Il Domenicale

In giro c’è di tutto, ma vale solo l’effimero…

Mi sono svegliato ancora ignorante, ma questo sentirmi “irrimediabilmente ignorante, omaggio al “di certo so di nulla sapere” di socratica memoria, non mi impedisce di pensare che nessuno, in nessun caso, sia tanto vecchio o ammalato da non voler vivere almeno ancora un giorno, giusto il tempo necessario per salutare, oppure mandare sullostrega (modo di dire in uso al mio paese per invitare qualcuno ad andare a quel paese) chi di sicuro meritava di andare lì e non altrove, ad esempio i tanti o i pochi che in su e in giù per il mondo brigano al fine di convincere che aiutare a morire piuttosto che a vivere sia quel che serve per…  vivere tranquilli, magari sereni, forse anche felici di aver mandato, ovviamente con gentil decoro e lodevole aiuto, questo o quell’altro umano, di qualunque età, colpevole di essere malato acciaccato menomato vecchio malconcio arrugginito stanco disperato povero ricco abbandonato laddove di sicuro troverà riposo eterno. Scherzo, ma dovrei invece essere serio, soprattutto perché la questione sta uscendo dal campo praticato dai giocatori di professione (politici politicanti agitatori esperti venditori… di fumo e di felicità ancora da inventare) per invadere quello riservato ai non giocatori (io-tu-noi-voiessi) tutti o quasi tutti spettatori di un festival (uno qualunque, non necessariamente quello di Sanremo) in scena senza limite e senza tempo.

Nel frattempo, qui e altrove succede di tutto, ma non tutto è degno di apparire e neppure di essere raccontato sezionato sviscerato scritto detto cantato urlato sussurrato ampliato illustrato illuminato diretto ingrandito fotografato commentato e ripreso da potentissime telecamere e da lì mandato in diretta – addirittura in mondovisione -, così che nessuno, proprio nessuno, sia escluso. Leggo che “il Paese ha il fiato corto, ma soprattutto sospeso, più che sul destino dei palestinesi a Gaza (o anche degli ebrei in cerca di chissà quale terra promessa, aggiungo io) o degli Ucraini a Kiev, dei trumpisti in America, dei neonazisti in Germania e poi del Papa che invecchia e resta senza fiato, dei senza domani ad Haiti, dei  morti di fame in diversi angoli del mondo, dei morti in guerre che si susseguono senza che si sappia in giro di quali crimini si stanno macchiando, dei morti ammazzati, delle bande baby o maxi in libera uscita, dei migranti trattati come stracci in cerca di ripostiglio… ha questo Paese il fiato sospeso, dicevo, sul brutto o bel canto, sul var che calcisticamente bara e scontenta e su quel che serve per arricchirsi. Il resto, tutto il resto, è noia, noia, noia e ancora noia… Tutto questo mentre la Patria è solo “bramosa di nascondere le sue povertà economiche e le sue mediocrità politiche sotto l’indistruttibile tappeto dell’ovvietà”.

Lo so, sono un ferrovecchio da rottamare O no? Spero la seconda ipotesi, ma solo perché avrei ancora qualcosa dire e sassolini fastidiosi da togliermi dalla scarpa. Avrei qualcosa da dire, ad esempio, su certi argomenti oggi finiti nel dimenticatoio tipo quelli che vertevano, attorcigliandosi di pro e contro, su Berlusconi o Prodi, cattolici o laici, iuve o inter, Roma o Milano, fedeltà o infedeltà, essere o avere, rosso o nero, bianco o sbiancato, dio o mammona, democristi o comunisti –  sui quali allora si scatenava l’inferno e adesso solo l’indifferenza… Adesso se parli dei politici la gente schifata e annoiata alza gli occhi al soffitto; se citi le emergenze epocali ottieni in risposta il silenzio oppure gesti apotropaici, (solitamente attribuiti a un atto, oggetto o persona ritenuti utili ad allontanare il malocchio e gli influssi maligni) più o meno esibiti a livello di basso ventre; se difendi libri giornali e film perché li consideri se non tutti almeno alcuni strumenti di cultura ottieni sberleffi e pernacchie in egual misura.Così è se vi pare e anche se non vi pare.

A me pare vi sia in giro quella sensazione di solitudine e marginalità che alimenta l’angoscia… Vedo appiattirsi sul nulla qualsiasi dibattito (politico o impolitico, a piacimento, che tanto non ha importanza), odo emettere giudizi, anche su temi importanti e vitali, alla maniera con cui si emettono rutti, stupisco ma non trovo nessuno disposto a stupirsi in mia compagnia, penso in solitudine che se si vuole salvare la democrazia è necessario “agganciare al dibattito i temi che realmente contano nella vita delle persone casa, figli, sanità, sicurezza, ridistribuzione della ricchezza cercando di fare proposte realistiche e dicendo verità scomode…”,  in altrettanta solitudine mi domando se qualcuno si rende conto che sputando sulla Politica (almeno su quella con l’iniziale maiuscola) sputa su se stesso e anche, ma già al limite dello sconforto, se sia nato prima l’uovo o la gallina, se abbia diritto di cittadinanza chi si adegua a chi gli conviene e basta, se coloro ai quali abbiamo affidato il compito di rappresentarci abbiano o no il dovere di continenza (mentale, solo mentale)legato al loro ruolo, se infine sia lecito a me a noi a voiapprovare e giustificare, premiandole in caso di chiamata alle urne (elettorali), le posture aggressive usate per mettere ai margini coloro che tentano di resistere alla tendenza verso l’insulto e la rissa

Ho provato a condividere questi pensieri e queste visioni, mie e solo mie, con i quattro cercatori di tempo che conosco. Il primo mi ha consigliato riposo assoluto, il secondo una vacanza ristoratrice, il terzo un corso di esercizi spirituali, il quarto una visita urgente dallo strizzacervelli.  Tutti insieme, alla fine, hanno preteso d’essere invitati a bere a sbafo, in segno di gratitudine. Senza dover gratitudine alcuna a chicchessia ho letto il libricino che avevo destinato all’adorata nipote e lo ho trovato a dir poco eloquente. Raccontando infatti la montagna, chiede prima a chi appartiene, se ai lupi o ai pastori, mettendo in chiaro che entrambi la sentono e la raccontano come se fosse il proprio territorio dentro il quale gli uni considerano gli altri come pericolosi invasori, quindi perfetti nemici. Però, se il pastore spiega cosa significa la montagna per lui, la sua famiglia e il suo gregge, arrivati a metà e capovolgendo il volume, emergono le ragioni del lupoper il quale – scrive l’autore del libricino la montagna è la propria meravigliosa casa, il posto in cui vive, mangia, riposa e cresce i suoi cuccioli difendendoli dai pericoli, da quell’altro, il pastore con il fucile, che ha imparato a temere ed evitare. A me, lettore di vecchiezza adorno, l’altro, ovvero il pastore, dice le meraviglie del suo mondo, e quell’altro, l’animale famelico che da sempre ho imparato a temere, dice le medesime cose. Dunque, due ragioni simili ma contrapposte. E se invece ci fosse una terza possibilità, uno spazio per entrambi, da contemplare cambiando il punto di vista? Magari solo uno sguardo più ampio, che consenta di mettersi nei panni altrui, di condividere un mondo in cui c’è posto per tutti, che non induca qualcuno a farla da padroni, che porti a includere piuttosto che a escludere o aggredire

Non soddisfatto, ho letto in aggiunta anche quell’altro libricino, che avevo destinato al figlio di un’amica, scoprendo pagine piene di buone intenzioni e di ottime lezioni sul modo di essere e di pensare. Il libricino, birichino e bellino, racconta di “due casette, una graziosa e linda, l’altra cadente e sgangherata, che si fronteggiano sulla cima di due colline dirimpettaie. Nella prima vivono una gallina operosa, un topo e un gallo svogliati e lavativi. Nell’altra una volpe affamata e i suoi quattro volpacchiotti che reclamano cibo. Come è facile immaginare mamma volpe, che s’immagina piuttosto furba, decide di fare bottino del trio dirimpettaio…”. Non svelo come va a finire, dico solo che le fiabe– e questa è una fiaba – si divertono a scombussolare l’ovvio e a imporre l’insolito. Quindi, anche adesso, potrebbe finire con i deboli che si salvano e con i furbi che naufragano nella loro stessa furbizia. Se poi sussistono e progrediscono gli indolenti, sappiano che qui hanno futuro solo se contano sull’intelligenza e la lungimiranza altrui, che cioè da soli non andrebbero molto lontano.

Come certe tesi in progress e certi personaggi in libera uscita… Delle quali e dei quali è meglio diffidare, restando il più possibile alla larga.

LUCIANO COSTA

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