Il Domenicale

La poesia che canta la pace

Ricchezze spropositate vorrebbero offuscare il potere rivoltoso della bontà… Poi quel Essente che è Jesus Christ e la poesia che canta la Pace…

Un giro di lancette ed ecco che l’alba spunta un’ora prima. Da oggi, legalmente piuttosto che normalmente, il giorno gode un’ora in più di luce e, forse, di un’ora in meno di guerra, di violenze e di evidenti stupidità. Questo consente agli apocalittici di contare i secondi che ci separerebbero dalla fine del mondo, agli integrati di farneticare con i numeri della propaganda e ai beatamente assisi nello stare bene da soli di aggiungere delizie sommando ricchezze… Però, appena fuori dal seminato, crescono i nuovi poveri (se interessa, sono quasi sei milioni gli italiani sotto la soglia della povertà e altrettanti hanno rinunciato o stanno rinunciando a curarsi per manifesta impossibilità di pagare cure e medicine) e aumenta il numero dei disperati (bianchi, neri, gialli o rossi, poco importa) in cerca di futuro da vivere e condividere.

In tanta desolazione, anche ieri Papa Leone XIV è tornato a dire al mondo che “la ricchezza va ridistribuita…”. Parole sante, ahimè inascoltate e vilipese. Infatti, basta leggere tra le righe dedicate all’essere e al divenire dell’economia, per scoprire che la popolazione mondiale dei miliardari continua a crescere. Forbes, la rivista che rovista e pubblica i risultati della ricerca, annotando gli aumenti riscontrati nel corso di un anno, dice che nel mondo, distribuiti in 80 Paesi e territori, ci sono 3.428 patrimoni personali formati da dieci cifre; aggiunge che più della metà di tutti i miliardari il 51% in totale è concentrata in soli tre paesi: Stati Uniti (989 miliardari – erano 902 – per un patrimonio complessivo di 8,4 trilioni di dollari); Cina (con 539 miliardari – erano 450 – per un patrimonio complessivo di 2,2 trilioni di dollari); India (229 miliardari – erano 205 – con un patrimonio aggregato di 1 trilione di dollari). Implacabile è poi la classifica, che implacabilmente ai primi tre della lista ne aggiunge sette, di grado inferiore ma comunque di notevole spessore: Germania (212 miliardari – erano 171 – con un patrimonio complessivo di un trilione di dollari); Russia (147 miliardari – erano 140 – con un patrimonio complessivo di  649 miliardi di dollari; Italia (89miliardari – erano 74 – con un patrimonio complessivo di 483 miliardi di dollari); Canada (82 miliardari – erano 76 – con un patrimonio complessivo di 457 miliardi di dollari); Hong Kong (71 miliardari – erano 66 – con un patrimonio complessivo di 420 miliardi di dollari);  Brasile (70 miliardari – erano  56 – con un patrimonio complessivo di 265 miliardi di dollari); Taiwan (66miliardari – erano 54 – con un patrimonio complessivo di 245 miliardi di dollari). Allegria, è il paese di Bengodi! E se il resto non conta o conta poco, chi se ne frega…

In tanta tristezza scopro che è tornato in scena Miracolo a Milano”, puro teatro attorno a un mito, rifacimento di una favola cinematografica datata 1951 (regia di Cesare Zavattini e Vittorio De Sica), non un’opera-manifesto ma ancora una favola con angeli sparsi e derelitti che guidati da due attori (Giulia Lazzarini e Lino Guanciale, assai bravi sebbene scarsamente osannati)danno vita a uno spettacolo tutt’altro che ingenuo, capace cioè di affermare, gioiosamente e in controtendenza, il potere rivoltoso della bontà, uno spettacolo da vedere e far vedere (E’ proposto al teatro Strehler di Milano fino al aprile, poi chissà dove e quando).

Scopro anche che il musical dedicato a Jesus Christ Superstar, anche in questo procedere verso la Pasqua 2026, non smette di essere cantato e rappresentato, di appassionare e di emozionare.Però, avendo dimenticato gli anni ruggenti che accompagnaronoquell’evento (sale stracolme, code in attesa, commenti strabilianti, invocazioni per renderlo nuovo catechismo…) mi ritrovo a pensare che “una cosa può essere e non essere allo stesso tempo”, un enigma sostenuto, sorridendo pur restando pensoso e più propenso a nascondersi che ad apparire, da Emanuele Severino, illustre filosofo bresciano che tradusse l’Essente e poi lo nascose, non per avarizia, solo per impedire che venisse sciupato da arroganti ignoranti ma anche da intellettuali vanitosi, senza ritegno e misura. Per chi lo avesse dimenticato ricordo che secondo Severinol’Essente è ciò che è, ovvero l’intera realtà, realtà eterna, immutabile e incapace di non-essere. Vale a dire: ogni cosa che è, è eterna; niente viene dal nulla e niente torna al nulla; l’annullamento è impossibile. Ho conosciuto Severino, ho letto spesso i suoi scritti, ho sempre ammirato quel suo sapere capace di trasformare il saputo in novità… Allo stesso tempo, ma assai spesso, non l’ho compreso sebbene lui, benevolmente, tentasse di far breccia nella mia ignoranza usando pazienza e intelletto. Però, accettando d’essere ospite di un serale televisivo che mi competeva, Severino non mise limiti alle domande e neppure alle richieste di opportune spiegazioni su ciò che era stato detto e che magari risultava incompreso. Quando gli chiesi se per caso il suo Essente fosse la raffigurazione di quel Jesus Christ innalzato a superstar da un indubbio e bel musical che stava sulla scena internazionale dal 1973, mi rispose semplicemente che gli piaceva l’accostamento, lasciando però intendere che una risposta esaustiva aveva bisogno di spazi che il tempo televisivo non concedeva. Voleva dirmi, ne sono certo, che lo spazio per comprendere e ottenere risposte esaustive sull’Essente o su Dio, chiunque essi fossero, non dipendeva da lui, ma da me, da noi, da voi, da loro e da essi.

Come dice quel pazzo adorabile e intrigante che si chiama Bergonzoni (leggete il suo “Aprimi cielo”, ultima colonna del“Venerdì” di Repubblica, e ne avrete conferma) “si tratta, se non di tutto, del resto del maltolto agli stolti… di ogni stato disgrazia, di guerra non ancora sazia… di scranni per senza crani... di Rosari con le spine… di buio per accendini… di intralci d’uve… di Farisei spenti… di un qualche proverò, mai riuscito… di un riuscirò, mai provato... di pampini&adulti in fior… di genitori di figli spezzati... di Cristo convitato di Pietro... di averroè di puodarsi… di colto ma in fallo… di magnificare meno e, invece, di munificare tutti… di Dio vacante… di Madonna vacanza… di ecosistema… di fatalità… di fatalmenteschifo che la lascio al peggio che passa grande come un danno, come un invano, come un matto soriano…

Poi, se il nome di un’operazione militare è un manifesto in due parole, un’intenzione comunicata prima delle bombe (o durante le bombe), allora può avere senso, sostiene Barbara Stefanelli su “7”, mettere insieme, uno sull’altro, detti e contraddetti come “Enduring Freedom (Libertà Duratura) e “Epic Fury (Furia Epica) Nel caso sfuggisse l’accostamento, rileggete la storia e scoprirete cheEnduring Freedom” fu il titolo delloperazioneAfghanistan – anno 2001- mentre “Epic Fury” è quello dell’operazione in corso nel medio Oriente e suoi dintiorni, voluta dal biondo americano in concorso con il moro israeliano.

Son baruffe malevoli e insensate, lontane parenti di quelle suscitate da grida e schiamazzi dedicati alla propria vittoria e all’altrui sconfitta, son baruffe malevoli e insensati schiamazzi che investono sia lo sport, sia la politica e quant’altro assomigli a una gara. Ma non è mai uno spettacolo edificante sebbene venga giustificato dall’agonismo e dal piacere di prevalere. Visto l’andazzo, sarebbe però il caso di porsi domande e di fare opportune riflessioni. Nel “diario del mese” Alfonso Berardinellichiede: “Lo sport (ma anche la politica) è così educativo e socialmente innocuo come si crede? Quelle smorfie smodate e animalesche di chi vince la gara agitando minacciosamente il pugno e digrignando i denti non sono abbastanza ripugnanti? E quali istinti coltivano e suscitano nel pubblico? Vincere è una cosa così gioiosamente aggressiva? Si può essere altruisti in una competizione?”.

Meditate, gente! Nel caso non ci riusciste, appellatevi alla poesia, che sempre come sostiene José Toelentino de Mendonza, cardinale di santa romana ecclesia – offre angoli di elevazione e di pensiero, che spesso è vera educazione alla pace, che è un’antenna per dire che siamo tutti interconnessi e magari anche uniti, che è un modo straordinario per offrire al mondo intorno parole disarmate e anche disarmanti, che è la via capace di favorire approcci alla verità, che è parte essenziale della pace, che scrive e stabilisce un patto con il futuro, perché essa è anche la valorizzazione della contemplazione e del silenzio, vie obbligate per preparare il cuore alle grandi questioni della spiritualità”.Allora e solo allora capiremo la pace, l’espressione più profonda del bene comune, ma anche le sue difficoltà Poi, amici, usate la poesia come rimedio alla stupidità esibita da tanti profeti di sventura

Se ho divagato, sappiate che è colpa dell’ora sottratta al giorno, buona per regalare più luce e (forse) anche per accorciare il tempoconcesso alle cinquantanove guerre in corso, tutte stupide, tutte inutili, tutte orientate a far soldi…

LUCIANO COSTA

 

 

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