Sorridenti e beoti, eccoli, sono i parlamentari, questa volta riuniti non per argomentar sul bene comune, ruolo a cui sarebbero destinati in quanto eletti a rappresentare il popolo vestendo i panni del deputato e vantando il titolo di onorevole che la nomina consente loro di esibire, ma per ascoltare musica e canzoni cucite insieme per essere “Concerto di Natale”, quello che il più incredulo degli ospiti di quel ramo del parlamento, un giorno lontano non esitò a definire “concerto di buone e cattive intenzioni: buone se pensate per augurare al popolo sogni e utopie, cattive se usate per far sembrare il mondo una palla felice piuttosto che un pallone sgonfiato e preso regolarmente a calci…”.Ieri li ho visti plaudenti e allegri in televisione. Uno di loro, a nel mezzo della rappresentazione, mi è sembrato rivolgersi a un suo pari grado, che gonfiava il petto per essere notato, dicendogli in maniera brusca e fiera: “Tu, scendi dalle stelle, che le stelle sono un posto riservato ai puri di cuore e di mente, mica il palcogiocondo che stai immaginando…”. Il nesso tra il dire delfustigatore di altrui costumi e il concerto messo in onda vestito da Natale, era la canzone che coro solisti presentatrice commentatori e onorevoli innalzavano al cielo sovrastante l’Aula (con l’iniziale maiuscola per distinguerla da qualsiasi altra aula) che li ospitava.Quello intonato era il canto più antico e nobile dedicato alla Festa(composto da Alfonso Maria de’Liguori, santo la sua parte,mentre stava affacciato sul mare della costiera amalfitana), forse sprizzante felicità e certezze, o forse invocante rispetto per chiunque scendesse dalle stelle o anche solo dalle stalle… Poco prima del “tu scendi dalle stelle, o re del cielo…”, un magnifico ensemble vocale aveva regalato ai presenti e ai televedenti quel “Oh happy day” che pur avendo le sembianze di una felice nenia buonista, perciò adattissima a celebrare l’Evento, di fatto è una preghiera di supplica, richiedente misericordia e invocante comprensione… che per non tediare mi limito a riassumere. Dice:
Oh felice giorno… quando Gesù ha lavato via i miei peccati… quando mi ha insegnato a guardare, combattere e pregare…e per questo si rallegrerà ogni giorno… quando mi ha detto combatti e prega… e si rallegrerà ogni giorno… e poi, quando arrivo in Paradiso, di sicuro un giorno felice, allora parlerò a voce bassa… per chiedere al mio signore Gesù se va bene per la mia terra stellata… ma, non sono stato in paradiso… dove, così mi è stato detto, le strade e i sentieri, lassù, sono lastricati d’oro… però se vai lì, prima di farlo dì solo ai miei amici che ci sono anch’io… e sarà davvero un giorno felice… sì, un giorno felice quando Gesù lavò… si lavò… lavando via i miei peccati…
Poi, presenti e tele-invitati, li ho visti tutti in piedi ad applaudire e a sorridere. Ma proprio in quel momento ho però dubitato fossero anche veri. Non li riconoscevo… Allora chiesi a gran voce: “Dai, toglietevi la faccia e fatemi vedere la maschera”. Mi dissero che forse era il contrario, che semmai, per farsi riconoscere, avrebbero dovuto togliere la maschera e mostrare la faccia. Anziché ubbidire, mi son trastullato nel pensare che oggi più che mai non c’è differenza tra la maschera e la faccia o tra la faccia e la maschera… Infatti, di fronte all’amara cronaca dei giorni, una vale l’altra… A quel punto la bellona seduta sullo scranno ha chiesto: “Chi è costui che infarcisce sentenze in ragionamenti da ignorante?”. Nessuno rispose, tanto meno io, io che avevo parlato forse con leggerezza, ma con leale rispetto delle ragioni del buon pensare. Allora, memore del pensiero regalatomi da un saggio,certo saggio ma per lo più inascoltato e deriso, mi son detto: “Porrò la mia mano sulla mia bocca… riconoscerò di aver esagerato dicendo una cosa – oh non l’avessi mai detta – e un’altra… prometterò di non dire più nulla…”.
Passando ieri dalle mie parti, un cacciatore di parole mi ha chiesto: “Come immagini d’essere fra dieci anni?”. Gli ho risposto: “Più o meno come te. Ma se ti interessa, ho scritto dei racconti, che però ho fatto leggere solo a chi mi vuole abbastanza bene da mentire!”. Tutto questo per dire che, nonostante tutto, resto il solito inguaribile ottimista.
Però, ho pensato stamani all’alba, ottimista e pessimista son fratelli o semplicemente coltelli affilati e pronti a menar danno?Di sicuro sono parenti stretti: l’ottimista inventa l’aeroplano, il pessimista il paracadute (se sia più utile il primo piuttosto che il secondo, ditelo voi); l’ottimista vi guarda negli occhi, il pessimista vi guarda i piedi (cosa valga di più ai giorni nostri non lo so, perciò ognuno dica la sua e viva… felice se può, contento se ci riesce, vero se appena gli è possibile esserlo). Volendo essere vero, dico che il mondo – io tu egli noi voi essi – sta smarrendo o ha già smarrito “il senso non solo dell’etica, ma anche della generosità, della gratuità, della solidarietà, del donare e del perdonare”. Così, venirsi incontro per migliorarsi a vicenda sembra un’impresa impossibile… Eppure resta l’unica opzione data a ciascuno per guardare al futuro con un po’ di ottimismo.
Leggo adesso quel che l’amico Giacomo, prete oltre che raffinato pensatore, ha messo in rima per questo Natale che s’annuncia lieto benché acciaccato da bombe e bugie. Mi dice e dice a ciascuno:
Effimero eccesso di luci
recondite attese rivela
sepolte in affanni
paure mai vinte
da sogni caduchi
di mondi fatati
d’aurore ben presto svanite
per ombre voraci
di speranze ormai spente.
Annuncio risveglia fulgore
negli occhi adusi alla notte
i passi si affrettano
germoglio di vita
a cercare speranza rinata
per cuori mai sazi
di Luce splendente
in tenera carne.
Mi associo e ripeto, comunque ma per davvero: Buon Natale.
LUCIANO COSTA













