Il Domenicale

E’ Pasqua… una festa grande oscurata da guerre e paura…

Mi considera l’amico della domenica, dice che volentieri legge le riflessioni e le divagazioni che pubblico su “bresciadesso.com” dopo averle a lungo affidate a “Bresciaoggi”, aggiunge che vorrebbe per loro maggiore fortuna e più attenzioni (senza esagerare, che di esagerazioni ve ne sono già tante), mi chiede anche di rispondere alla domanda, scritta su carta strappata e consegnata senza busta, che incominciando con un elogiante “caro domenicale pretende una risposta che dica “a che serve se poi resta pagina morta piuttosto che viva…”. Non lo so, caro lettoreamico, ma il solo fatto che tu lo chieda basta e avanza per indurmi a mantenerlo in vita… Certo, non è materia semplice da spiegare, ma capirò che avrai capito quando un giorno ti vedrò arrivare, magari esibendo i fogli sparsi dedicati aquesto o quel domenicale con l’aggiunta ditantissimo tempo per chiacchierare

 

E’ l’alba radiosa di un giorno radioso e l’amica premurosa è lì per augurarmi, poiché e nonostante tutto è Pasqua, quel “Buona Pasquache vorrebbe trasformare il malessere in benessere. Ma… sogno oppur son desto? Forse, o magari di sicuro, oggi è Pasqua, festa da celebrare-onorare-rispettare-presentare-cantare-divulgare-spiegare e poi, ancora, rispiegare… perché si comprenda che è segno di riconciliazione, avvento di giustizia, sconfitta della morte, vittoria della vita, tempo che si fa nuovo grazie a un Giusto venuto per affermare il predominio dell’amore sull’odio… Mi chiedo e vi chiedo: questo modo di pensare-credere-immaginare-comunicare e celebrare a chi appartiene? La risposta più ovvia è che questo modo di intendere Pasqua è proprio di coloro che credono in quel Gesù  Cristo morto e risuscitato; la meno ovvia, ma pressoché dominante, è quella che riduce il tutto a una favoletta buona e gentile, troppo buona e gentile per essere accettata-attualizzata-declamata e presentata come verità; la più difficile è quella che impone di scegliere dove stare, con chi stare, dove essere e dove rimanere; la meno visibile è quella che assegna ai cristiani il compito di affermare che il tempo nuovo avuto in dono dal Giusto morto sulla Croce è ancora possibile… Sì, forse o magari di sicuro è Pasqua, una festa se non proprio la festa che racchiude ogni festa… In verità, c’è poco da festeggiare se intorno dominano guerre, violenze, povertà, disuguaglianze, disperazione, incomprensione, odio, odio, odio in sovrabbondante quantità.

 

La campana di una chiesa annuncia che è Pasqua, compimento della redenzione per i cristiani, semplice transito da una stagione all’altra per tanti altri, niente più di una festa messa lì per soddisfare i creduloni, almeno secondo coloro che si reputano tanto forti e unici da poter fare a meno di qualsiasi protezione proveniente dal Cielo, un Cielo forse misterioso, eppure vero e sempre aperto al transito di grazie e benedizioni. Sì, la campana dice che è davvero Pasqua. Però, che strana Pasqua è se al risorgere contrappone un defungere che, per il momento, causa guerre arroganza e stupidità non sembra ancora disposto a scendere a patti con nessuno? E’ una Pasqua così strana che non sembra Pasqua. “Forse perché è una Pasqua oscurata da guerre e paure – ha scritto l’altro ieri un eccellente pessimista –, o forse perché tutto si oppone alla festa che essa si ostina a proporre”.Così dominano e si rinnovano momenti di indicibile tristezza in cui la pietà, che non ha colore né ideologia e neppure partito, è però già morta e sotterrata.

 

Però e comunque è Pasqua… Lo è per gli ebrei, che alla festa hanno da sempre legato il loro destino di “erranti”; lo è per i cristiani, che nella morte del loro Dio vedono risorgere nuova vita; lo è per i musulmani, che la vorrebbero piegata al loro credo; lo è per buddisti, induisti, agnostici e via discorrendo, che pur dichiarandosi non interessati, si scambiano auguri, fiori e doni; lo è per i potenti e i guerrafondai locati in ogni dove del mondo, che la pensano inutile sebbene invochino in suo nome “una tregua”, semplicemente perché è Pasqua.

 

Mi sono chiesto se e come tanti saggi, santi,filosofi, pensatori, credenti in qualsiasi dio, agnostici chiusi a qualunque dimensione di sacro, papi, preti, politici e chicchessia abbiano considerato Pasqua… Ho trovato risposte eccellenti. Per San Francesco, il poverello d’Assisi, la Pasqua era la celebrazione suprema della vittoria della vita sulla morte, un passaggio dal dolore alla gioia, momento di compassione totale; per Tommaso Moro, umanista e scrittore cristiano in un “regno” proiettato altrove, Pasqua era la vera meta, eternità beata, vera alternativa ai piaceri terreni; per Martin Lutero, teologo iniziatore del protestantesimo, Pasqua era nulla più di un eventoutilizzato per donare gioia e consolazione ai credenti; per il Mahatma Gandhi, cercatore di giustizia e testimone di fraternità, Pasqua era un messaggio di pace, di nonviolenza, di cambiamento interiore generante un mondo più giusto; per Giovanni XXIII, il Papa buono, Pasqua era la celebrazione della perennità della Chiesa e della vita, era pace e serenità, canto di vittoria e di speranza; per Paolo VI, il Papa mite, Pasqua era fiducia nel Cristo risorto, fonte di speranza e rinnovamento per l’umanità, esperienza di misericordia, incontro con la misericordia rigenerante di Dio, fondamento della Speranza; per Giovanni Paolo II, il Papa polacco che si fece pellegrino di pace insieme ai giovani, Pasqua era iltrionfo della vita, della speranza e della misericordia divina sul male e la morte; per Benedetto XVI, il Papa del pensare e del ragionare, Pasqua era la luce di Cristo opposta alle tenebre, un autentico salto evolutivo, non un evento passato ma la più grande “mutazione” della storia, evento onorato da cristiani, “gente di primavera”, cioè testimoni e artefici del fiorire e rifiorire della speranza, opposto di ogni tribolazione; per Karl Marx, inventore del social-comunismo, la Pasqua non aveva alcun significato religioso o spirituale, ma poteva essere interpretata, dal punto di vista dell’analisi materialista, come un elemento del sistema ideologico che mantiene la società nel suo stato attuale di alienazione; per Giorgio La Pira, sindaco di una città di tutti e per tutti, Pasqua non era solo una ricorrenza, ma il cuore pulsante della storia, mistero della Risurrezione che irrompe nella realtà portando speranza, pace e una “vita nuova” sia spirituale che sociale, vittoria definitiva della vita sulla morte, una forza capace di trasformare il mondo; per Martin Luther King, sognatore di cieli e terre nuovi, Pasqua era la ricompensa dovuta ai tanti che potevano dire, senza essere contraddetti, “anche se avrò aiutato una sola persona a sperare non avrò vissuto invano”; per Raimon Pannikar, teologo insigne seppur più sconosciuto che conosciuto, davanti a una Pasqua che gronda lacrime e sangue “occorre avere consapevolezza che nessuno, né i cattolici da soli, né indiani da soli, né i marxisti da soli, nessun piccolo gruppo è autosufficiente per gestire la condizione umana, per aiutare l’uomo a uscire dalla tragedia in cui ci troviamo”, occorre ritornare alla Pasqua più vera, momento in cui ciascuno può dire “io ho bisogno della tua mano, io credente, io non credente, io cristiano, io indù, io dell’Est o io dell’Ovest” e così andare “oltre un mondo segnato dalla morte per guerra, violenza e disinteresse per gli altri viventi”; per don Primo Mazzolari, tromba dello Spirito Santo, Pasqua era nascita di un tempo in cui poveri, lontani, umiltà, obbedienza, impegno, coscienza, carità, laici, vocazione e pace trovavano accoglienza, comprensione, giustizia e misericordia, un tempo per dire che la Pace portata dal Risorto “è un bene uno e indivisibile come la Carità che se uno la vuole per sé, deve domandarla per tutti: per gli stessi che non la vogliono, anche per coloro che ne sono indegni”, un’occasione propizia per stabilire che “il cristiano è un uomo di pace, non un uomo semplicemente in pace perché fare la pace è la sua vocazione”, che credere alla pace è lo stesso che credere al Vangelo, che sperare nella pace è lo stesso che sperare nella Pasqua.

 

Poi, altri pensieri su pensieri, ognuno pensato per disilludere circa la facilità di conquistare il bene della Pace, circa la Pasqua di felicità dovuta… Così, ammoniva don Primo, “noi cristiani abbiamo fretta di vedere i segni della Pasqua del Signore, e quasi gli muoviamo rimprovero di ogni indugio… i non-cristiani hanno fretta di vedere i segni della nostra Pasqua, che aiutano a capire i segni della Pasqua del Signore…”. Ma, tutt’attorno… ecco “un sepolcro imbiancato, che di fuori appare lucente, ma dentro è pieno di marciume che lo rende un sepolcro inglorioso”, ecco che  molti moltissimi sono fuori dalla Pasqua a motivo del loro “mettere insieme pesanti fardelli per caricarli sulle spalle degli altri, senza smuoverli nemmeno con un dito”, ecco “chi fa le sue opere per richiamare l’attenzione della gente”, non per vedere la Pasqua, ecco “chi chiude il Regno dei Cieli in faccia agli uomini per mancanza di misericordia”, non per sentire la Pasqua, ecco “chi giura per l’oro del Tempio e non per il Tempio”, ecco “chi paga le piccole decime e trascura la giustizia, la misericordia e la fedeltà”, ecco “chi lava il piatto dall’esterno, mentre dentro è pieno di rapina e di intemperanza…”.

 

Se potete, scusate il disturbo arrecato da un domenicale che di domenicale ha il titolo ma non l’abito. Però e comunque… Buona Pasqua! Infatti, oggi come ieri, come dice l’augurio inviato dall’amico don Giacomo, “nessuno può uccidere la speranza che viene dalla Pasqua.

 

LUCIANO COSTA

 

Altri articoli
Il Domenicale

Potrebbero interessarti anche