Il Domenicale

Leone XIV… un Papa per dare alle vecchie “cose nuove”nuova dignità e sostanza

Nel mare mediatico (spesso solo assurdo e privo di rispetto e decenza) che ha avvolto prima l’addio a Francesco e poi il benvenuto a Leone, una voce mite e dolce, quella del vescovo di Milano, Mario Del Pini, per spiegare quel che poteva essere chiesto al nuovo Papa ha semplicemente ricordato l’essenziale. Ecioè che il suo compito è quello di “essere la persona che aiuta a essere cristiani. Se ho ben inteso, il vescovo Mario, con semplicità disarmante diceva a me e a chiunque fosse anche solo minimamente interessato alla questione, di non chiedere al Papa mirabolanti iniziative, ma solo e sempre di testimoniare la forzadel Bene, la validità della Carità, l’essenzialità della Speranza, la potenza della Fede, il valore della Parola che a tutti annuncia cieli e terre nuovi. Leggendo e ascoltando commenti sul nuovo Papa hoperò colto, se non l’esatto contrario, almeno l’incapacità, o la non volontà, di andare oltre l’ovvietà e il semplice eloquio. Poi, all’improvviso, ecco un Papa nuovo e inatteso, uno qualsiasi, perciò degno di essere mandato ad annunciare che beati saranno gli ultimi, gli oppressi, gli affamati, i pacifici, i misericordiosi e, forse, anche gli illusi, cioè quelli che testardamente credono possibile cambiare il male in bene, mutare la guerra in pace e concordia, trasformare la disperazione in autentica gioia, costruire ponti utili a unire pensieri diversi, passare dallo stare bene da soli allo stare bene insieme

Il vescovo Mario dice di aver visto “in Giovanni XXIII la popolarità, in Paolo VI l’intensità, in Giovanni Paolo I il sorriso, in Giovanni Paolo II l’ardore, in Benedetto XVI il rigore, e in papa Francesco la testardaggine, intendendola nel senso della determinazione con cui ha cercato di realizzare il bene…”.Domani o chissà quando gli chiederò che cosa ha visto e sta vedendo in Leone XIV. Sono sicuro che mi risponderà prendendo a prestito le “cose nuove” annunciate dal suo predecessore. Mi dirà cioè che nel nuovo Papa c’è la volontà di dare nuove prospettive e certezze alle “cose nuove” annunciate appena centocinquant’anni fa… Con preghiera di farne buon uso, di usarle per (ri)edificare “una Chiesa unita, libera e lieta: unita nel superare le divisioni; libera dalle schivitù non diopendente dai potentati della terra né dall’opinione pubblica, povera e quindi disponibile a seguire il Signore, piuttosto che essere trattenuta dalle nostalgie, dal potere o dalle abitudini; lieta di testimoniare che nella Chiesa lo Spirito Santo realizza la promessa di… cieli e terre nuovi.

Di parole – ben spese, ben dette, a volte vere e altre solo false, compiacenti e insipienti, vacue e anche solo interessate – è stata ed è circondata l’elezione del nuovo Papa. In prevalenza, secondo i commentatori, evidenziano “la speranza che il suo pontificato possa coincidere con un’inversione di rotta negli scenari globali nel segno del ritorno della pace. Il turco Erdogan immagina “un ulteriore progresso nelle relazioni internazionali…”; l’Emiro del Qatar manda “congratulazioni”; il re di Giordania spera e auspica che “possa contribuire a diffondere la pace, l’armonia e la comprensione in tutto il mondo”; l’Iran  dice che “l’elezione di un nuovo Papa riflette una speranza condivisa: che la religione e gli insegnamenti religiosi possano salvaguardare elevati valori morali e umani”; il re del Marocco ribadisce la volontà di “fare insiemeper costruire ponti di fraternità tra gli uomini e erigere il dialogo interreligioso come baluardo contro l’estremismo e la chiusura in se stessi”; il presidente brasiliano lo invita a partecipare al Vertice sui cambiamenti climatici”; la presidente del Messico dice che “è una persona con un orientamento pro-poveri, il che è molto positivo, perché sarà attento ai bisogni di coloro che sono meno fortunati e, allo stesso tempo, alla costruzione della pace e della prosperità nel mondo”; il francese Macron sottolinea la “serenità e la benevolenza ben visibili nel nuovo Papa”; il britannico Starmerevidenzia “una svolta fondamentale capace di “riunire insieme popoli e nazioni per affrontare i problemi più importanti della nostra epoca… Poi, con accenti differenti, tanti altri presidenti e re di nazioni vicine e lontane. Invece, molto positiva l’opinione generale in rete per il nuovo Papa: le interazioni sui social media e sui siti internet hanno registrato il +86,4% con la parola “Prevost”e oltre l’80% per “new pope”. Secondo la società che ha provveduto all’analisi e alla raccolta dei dati, tra le 25 emoji più utilizzate dagli utenti online per commentare l’elezione del nuovo Papa ci sono le mani giunte in preghiera, il lampeggiante della breaking news e le bandiere dello Stato Pontificio

Di tanto dire fare illustrare e pubblicare preferisco il tono pacato e mite con cui il Presidente Italiano, Sergio Mattarella, ha salutato il nuovo Papa.Nel partecipare al gaudium magnum annunziato alla cristianità e al mondo – ha scritto il Presidente nella lettera inviata al novello Pontefice – desidero far giungere, anche a nome del popolo italiano, fervidi auguri per un lungo e fecondo pontificato, oltre che per il benessere spirituale e personale di Vostra Santità.Gli italiani hanno vissuto in spirito di spontanea e profonda adesione il dolore per la scomparsa di Papa Francesco. All’inizio di un nuovo cammino di servizio petrino all’unità della Chiesa, fin d’ora desideriamo accompagnare Vostra Santità, certi che a nessuna donna e a nessun uomo di buona volontà, mancheranno la preghiera e l’affettuosa vicinanza del Papa. Sono certo che la lunga esperienza nel sud del mondo che Vostra Santità ha maturato anche in veste di missionario manterrà acceso quel faro verso i più deboli e dimenticati che Papa Francesco aveva voluto illuminare fin dall’inizio del proprio pontificato. In questo momento storico, in cui tanta parte del mondo è sconvolta da conflitti inumani dove sono soprattutto gli innocenti a soffrire le conseguenze più dure di tanta barbarie, desidero assicurarle l’impegno della Repubblica Italiana a perseguire sempre più solidi rapporti con la Santa Sede per continuare a promuovere una visione del mondo e della convivenza tra i popoli fondata sulla pace, sulla garanzia dei diritti inviolabili e della dignità e la libertà per tutte le persone. Quella pace che Vostra Santità ha evocato con forza nel Suo primo messaggio dalla loggia di San Pietro e che è la speranza dell’umanità intera. Vostra Santità è chiamata ad un compito imprescindibile e oggi ancor più necessario. Le giungano i più fervidi e sinceri voti augurali miei personali e dell’intera Nazione italiana affinché attraverso la Sua alta missione possano prevalere sempre dialogo, giustizia e pace.

Tutto il resto, credetemi, benché atteso e condivisibile, fa parte del solito. Qui e adesso, invece, serve l’insolito… Un insolito modo, ad esempio, per dire come essere cristiani portatori di pace, giustizia, speranza, carità e verità in un mondo che di pace, giustizia, speranza, carità e verità sembra progressivamente e intensamente disinteressarsi, convinto che di tali virtù si possa facilmente (ma maldestramente) farne a meno.

Buon viaggio, caro papa Leone XIV. Spero (speriamo) che il Cielo ti sia davvero propizio, che ti aiuti a ristabilire concordia, che ti consenta di vedere la pace fiorire fra tutti e per tutti, che ti dia la gioia di vedere i cristiani camminare uniti verso quei cieli e terre nuovi a lungo immaginati e non ancora pienamente vissuti…Spero (speriamo) inoltre che le parole usate da un tuo precessore – quel Paolo VI mite e pensoso che con il Concilio fece nuova la Chiesa, che con la Civiltà dell’Amore trasformò il bene personale in Umanesimo condiviso e vissuto… – per annunciare un tempo nuovo e degno d’essere vissuto, per dire che “servire l’uomo in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità” è  il solo modo di praticare e incarnare il Vangelo, per essere semplicemente e costantemente cristiani, siano anche le tue parole.

LUCIANO COSTA

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