L’abbraccio del “domenicale” cede il passo allo schiaffo che, di nuovo, ha colpito offeso umiliato la Ragione, cioè il prevalere del dialogo sulla forza e anche sulla stupida idea che una guerra – comunque ovunque e sempre stupida – basta e avanza per far tacere-sotterrare-mortificare-spegnere-cancellare e rendere inutili secoli e giorni di ideali e valori orientati alla civiltà dell’amore, rivestititi di umanesimo globale e per questo pacifici e buoni per tutti. Oggi “il domenicale” non ha parole da offrire, né come medicina allo sconforto, né come cura alla stupidità e neppure come elogio dell’utopia, che immaginando un mondo di uguali a ciascuno assicura pace e certezza di buon futuro. Da condividere,oggi, “il domenicale” ha solo amarezze, lacrime e tutti quei pensieri, pensati e ripensati ma inascoltati, che da sempre colorano il suo mondo… All’alba ho di nuovo misurato la mia ignoranza e stabilito senza ombra di dubbio che appartengo alla categoria degli ignoranti, quella che raggruppa coloro che certamente “sanno di nulla sapere”.
Non so, per esempio, dove abitano i buoni e dove i cattivi, se buoni sono coloro che stanno da questa parte o invece dall’altra, se la Pace ha ancora diritto di cittadinanza, se è lecito che chi più ha più comandi, se il povero può aspirare a non esserlo per sempre, se la democrazia è fatta “di equilibri contrapposti e rispetto dei ruoli e non solo dei voti”, se la Costituzione scritta ottant’anni fa per dare dignità al popolo è ancora tra noi e per noio se invece sia stata obbligata a traslocare altrove e chissà dove, se ci sia ancora posto per uomini e donne che lottano per far prevalere il Bene Comune, se un sognatore di mondi in cui non il guadagno forsennato di pochi ma il diritto a possedere il necessario di tanti- tale Dario Omodei, genio contemplativo e traduttore di sogni – sia emblema e vanto dell’esistenza, se sia ancora ammesso considerare il cristianesimo non una risposta ma una domanda insopportabile, quella che a Carl Weizsäcker, fisico, astrofisico e filosofo tedesco di cui fino a ieri non sapevo nulla, ha permesso di chiedere se e come “possiamo permetterci di sapere tutto quello che sappiamo”…
Da lui, all’alba, ho appreso che “conoscere non basta, che sapere come funziona il mondo non risponde alla domanda più grave, quella che pretendendo di sapere cosa stiamo autorizzando il mondo a diventare…” diventa inquietudine e paura. Di fronte a simili evenienze il fisico–astrofisico–filosofo comincia a parlare di colpa, cioè di una “parola che la scienza evita perché non è misurabile” e che invece dovrebbe esere presa sul serio per capire finalmente che “la colpa non è solo individuale, ma che è strutturale, risultato di un sapere che cresce più velocemente della coscienza che dovrebbe sostenerlo”. E’ un pensiero altissimo… ma scomodo, tanto scomodo, addirittura insopportabile e, dunque, anche improponibile. Servirebbe allora, scrive Mauro Bonazzi nelle settimanali lezioni di filosofia, “un linguaggio nuovo, capace di spiegare la nostra singolarità, ciò che ci rende unici… Unici ma tutti insieme, perché il linguaggio è quella funzione che ci permette di riflettere insieme, e poi di discutere, non solo su quello che c’è, ma anche su quello che potrebbe o non potrebbe essere… Perché solo un linguaggio nuovo ci libera dalla schiavitù di un presente immutabile offrendoci la libertà di decidere cosa vogliamo fare di noi stessi… E’ una immensa-agognata-amata libertà, ed è una responsabilità di cui dovremmo essere più consapevoli”.
Però, fuori e intorno, qui e adesso, parlano le guerre e le malvagità che le ispirano. Fino a quando dovremo e potremo sopportare? “Cadi sette volte, rialzati otto” dice il saggio. Ma ormai, qui e adesso, le cadute sono impossibili da contare e il rialzarsi è diventato un esercizio che senza qualcuno accanto e disposto a prenderti per mano resta quel desiderio a cui tutti aspirano pur sapendo che di esso “non v’è certezza”. Però, domani, il sole sorgerà di nuovo…
LUCIANO COSTA













