Essere capitale della cultura per un anno intero. E poi? Nell’anno e nel tempo che lo ha preceduto, mille parole e mille impegni per far valere il diritto di essere, noi e non altri, degni d’essere capitale della cultura. Poi, la celebrazione dei giorni ornati e imbellettati con il meglio posseduto. Subito dopo, l’enfasi di essere indicati al mondo qual faro di eccellenze e di sapere. Infine, spente le luci della ribalta, ecco i segni di ciò che è stato ma non la sostanza, che avrebbe dovuto mutare l’andazzo in lezione di vita e di convivenza pacifica e che invece s’è accontentato di apparire… Ho avuto la buona ventura di respirare cultura… Prima vagando tra libri e lezioni, l’altro ieri nella mia città – la “Brixia fidelis fidei et iustitiae”, che significa “Brescia fedele alla fede e alla giustizia” –, ieri a L’Aquila – città che esibisce nel suo stemma il motto “immota manet”, non per avvalorare un restare ferma e immutabile, ma per testimoniare il suo essere e restare simbolo di resistenza, di forza e di resilienza –, oggi tra le nevi e i ghiacci della Groenlandia – che significa “terra verde” benché di verde abbia solo i sogni e le speranze -, domani chissà dove…
Magari dove adesso è più evidente l’assenza totale di Cultura (quella con l’iniziale maiuscola), per esempio dove il pensiero libero è offeso, vilipeso e costretto a lasciare campo e spazio al pensiero unico, quello del potente arrogante parolaio di turno, che si crede invincibile pur essendo palese che durerà al massimo lo spazio di un respiro, che si auto–proclama e auto–innalza sopra uomini e cose per essendo niente più di una pietra, una delle tante incollate al suolo, uno che si crede Jupiter, ovvero Giove, il re degli dei nella mitologia romana, dio del cielo, del fulmine e sovrano supremo, equivalente greco di Zeus, mentre è suo destino restare umano…
Costui è uno che rifiuta la Cultura e preferisce il suo opposto, cioè l’incultura, la mancanza di sapere, di educazione e di conoscenze; costui meriterebbe d’essere circondato da oblio… Invece è in scena perenne e perennemente si bea di applausi, baci, abbracci,carezze meschine e solo prezzolate… Costui, come scrisseBenedetto Croce (anno 1947) in un memorabile commento dedicato all’Anticristo, meriterebbe “disconoscimento, negazione, oltraggio, irrisione dei valori che proclama, solo parole vuote, fandonie, inganni ipocriti studiati e attuati per nascondere e far passare più agevolmente agli occhi abbagliati dei creduli e degli stolti l’unica realtà, che è la brama e cupidigia personale, indirizzata tutta al piacere e al comodo…”.
Cercando rimedio al Nulla diffuso e lodato da informatori (che al massimo ritengo abilitati a tessere ossequi, elogi e canti a chi li rifocilla e mantiene) ho ascoltato e poi letto e riletto le parole pronunciate dal Presidente Sergio Mattarella proclamando L’Aquila città capitale italiana della cultura 2026, ognuna pensata e pronunciata per disegnare vie dirette al buon vivere e convivere…
Le propongo come alternativa al Nulla dominante…Le propongo ai giovani, “affinché possano trarre da nuove esperienze stimoli e valori da porre a frutto per il futuro…”; le propongo a chiunque voglia andare oltre il quel Nulla che pretende ascolto benché non possieda nulla che sia degno d’essere ascoltato.
Ha detto il Presidente:
La cultura è motore, e anche collante, di civiltà. È un patrimonio che dà pregio e significato agli stessi beni materiali di cui disponiamo. Alla stessa natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare. Un patrimonio – la cultura – che si sviluppa nel dialogo e nel confronto. Che si arricchisce nello scambio, acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola.
Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese colmo di storia, di bellezze, di opere d’arte, di creazioni, che ha dato vita nei secoli alla nostra identità grazie ai popoli che hanno abitato le nostre terre, alle loro travagliate vicende storiche, spesso liete, talvolta sofferte, all’incontro con altri popoli, allo sviluppo delle innovazioni e degli scambi.
L’immenso valore della cultura risalta ancor più in questo periodo storico. In un mondo in cui vi sono molteplici motivi di preoccupazione. Dove guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento sono riapparse, con il loro carico di morte e devastazione.
La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno di ricerca comune e dunque di pace. La nostra responsabilità è consentirle di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce.
Investire in cultura vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile. Vuol dire investire in democrazia.
Va ricordato un verso di Ovidio, poeta che ha lasciato un’impronta incancellabile nell’età classica: “Spes tenet in tempus, semel est si credita, longum”, che significa “una speranza, se le si presta fede per una volta, dura per lungo tempo”.
Il dossier che ha presentato la candidatura di questa città come Capitale della Cultura ha come titolo “L’Aquila città multiverso”.La molteplicità è stata proposta da molte prospettive. Adesso se ne aprono interessanti campi di ricerca che verranno utilmente sperimentati nel corso dell’anno.
Molteplicità territoriale anzitutto, con il coinvolgimento nel programma dei Comuni della provincia e dei territori montani che circondano questa città. Molteplicità sociale, perché l’Aquila si presenta come espressione e come riferimento di quelle aree interne, che, nel nostro Paese, a pieno titolo, rivendicano il proprio ruolo essenziale nello sviluppo del Paese. Molteplicità,inoltre, come metodo per affrontare le sfide della modernità.
L’innovazione è necessaria, ineludibile. Le nuove frontiere della tecnologia devono aiutarci anche a rendere più vivibili e connessi i luoghi più lontani, devono aprire la porta a modi di produrre e di vivere più sostenibili, e tuttavia il cambiamento va affrontato preservando e attualizzando i valori umani e civili che sono frutto di grandi conquiste e di grandi sacrifici.
In questo cambiamento d’epoca la distinzione tra centro e periferia si dissolve velocemente. I luoghi di centralità si moltiplicano. Ciò che resta di periferico sono invece le esclusioni, le marginalità, gli squilibri territoriali e ambientali. Contrastarli, rimuoverli, è compito essenziale per rafforzare la coesione, e dunque l’unità, dell’Italia.
L’Aquila non è nuova a sfide difficili.
Ardua è stata quella con la quale si è misurata dopo l’immane tragedia del terremoto del 2009, e con la quale si sta misurando ancora per completare l’opera di ricostruzione e di pieno rilancio.
Essere Capitale della Cultura sarà un prezioso contributo a questa impresa di successo della comunità aquilana. Impresa che prosegue verso il futuro. Un’impresa che appartiene anzitutto a L’Aquila e ai suoi cittadini e che sta a cuore a tutta l’Italia. In un tempo di sofferenze indimenticabili, L’Aquila e l’intera Italia seppero reagire e mobilitare energie. Il lavoro di recupero, di restauro, di riavvio delle attività economiche e sociali ha portato a risultati importanti.
La cultura è l’anima di creatività e libertà. Le sue varie espressioni hanno questo potere. E questa terra ne ha visto tante eccellenti manifestazioni. Ignazio Silone, suo figlio illustre, ha scritto che la libertà è “la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a qualsiasi autorità”.
Una terra feconda L’Aquila. Terra di papa Celestino V, di Pietro Angelario del Morrone, di cui la Chiesa ha riconosciuto la santità. Il Perdono che egli elargì, scardinando ogni privilegio di ricchezza o di classe sociale, divenne un gesto rivoluzionario.
Tutti potevano ricevere il perdono e aprirsi a vita nuova. La Perdonanza è assai più di un rito che si ripete. E’ un segno universale che rappresenta questa città nella storia. L’Aquila capitale del perdono, e dunque capitale di pace e riconciliazione. C’è tanto bisogno di questo seme nel mondo in cui ci troviamo. Un seme che può rendere ancora più prezioso e affascinante l’anno da Capitale della cultura italiana che questa città impersona e interpreta quest’anno.
Cultura è rifiuto di ogni forza ostile che cerchi di comprimere l’umanesimo. Dobbiamo saper attingere e ispirarci alle nostre radici. “È un errore – ha scritto Mario Pomilio, intellettuale abruzzese di grande finezza – pensare al male come a una sostanza che va annientata, quand’esso è il contrario, è un’assenza, l’assenza di amore che va riempita d’amore”.
Auguro a L’Aquila, su ricordo di questi grandi uomini di cultura di queste terre, a tutti gli Abruzzesi, a quanti si impegneranno nel programma della Capitale della Cultura 2026, a coloro che vi faranno visita dalle altre regioni italiane, dai Paesi europei e da altri continenti, di contribuire a riempire sapientemente i vuoti di questo cambiamento d’epoca…
Se avete letto, avrete anche compreso che per rimediare al Nulla dominante servono idee e impegni nuovi e coraggiosi. Chi li ha, per favore, li proponga. Ma lo faccia adesso… Adesso, perché fra un attimo sarebbe già troppo tardi.
LUCIANO COSTA













