelle, anche per i mille e forse più, semplicemente distratti, a cui il cielo inondato di stelle, per di più cadenti, al massimo suscita un classico “oooh” accompagnato dal sottile stupore che assale chiunque guardi il cielo senza riguardo e senza stupore, magari convinto che il meglio non stia lassù Scusate, è colpa dell’estate che canta “guarda che luna, guarda che mare” e con ciò rifiuta qualunque pensiero che induca a riflettere su stelle che cadono, stellati che crescono, illuminati che svaniscono appena s’accende un lume (di ragione), inondati di luce (riflessa) più simili a lucciole che a lanterne, veri palloni gonfiati a cui una puntura di spillo, inattesa quanto provvidenziale, assegnerà meritato oblio.

In verità vorrei trasformare questo domenicale in un omaggio sincero a chi guarda il cielo con rinnovato entusiasmo, ma anche a chi non ce la fa più a guardare il cielo e neppure la luna e il mare,le colline e i laghi, le montagne e le valli, le pianure e i deserti…senza sentirsi, anche solo in minima parte, responsabile deldisordine che li circonda. In questa prospettiva, ecco che il dieci agosto, cioè oggi, ricorda a ricchi e poveri (l’universo intero, che senza colpa li ospita, li alleva e li allena) di essere onorato di festeggiare Lorenzo, santo non per caso, diacono e martire morto a Roma il 10 agosto del 258 avendo al suo attivo 33 anni spesi per l’altrui bene, esercizio tanto importante e da suscitare l’invidia dei potenti e la certezza di finire i suoi giorni non in gloria ma sulla graticola, che poi, come storia declama, è il naturale destino riservato ai buoni… Però, fuor di graticola, resta la data – dieci agosto – conosciuta in tutto il mondo come la “notte di San Lorenzo”, notte in cui si contempla con il naso all’insù il cielo, nella speranza di vedere una meteora, cioè una stella cadente ed esprimere un desiderio che si crede venga esaudito.

Dice il cronista che per un’antica consuetudine le stelle cadenti sarebbero le lacrime versate da Lorenzo durante il suo martirio.Sarà, ma che fatica districarsi tra leggenda e realtà! Infatti, se la leggenda dice che il santo fu martirizzato (su una graticola, il suo emblema), la realtà ce lo consegna non arrostito” ma invece “rivestito” della gloria che premia i giusti e offusca i maligni. Ma, oggi adesso in questi attimi che odorano di guerra anziché di speranza, cosa è più importante, la leggenda o la realtà? Ognuno scelga e si assuma la responsabilità di stare di qui o di là. Ovunque siamo, restiamo e resistiamo, resta con noi o in viaggio con noi, la tradizione di questa notte che ha in sé un’atmosfera carica di aspettative: si crede infatti che in questa notte si possano avverare i desideri di tutti coloro che soffermandosi a ricordare il dolore di san Lorenzo e le sue lacrime scintillanti vedono avverarsi il desiderio sognato. Al di là del mistero, del martirio e della santità del santo celebrato – Lorenzo, che diamine! – per gli scettici e i non facilmente abbindolabili in sequenze di bene ben fatto, vale la soddisfazione di considerarlo certamente patrono e protettore di diaconi, pompieri e cuochi, ma anche guaritore non retribuito di scottature, ustioni e lombaggini.

Battute e battutacce a parte, questo san Lorenzo, benché incaricato dalle mode ad accendere le stelle e rimandare a vederle filare e sfilare nel cielo d’agosto, resta uno dei tanti che il Bene lo ha cercato e distribuito senza attendere gratitudine ed elogio.Convinto che l’Altro fosse il prossimo da amare, servire e accudire, accettò di essere diacono (per la Chiesa cattolica Ministro con funzioni di assistenza nell’esercizio del culto e delle opere di carità) e protodiacono (capo dei diaconi) col solo scopo, come è scritto nel gran libro dei santi, disovrintendere all’amministrazione dei beni, accettare le offerte e custodirle, provvedere ai bisognosi, ai poveri, agli orfani e alle vedove.Sono, ha commentato la Gina, “tutte balle, buone per i gonzi che ancora credono vi sia qualcuno disposto a mettere gli ultimi ai primi posti e i primi agli ultimi”. E se qualcuno crede che san Lorenzo guidi le stelle e le induca a rilasciare scintille a cui chiedere d’esaudire i (tanti) desideri inascoltati, lo faccia, ben sapendo però che niente vieterà di ritenerlo un babbeo. Sia quel che sia, beati gli innocenti che credono e sperano… magari di vedere una stella che cadendo esaudisca il desiderio sognato e a lei affidato con preghiera di esaudimento. Lo confesso, ci ho provato anche questa volta. Così, vedendo una scintilla sfiorare la cima della montagna e credendola una stella cadente, le ho affidato un desiderio immaginando di vederlo esaudito. “Sei il solito e sempiterno illuso mi ha ripetuto l’amico noto e apprezzato qual “bastian-contrario, comunque e per chiunque fosse da lui ritenuto fuori dalle solite righe. E da illuso ho di nuovo affidato alle stelle cadenti sogni e desideri. A una stella ho chiesto Pace, a un’altra Giustizia, a un’altra ancora Libertà, Democrazia, Rispetto e Verità. Ho chiesto, ma non è successo niente. Infatti le guerre continuano e chi potrebbe fermarlemettendo al loro posto pace, giustizia, libertà, democrazia, rispetto e verità usa parole incomprensibili, buone per il proprio io e per i propri interessinulla più.

Mi sono allora ricordato che il “dieci agosto” non è solo terreno riservato alle stelle cadenti. Per Giovanni Pascoli, poeta e sognatore, in quella data. onorata da una delle più famose e commoventi poesie da lui scritte, era racchiusa la storia del babbo e dell’umanità dolente del suo tempo. Pascoli scrisse quella poesia, ambientata nella notte di san Lorenzo, non so quando e consentì di pubblicarla il 9 agosto 1896, affidandole il compito di raccontare pensieri e speranze inevasi. Centoventinove anni dopo, quella poesia, se letta meditata gustata e magari adattata al nostro tempo (basterà per questo associare ai luoghi e alle persone alloraricordate le sembianze di luoghi e persone dell’oggi, viventi e presenti) confermerà a chiunque che il cielo è di tutti e per tutti…

Se potete, amici oppur nemici, rubate briciole di tempo alla vacanza e dedicatele alla lettura o rilettura della poesia che il poeta non a caso intitolò “Dieci Agosto”. Dice…

San Lorenzo, Io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Domani, quando le stelle ritorneranno a brillare senza timore d’essere cadenti, di nuovo cercherò risposte alla domanda di Pace, Giustizia, Libertà, Democrazia, Rispetto e Verità che accompagna gli illusi e  (forse) non lascia indifferenti gli occasionali viandanti in cerca di ristoro e svago vacanziero… Forse, ma solo forse, andrò in Alaska, alla ricerca di un fiore che si chiama Pace e che sboccia, se sboccia, dove il Cielo volge il suo sguardo benigno e amorevole. Che sia qui oppure là poco importa. Importante è che nessuno si opponga al suo esistere. Allora il mondo vedrà e gusterà la meraviglia che solo un abbraccio convinto sa donare…Però, caro san Lorenzo, pensaci tu. Infatti, se ci pensiamo noi (noi umani, noi russi, americani, ebrei, palestinesi, russi, arabi, cinesi, ucraini, africani, noi ricchi oppur poveri) rischiamo di far naufragare di nuovo ogni speranza buona.

LUCIANO COSTA

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