Così il cavallo non va alla guerra e il toro finisce allo spiedo…
Gli ingredienti per un Domenicale che non fosse strapazzato moscio vuoto inutile superficiale o chissà cosa, c’erano tutti. Tutti lì, ben allineati e certificati: guerre (ad abundantiam), violenze (di ogni genere, soprattutto volgari e misere), bombardamenti (alla cieca, qui o là purché dannosi e vendicativi) , tregue intregue (si fanno e si disfano e quell’aggiunta di un “in” che le rende intregue, benché azzardato, è eloquente) parole date e stracciate (sic et sempliciter), vanità (pistola turca personalizzata e muscoli gonfiati), liste nere e vendicative (i capi ostili o anche solo amici di capi ritenuti ostili vestiti con la giubba arancione di chi genericamente è destinato all’esecuzione, messi lì con tanto di avviso che dice: siete perituri), abbagli presidenziali (Una che s’immagina già della anche mia e vostra Repubblica la presidentessa, non è roba di poco conto), abbagli elettorali (l’ennesima riforma elettorale fatta per ingarbugliare piuttosto che per semplificare-esaltare e magari (ri)avvicinare la gente aldovere-diritto del voto), le baggianate portate in un giro italico da italici cercatori di poltrone e prebende a cui difettano arte e pensiero (si chiamano Vann…. oppure Salv…. o anche Frat…. oppure Gasp… e a seguire tutti i simil-portavoce di voci che non meritano platea e udienza a cui, liberamente, potete aggiungere chi a destra-sinistra-centro-su-giù e intorno spende e spande scempiaggini-scemenze-cretinerie…), le vuote promesse di intelligente uso dei media (mamma Rai che raglia ai quattro ventii suoi programmi futuri dipingendoli quali affreschi di vita verapur sapendo che rincorrono l’effimero piuttosto che il vero; la concorrenza Mediaset che sproloquia attorno all’essere espressione di Europa, ma non per i pensieri e le immagini che dovrebbero renderla amabile e degna d’essere vissuta e partecipata, bensì sulla base di soldoni guadagnati vendendo futilità-effimero-vanità-vacuità-pruriti-pettegolezzi-ammiccamenti-bugie-amorstrani-amorprofani… ecc. ecc., fate voi senza però dimenticare che la cosiddetta mamma Rai e la sua rivale, detta Mediaset o Berlusconiana, pari sono: vuote e difficilmente lodevoli; l’ambiziosa e forse vanitosa Sette, che dice magari cose intelligenti e che assume posizioni scomode seppur mai definitive e definite; le altre roboanti propagatrici di paccottiglia, sport e musiche, che si chiamano Otto, Nove, Venti, Cielo o che dir si voglia…
Poi, ovunque, morti ammazzati, morti e basta, spiagge e montagne affollate, laghi deficitari di materia prima, fiumi ridotti a rigagnoli in cui comunque qualcuno ci lascia le penne, piazze-parchi-slarghi-valloni e vallate ripieni di affamati di musica e rumori, filosofi in viaggio e filosofi stanziali liberi però di pontificare, pupi, pupe, belloni, sfitinzie, (tutti o quasi fatti fatte rifatti e rifatte), amanti e amantucoli, esperti ed espertucoli, viaggi che più son complicati e lussuosi meglio è che tanto a goderli son pochi pochissimi, cucine da sogno-incubo-convento-clausura-sacrestia-canonica-bottega e retrobottega, automobili per sogni e tasche sognanti, divani-divanetti-poltrone-letti-lettoni-lettini-bagni-cessi-lavabi che di avveniristico hanno solo i termini di consegna, crociere brevi lunghe infinite su navi fatte a immagine e somiglianza di città in movimento, immagini-esperienze-proposte belle a sentirsi impossibili a realizzarsi, salotti-salottini-angoli-cattedre-girevoli poltrone ospitanti girevoli pensieri e abbondanti giravolte…
Non mi va di sembrar diverso, magari perché conviene… Invece, sono e resto uno che ha visto-vissuto-misurato-goduto-subìto-patito e gioito… di sicuro tanto, forse anche tutto e il contrario di tutto. E il Domenicale – questo e altri – lo confermano. Però, siccome non disdegno approfondimenti e citazioni ogni giorno offerte da libri riviste giornali saggi messaggi, ogni volta ricomincio…
Stamani, per esempio, oltre gli appunti messi lì a far da palo all’eventuale voglia di Domenicale c’era, fresco di stampa, il diario del saggio e pensante Ravasi, che attingendo dall’immenso repertorio di favole arabeggianti raccontava quella del cavallo e del toro che videro il loro padrone prepararsi per andare in guerra… Di fronte a tanto trambusto “il cavallo si allarmò, mentre il toro era certo di non aver nulla da perdere. Infatti, sellato il cavallo il padrone sarebbe partito e lui avrebbe continua a fare il toro”. Invece, “poco dopo, giunse la notizia di un accordo tra le parti nemiche. Così il padrone decise di festeggiare l’evento con gli amici. E per farlo, sgozzò il toro…”. Ravasi non lo ha spiegato, ma son sicuro che la favola era dedicata ai tanti che di guerra fan virtù e di pace stracci… stracci… e ancora stracci.
Insieme alla favola, resistevano appunti che sottolineavano “la marcia del Vann… sulle macerie della politica”, l’ascesa e discesa ostinata del caldo, la testardaggine, tutta mia, che si ostina “a dare un senso alle parole come se ancora valessero qualcosa”, la vergogna di aver un Presidente del Senato abbastanza fascista e abbastanza in sintonia con un maestro che tra l’altro giudicava la parola democratico un aggettivo men che convincente, il dolore causato dalla storia di quel tale costretto dentro una fossa per dieci ore al giorno, senza contratto, senza tutele, senza acqua, senza pause, una storia simile a cinquanta milioni di storie vissute da persone sfruttate in modo simile nel mondo, una storia vera che al protagonista riconosce tre dollari al giorno, i quattromila e forse più morti causati dal terremoto in Venezuela e purtroppo già dimenticati o comunque ridotti a notizia in colonna insieme ai trentamila feriti e agli innumerevoli dispersi, l’amarezza di veder Gaza oggetto di moda, Israele ridotto a deposito di ogni peccato-disagio-incuria-barbarie e non anche soggetto lui stesso di un odio che lo vorrebbe cancellare da ogni mappa e geografia, il Libano un cedro appassito incapace di mettere pali tra sé e le bande di terroristi che lo infestano e opprimono, il Medio Oriente un’anticamera in cui si inventano follie e violenze, gli Usa preda di un biondo che credendosi dio dà credito alla pazzia che certo alberga in lui…
Poi, anche una nota che chiedeva (a chi non lo so) quale fosse il segreto della felicità, con una risposta in favola davvero straordinaria-bella-interessante ed eloquente… Questa, che a riassumerla mi vengono brividi e pensieri inevasi: “Una mucca in completo relax appisolata all’ombra di un melo si gode il fresco di un pomeriggio assolato. C’è qualcosa di meglio? Che spreco, pensa il previdente maiale. Fatti due conti, se invece di riposare, la mucca raccogliesse tutte le mele e facesse un sacco di torte da vendere… sai che guadagno? Non solo, investendo il ricavato della vendita in altre piante di mele la mucca sfaticata potrebbe diventare un’imprenditrice di fama e guadagnare un sacco di soldi. Magari diventare la mucca più ricca del mondo…” E’ certo una favola sul valore delle piccole cose che danno senso alla vita rispetto al valore dei soldi, che sappiamo non possono comprare neppure un pizzico di felicità. Però, c’è qualcuno disposto a tradurla per dire a chi volesse intendere, che la vita non è fatta di soldi ma di sorrisi, abbracci, condivisioni, carezze, baci e mani pronte a stringere altre mani?
Son tutti presupposti al vivere in pace… Per favore, ditelo in giro.
LUCIANO COSTA













