Il Domenicale

Idioti, utili idioti, satrapi e cercatori di alternative…

Mi riconosco idiota, non quel “utile idiota di cui raccontò le gesta il russo che ai russi e agli altri arrossiti sparsi nel mondo(quello chiamò “utili idioti” le persone che, vivendo in democrazie liberali e dando supporto morale e materiale a un’ideologia totalitaria, stavano intrecciando la corda che li avrebbe impiccati), semplicemente uno dei tanti che loda chi si impegna a vantaggio altrui senza badare ai propri interessi, immaginando che quella sia la funzione primaria di ciascuno mentre è risaputo che è esattamente il suo contrario ad avere credito e udienza. Sono probabilmente fuori dal tempo, devoto a “L’idiota” immaginato e raccontato da Fedor Dostoevskij in un romanzo che voleva e ancora vuole rappresentare, come scrivono gli esperti, un uomo positivamente buono” che, più o meno, potrebbe essere un Cristo del XIX secolo. Tema strabiliante e terrificante. Infatti, lo stesso autore non nasconde la paura “di farne un romanzo, soprattutto perché, annota e scrive, essa “è un’idea troppo difficile e non ci sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo... Quest’idea è raffigurare un uomo assolutamente buono... Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d’oggi soprattutto.

Mi sento idiota, però e magari anche contento di esserlo se inteso come quell’uomo semplice raccontato chissà quando da saggi per i quali “molto più conosce Iddio un santo idioto che un savio peccatore”, delineato da francescani “fioretti” in cui ilpredicatore di turno, dicendo non ho la grazia del predicaree sono semplice e idioto proclamava essere il buono e mai il gramo ciò che conta nella vita Sono, ovviamente, divagazioni interessate, che però mi portano a ripetere quel che altri hanno già detto. E cioè che è interessante essere un’idiotaInfatti, contemporaneamente, questo modo di “essere idiota” mi consente di restare estraneo alla truppa degli opinionisti in libera uscita, ma anche autorizzato a sottolineare la pochezza delle tesi sostenute, l’irragionevolezza delle ragioni addotte, la pressoché totale assenza di umiltà nel giudizio e la superbia che li accompagna nel loro ridicolo esercizio di imbonitori e saccenti dispensatori di evidenti e labilissime opinioni…

Questo riconoscermi idiota in un mondo che dell’idiozia si ciba e si circonda, mi spinge a pensare che stupirsi non serve e indignarsi ancor meno. Quindi, mi chiedo: non resta che prendere atto e rammaricarsi per la pochezza con cui si condisce l’insalata quotidiana? No, non basta. Allora leggo, guardo e poi mi permetto divagazioni che ritengo serie sebbene resti convinto che per molti siano quisquiglie irrilevanti e soltanto buone per far solletico alle pulci. Una di queste divagazioni riguarda l’informazione dedicata a Leone XIV, papa nuovo, anzi nuovissimoL’altra settimana, tanto per dire, il novello Papa, andato in visita Genazzano, luogo di orazione alla Madonna del Buon Consiglio, per la piazza mediatica è diventato soggetto di una cronaca degna d’essere raccontata non perché protagonista di una visita intensa, emozionante, mirabile per parole e devozione messe in vista, ma per un “forza Roma” pronunciato sorridendo dal Pontefice e rivolto a un ragazzino con la sciarpa magica al collo. Sempre l’altra settimana, a distanza di giorni e non di chissà quali chissà quando, il Papa ha accolto migliaia cattolici di ogni rito orientale (tra loro iracheni, libanesi, siriani, profughi o in situazione diemarginazione e pericolo). A loro papa Leone XIV ha detto che riteneva imprescindibili le Chiese orientali unite a Roma, ha chiesto con forza che le loro tradizioni vengano custodite, ha denunciato ogni tentazione di omologazione liturgica e spirituale… Parole coraggiose e fondamentali, ma perse e cadutenel vuoto. Infatti, nessuna traccia è emersa nella piazza mediatica, occupata invece a commentare il breve incontro del Pontefice conSinner… Emergeva così un Papa ridotto al rango di tennista amatoriale affascinato e in ammirazione davanti al mito sportivo. Il che regalava al Papa, secondo i social, dodici milioni di followers… Tanti, tantissimi. Però, sufficienti per aggiungere che cosa al Magistero del Papa?

Stupisco per la meschina informazione dedicata agli eventi. Penso perciò che stupirsi è bello se lo stupore è genuino, magariun’emozione improvvisa. Invece, eccoci costretti e pronti allo stupore suscitato da un satrapo (colui che nell’esercizio di un ufficio o di una carica si distingue per l’ostentazione o per l’abuso dei suoi poteri e della sua influenza) a cui piace la guerra e dispiace ogni parola che invita a smetterla… Con questo satrapochiunque abbia cercato di negoziare – dal Vaticano all’Onu, dalla Casa bianca fino alle Case colorate e pacifiche che ancoradecorano il mondose ne è tornato a casa a tasche vuote, accusato di incapacità evidente a negoziare e a usare la nobile arte della diplomazia…. Però, sul tavolo degli inviati, secondo icommentatori, c’era soltanto una certezza cui riferirsi: per smetterla e chiuderla con le bombe sui dirimpettai da lui oppressi e invasi, il satrapo chiede le terre già rapinate, le terre in cui intende completare la rapina, la totale resa del l’inventato suo nemico” e via discorrendo… Dunque, nessuna trattativa, solo strozzinaggio. E tutti noi lì ad assistere, attoniti e costernati mentre lui, il satrapo, se la ride. E son tre anni che impunemente lo fa…

Ho vagheggiato attorno a un solo satrapo… Ma di quanti altri satrapi sono abitate le terre conosciute? C e ne sono a est, a ovest, a sud e a nord… Hanno nomi diversi ma lineamenti uguali… Usano il potere come manganello e mai come dovere di servizio…Temono il pensiero e amano invece il suo contrario… Si autoesaltano e si elevano per sembrare diversi mentre sono e restano quel che sono: nullità e niente altro… Ciononostante godono fama, ricevono applausi, sono invidiati, ascoltati e magari anche osannati… Sono l’esatto contrario del mondo giusto e giustamente considerato di tutti e per tutti… Non sono il futuro, ma pretendono di esserlo. Però, dice Sallustio (storico latino,cantore di virtù altrui e purtroppo mai fatte proprie) “soltanto pochi preferiscono la libertà…. I più non cercano che buoni padroni, tutto questo mentre sarebbe il caso di non dimenticare,dice Ravasi, che “la libertà è un divere e non solo un diritto”.

Roland Barthes (saggista, critico letterario, linguista e semiologo francese, fra i maggiori esponenti della nuova critica francese di orientamento strutturalista) ha scritto che “c’è un momento in cui si insegna quel che si sa; ma subito dopo ne arriva un altro in cui si insegna quel che non si sa: questo si chiama cercare. Arriva forse ora quello di un’altra esperienza: quella di disimparare, di lasciar lavorare la modificazione imprevedibile che l’oblio impone alla sedimentazione dei saperi, delle culture, delle credenze che si sono attraversate. Questa esperienza ha, credo, un nome illustre e fuori moda, che oserei qui usare senza complessi all’incrocio stesso della sua etimologia, Sapientia: nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza, e quanto più sapore possibile.

Anch’io vorrei disimparare per avviarmi felice a imparare Sapientia, Saggezza, Sapore… Invece, come gli idioti, resisto e non potendo addivenire al contrario resto dove sono abituato a restare. Muto spettatore di nefandezze spesso ridicole altrettanto spesso soltanto utili a riempire di niente il sacco avuto in dote.

se non ci credete saziatevi del misto orrendo di informazione e spettacolo (purtroppo, più spettacolo che informazione…) offerto ogni giorno dai media. Secondo Michele Serra è “un misto di cinismo e verismo in cui il citofono e non la passione del raccontare secondo verità e rispetto la fa da padrone”. Ma, credetemi, difficilmente il mondo si annida in un microfono.

Scusate il disturbo e consideratemi piuttosto il solito idiota, forse illuso o forse solo sognante.

LUCIANO COSTA

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