Il Domenicale

Io lo so che non sono solo anche quando sono solo…

Il mondo brucia e chiunque lo abita rischia d’essere arrostito. Nonostante la prospettiva non sia benevola, c’è chi osserva e poi volge lo sguardo altrove, chi aiuta il fuoco a fare sempre peggio, chi bellamente se ne frega, chi osserva e osservando vede possibili guadagni, chi scappa sapendo dove andare e chi scappa e basta… Poi, ma solo occasionalmente, c’è anche chi si preoccupa e s’ingegna per mettere pezze riparatorie al disastro. In questo caso i “pompieri”, veri angeli inventati per opporsi alle fiamme, si riuniscono attorno al tavolo delle emergenze e cercano il modo migliore per cancellarle. Dicono e propongono cose sagge questi“pompieri” Però, c’è qualcuno disposto ad ascoltare e ad agire secondo lo spirito e le regole proposti? Dubito e dubitando mi preparo al peggio. Nonostante ciò, ieri ho sperato secchiate d’acqua benedetta, cioè capaci di mettere fine allo scempio, versate sui fuochi accesi e alimentati dalla guerra. Ho sperato, ma è bastata una virgola mal messa per cancellare qualunque ipotesi di giorni sereni… In giorni precedenti, durante un incontro con studenti assetati di verità e alla ricerca di alternative credibili al fuoco della guerra, una ragazza, riferendosi ai fuochi accesi in Iran e dintorni, ha chiesto: “Alla fine chi giudicherà come è andata? Chi stabilirà da dove ha avuto origine tanto scempio? Chi punirà i colpevoli?”. Fuori dal coro qualcuno ha gridato: “Giudicherà la storia…”. A memoria non ho trovato segni di una storia capace di insegnare qualcosa a qualcuno… Tanto meno ai pazzi guerrafondai che si accaniscono attorno a un piatto di sabbia e petrolio Infatti, loro adorano il “dio danaro e per loro questo basta e avanza. Così è… Quindi, non stupisce che le vendite di armi da parte delle 100 maggiori aziende produttrici di armi al mondo (delle quali lor signori adoratori del dio danaro sono i maggiori sostenitori), siano raddoppiate negli ultimi due decenni. E non intorpidisce le coscienze sapere che quasi il 40% dei Paesi nel mondo destina oggi oltre il 2% del proprio prodotto interno lordo (pil) agli armamenti. Alla base di questa crescita vi è l’aumento dei conflitti e delle tensioni geopolitiche: guerra su larga scala in Europa, invasione militare russa dell’Ucraina, tensioni crescenti tra grandi potenze come Stati Uniti e Cina, instabilità in Medio Oriente e in Africa, crescente competizione tecnologico-militare ovunque, anche dove si muore prima di fame e sete e poi di bombe e cannonate…

A proposito degli studenti che apertamente chiedevano lumi sul mondo che brucia, sulle guerre in generale e, in particolare, suquella che vede al centro Usa, Iran e Israele, ripensando i commenti uditi, mi sono un’altra volta convinto della mancanza di informazione corretta e vera… Ho allora suggerito ai professori che li accompagnavano di leggere e far leggere quel che Gigliola Alvisi ha scritto in “Scatti di libertà… Il desiderio di futuro dei ragazzi iraniani”. Dice l’autrice: “Prima le proteste delle ragazze contro l’obbligo del velo, poi le manifestazioni contro un regime assoluto e violento che ha risposto con una repressione senza eguali, arresti di massa e decine di migliaia di morti, condanne a morte e torture. E da qualche settimana anche la guerra. L’Iran è tornato drammaticamente in primo piano sui mezzi di informazione, protagonista di un conflitto internazionale che affonda le radici in un passato lontano e ora in una guerra di cui non si vede la fine con Stati Uniti e Israele. Una situazione difficile da comprendere a fondo per gli adulti e più ancora per i ragazzi. Se interessa, ma spero interessi, il racconto si snoda attraverso la vita due famiglie: a Teheran i Bagheri contrari al regime ma terrorizzati dal potere della polizia morale e di ciò che può capitare ai due figli più grandi che frequentano di nascosto le manifestazioni pubbliche di protesta; a Padova gli Haidari, con Azad il capo famiglia esule iraniano in Italia dagli anni Ottanta che ha reciso ogni legame con il suo Paese, deluso dalla mancata democratizzazione. Le due storie, grazie a una mostra fotografica e a un blog sostenuti dall’entusiasmo e dalla sensibilità dei ragazzi padovani e iraniani, sintrecciano e alimentano un nuovo slancio di impegno civile e una nuova speranza nella possibilità di cambiare le cosePurtroppo, la realtà cancella speranze e utopie!

I ragazzi chiedono, gli adulti ascoltano… e vorrebbero rispondere, ma nessuno ha insegnato loro le basi su cui costruire risposte appropriate… “Ascoltare”: grande e fondamentale regola, prima parola di ogni azione, necessità irrinunciabile, stileprassiposturadi un modo di stare nel mondo per “comprendere, accogliere, accompagnare e incoraggiare”.

Leggo una lettera rivolta al mondo degli adulti, scritta da una giovane sognatrice, e scopro che la nostra vita è un filo di lana: scende, sale, si tende, si spezza, a volte vola. E voi anziani ci avete convinti che ogni oscillazione è un difetto, che se non siamo dritti, perfetti, stabili… allora non valiamo. E così impariamo a controllare il cibo, il corpo, gli sguardi, le emozioni…. Impariamo così a stringere troppo forte ciò che ci fa sentire sicuri, fino a farci male; impariamo dipendenze che non sono vizi, ma tentativi disperati di respirare, perché nessuno ci ha insegnato a stare in equilibrio, solo a non cadere. E allora cadiamo lo stesso, ma da soli. Però, mi ostino a credere che la tragica ammissione di aver “toccato il fondo” non sia l’ultima parolaMi aiuta a crederlo l’insistenza di chi cerca alternative… Qualche giorno fa Papa Leone ha detto ai dirigenti della Previdenza Sociale di essere coscienti e coerenti con il ruolo ricoperto, quello “che vi chiama a farvi carico dei bisogni di molte persone fragili attraverso meccanismi di equa distribuzione della ricchezza, con un’attenzione particolare alle situazioni di criticità, quello che vi dà la possibilità di agire in modo efficace nella promozione di una responsabilità sociale che coniughi sviluppo economico e coesione comunitaria, orientando le scelte al bene comune. Ho inteso quelle parole come indicazione del sentiero su cui camminare e far camminare… come compagne di un viaggio che porta a un mondo migliore, ricco di pace e povero di guerre, come presupposto al fare bene il Bene… Tutto questo, secondo Leone, “in un mondo in cui c’è complessivamente molta ricchezza e anche molta povertà”… in cui “molte centinaia di milioni di persone in tutto il pianeta sono immerse nella povertà estrema e non dispongono di cibo, alloggio, assistenza medica, scuole, elettricità, acqua potabile e servizi sanitari indispensabili mentre sussistono ricchezze sproporzionate che rimangono nelle mani di pochi…”. Meditiamo, gente, meditiamo! Questo è infatti “uno scenario ingiusto, di fronte al quale non possiamo non interrogarci e non impegnarci a cambiare le cose.

Magali Clavelet, scrittrice di favole e di pensieri favoleggianti, fa dire al suo Lupacchiotto che il primo weekend di primavera, con un bel sole e l’aria tiepida, ha portato con sé tante promesse: scampagnate e gite divertenti, giochi all’aria aperta, un dolce far niente sotto il sole, anche quella pioggia improvvisa che tutto ha rattristato e immerso nella noia. Però, dice Lupacchiotto, dopo la pioggia, di sicuro arriva il sole… basta volerlo e crederlo.Insomma, basta avere pazienza e anche il giardino meno perfetto diventerà perfetto, cioè capace di assemblare precisione e imprevedibilità, ordine e improvvisazione, pignoleria e istintività, diversità e curiosità, opportunità e nuove relazioni

Eppure, intorno, domina quel senso di solitudine che impedisce di cogliere i valori e le essenze del silenzio cercato per favorire pensieri e riflessioni sull’essere e il divenire… Eppure basterebbe poco per capire che nessuno è solo, sempre solo, solo capace di restare solo… Lo dice anche Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti, giovanotto di gran fama) con una canzone che io metterei volentieri nel corredo scolastico. Dice la canzone:

Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
,
sotto un cielo di stelle e di satelliti
,
tra i colpevoli
, le vittime e i superstiti
di fronte a un cane che abbaia alla luna,
davanti a un uomo che guarda la sua mano credendola quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su

ed era bello il panorama visto dall’alto,
che afferrava il mondo intero.
Ma ora la città è un film straniero senza sottotitoli,
l
e scale da salire sono scivoli
e la televisione dice che le strade son pericolose
Ma l’unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
:
il profumo dei fiori
, l’odore della città,
il suono dei motorini
, il sapore della pizza,
le lacrime di una mamma
, le idee di uno studente,
gli incroci possibili

Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
,
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

La città è un film straniero senza sottotitoli,
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
:
come stai
, quanto costa, che ore sono,
che succede
, che si dice, chi ci crede.
E allora poi ci si vede,
ci si sente soli
, soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
.
Un cartello di sei metri dice tutto quel che c’è intorno a te,
ma ti guardi intorno e invece non c’è niente
,
solo un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi

ascoltano una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi
, di alzarsi
e smettere di lamentarsi,
c
on l’unico pericolo di non riuscire più a sentire niente
non il battito di un cuore dentro al petto,
non la passione che fa crescere un progetto,
non l’appetito e la sete e l’evoluzione in atto,
energia che si scatena in un contatto.
Io lo so che non sono solo anche quando sono solo

mentre rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango.

Il mondo brucia e chi lo abita rischia d’arrostire. Però una canzoneviene a dirci che oltre c’è ancora del buono… Io ci credo. E voi?

LUCIANO COSTA

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