Il Domenicale

La lingua-madre insegna tenerezza… ma purtroppo pochi la usano e l’apprezzano

Fra due giorni dovremo di nuovo fare i conti con un anniversario che essendo intriso di lacrime e sangue mette in vista l’umana stupidità. Ricordate? Era il 24 febbraio dell’anno 2022, giorno nel quale l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin infrangeva il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali, schiacciava la sovranità territoriale e la vita di un popolo infliggendo una ferita profonda nel cuore di una nazione, di un continente e del mondo intero. Era il 24 febbraio dell’anno 2022 e la Russia di Putin dava il via a una guerra insensata-disastrosa-assurda-vileingiustificata schiaffo all’umanità, riprova della stupidità, dell’alterigia, della vanità, dell’assurda pretesa di onnipotenza di un piccolo arrogante uomo a cui altri suoi simili avevano concesso e concedevano credito, udienza, servigi e libero esercizio di nefande pretese. Sono trascorsi quattro anniQuattro tutti uguali, perché la guerra, come tutte le guerre, non cambia mai la propria orrenda fisionomia… quattro anni di bombe, di macerie, di morte, di dolore e di sopraffazione, “un tempo infinito nel quale è rimasta intrappolata l’intera umanità”… quattro anni nei quali, insieme ai missili e ai droni, si sono alternati sussulti diplomatici che hanno provato a squarciare il cielo cupo dell’ineluttabilità della guerra ma che non sono riusciti nemmeno ad accendere per qualche ora la flebile fiaccola della pace… quattro anni di parole armate, di sorrisi bugiardi, di promesse tradite, di accorati appelli all’uso della Ragione, appelli ogni volta bellamente e vilmente seppelliti e dimenticati… “Ma se le macerie hanno seppellito corpi e città – ha scritto ieri Federico Piana su L’Osservatore Romano – non possono aver sepolto la speranza. Quella è ancora viva negli occhi di ogni ucraino che sa benissimo che la notte buia e tempestosa non potrà durare in eterno. Quello che gli ucraini vogliono, però, è che la comunità internazionale affretti l’arrivo del giorno. Quattro anni di dolore possono bastare.

Molti dei Domenicali scritti negli ultimi quattro anni hanno avuto la guerra come soggetto, la pace come aspirazione e l’utopia comemedicina per i mali causati dalla stupidità di alcuni – tanti, troppi – umani. La bimba sognante cieli e terre nuovi, mettendo in vista i suoi splendidi sette anni, anche ieri mi ha chiesto perché si faccia la guerraHa dovuto ammettere di non saperlo… “Allora – mi ha detto la bimba – te lo dico io: perché uno grande, grosso e stupido pretende di comandare tutto e tutti”. Quindi, basta uno scioccoscellerato arrogante per fare la guerra? Purtroppo, sì! Eppure, almeno secondo la bimba, basterebbe poco per cancellare la guerra e mettere al suo posto la pace. “Basterebbe – mi ha spiegato – chiedere scusa… dicendo semplicemente mi dispiace e prometto di non farlo più”. Ma voi, proprio voi che forse leggete, riuscite a immaginare Putin e i tanti e vari guerrafondai in libera uscita impegnati a chiedere scusa per il disturbo arrecato? Io, sebbene la soluzione proposta dalla bimba mi avesse affascinato e insieme turbato, non ci sono riuscito. Ciò non toglie che abbia ragione proprio lei. Sì proprio lei, la ragazzina in cerca di cieli e terre nuovi, tutti da abitare e circondare con giochi fiori sogni Se sia utopia oppure anticamera di ciò che domani sarà è difficile a dirsi o anche solo a immaginare. Però, personalmente mi compiaccio di stare tra coloro che al mondo in pace ci credono. E questo nonostante che in Ucraina e in altri sessanta luoghi del Pianeta Terra parlino le armi, taccia la Ragione e si allarghi senza fine la frattura più profonda, quella che attraversa, che sospende e offende la vita di milioni di persone

Infatti, ancora ieri, benché si celebrasse la Giornata mondiale della Giustizia Sociale, nella Repubblica del Congo la tregua pur annunciata non ha retto all’urto della guerra, in Sudan hanno agito indisturbati i facitori della guerra, in Medio Oriente (Israele, Gaza, Libano, Siria, Iran, Iraq e chi più ne ha più ne aggiunga) ha prevalso il sonno della Ragione, nel resto del mondo (quasi tutto se non proprio tutto) indifferenza, odio, incertezza e menefreghismo sparsi in abbondanza, dimostrazione eloquentedell’inutilità-vacuità e aleatorietà dei valori che pure sono ancora alla base della nostra e altrui Civiltà, conferma del come “i passi del maestro sono udibili solo da chi è pronto ad ascoltarli”, riprova del rifiuto ad ascoltare le parole che più contano e che da sole potrebbero indurre ad abbandonare i sentieri perversi…

E sempre ieri, mentre andava in onda la Giornata internazionale della lingua madre, incentrata quest’anno sulla relazione tra nuove generazioni e la loro lingua originale, qualcuno gridava al mondo la sua pretesa di egemonia assoluta e insindacabile. A costui o a costoro, ho allora immaginato di poter spiegare che la lingua madre è l’espressione del cuore, delle emozioni, degli affetti primari”, che “parlare a qualcuno in una lingua che comprende, consente di raggiungere il suo cervello”, che “parlargli nella sua lingua madre significa raggiungere il suo cuore”. Ho anche ragionato e sragionato su lingua e linguaggio…Sulla lingua come sistema di suoni, vocaboli e regole grammaticali condiviso da una comunità… Sul linguaggio come capacità degli esseri umani di comunicare pensieri, esprimere sentimenti, e in genere di informare sulla propria realtà interiore o sulla realtà esterna, per mezzo di un sistema di segni vocali o grafici, come requisito essenziale  capace per essere avvolgente come una carezza o un abbraccio e quindi incapace di provocare ferite profonde.

Utopia, ancora utopia, oppure visione di una realtà in avvicinamento? Credo nella realtà in avvicinamento e perciò mi preparo a farle e posto e a darle adeguato riconoscimento. Mi piace immaginare d non essere solo in questo tentativo di prendersi cura di qualcosa che altrimenti è destinato a morire… Se vogliamo ricostruire la Speranza – disse un giorno il compianto papa Francesco alla gente riunita in piazza per ascoltare il domenicale Angelus – occorre abbandonare i linguaggi, i gesti e le scelte ispirati all’egoismo e imparare il linguaggio dell’amore, che è prendersi cura che è un linguaggio nuovo, che va contro i linguaggi dell’egoismo. Putin e i guerrafondai in libera uscita non lo sanno, ma se si usa il linguaggio della gentilezza e del prendersi cura, del ragionare piuttosto che dal pretendere ragione, allora tante parole di odiolasceranno il posto a parole di speranza e di pace”.

Utopia, ancora utopia, oppure avanguardia di un’idea destinata a cambiare il mondo?

Meditiamo, gente, meditiamo…

LUCIANO COSTA

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