Il Domenicale

L’imbecillità ha cercato e ottenuto spazio. Poi, pensieri e ammonimenti…

E di nuovo l’imbecillità è scesa in campo per mostrare al mondo la sua… imbecillità. L’assalto alla sede del quotidiano “La Stampa”, andato in scena ieri l’altro a Torino, con pieno diritto è entrato nel gran libro delle imbecillità… compiute e vantate da autentici imbecilli, che parlano e gridano senza sapere di che pasta son fatte le parole e le grida che fuoriescono dalle loro bocche. Converrebbe loro di stare zitti e buoni, invece eccoli, però mascherati, pronti a dire e a fare, ma in modo da non essere riconosciuti e quindi puniti… Ieri e oggi costoro sono e restano il perfetto emblema dell’imbecillità, che è tale anche quando, allargando l’orizzonte dello scibile, si chiama idiozia, stupidità, cretineria, scempiaggine, ebetudine, ottusità, demenza, deficienza, stoltezza, castroneria, cretinata, sciocchezza, stupidata ecc. ecc. Costoro, come disse Umberto Eco dettando la “lectio magistralis” proprio all’Università di Torino (anno 2015), son quelli a cui “i social media danno diritto di parola… legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività, che venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel…”. E questa, sissignori, si chiama imbecillità. Se interessa, per Umberto Eco l’imbecille o gli imbecilli di oggi sono tutti coloro che si dimostrano inopportuni, incompetenti e anche pericolosi, fotocopie perfette del branco che ha assalito e devastato il quotidiano “La Stampa” credendo possibile far tacere quell’uomo (che mille e più anni fa si chiamava Arnaldo da Brescia, frate ribelle destinato all’oblio ma poi riammesso al sapere comune perché portatore di coraggiose parole…) che scrivendo e argomentando racconta oggi vicende, anche orribili vicende, circondate sempre di verità…

Questo modo di fare si chiama “giornalismo serio vero pensato meditato”, l’opposto dell’imbecillità, che tra le sue fila annovera, in maniera direttamente proporzionale, chi parla o scrive a vanvera, chi si sente al di sopra della media e ostenta questa sua superiorità (deriva narcisistica dell’Imbecillità), chi vuol mettere sempre l’ultima parola su tutto, chi si fa paladino delle pseudoscienze, chi inquina le comunicazioni con turpiloquio e offese, chi si lamenta soltanto per il gusto della lagna quotidiana, chi mascherandosi assale e minaccia…

Ieri a Torino, l’altro ieri – appena trenta e forse più, anni fa – a Brescia. A Torino i violenti mascherati hanno agito per punire il quotidiano “La Stampa”, a Brescia se la presero con “Teletutto”, piccola emittente televisiva che allora, apertamente, si dichiarava “libera cattolica democratica popolare”. Uguale la matrice: far tacere che non la pensa come loro, cancellare la libertà di stampa e di pensiero…

Credevo fossero tempi andati e definitivamente superati. Invece… Invece vedendo Torino assalita da imbecilli, forse rivoluzionari o forse solo nostalgici imbevuti di nefande ideologie, ho rivisto la mia Brescia e insieme a lei quella emittente televisiva – piccola ma ingegnosa, soprattutto libera -, che avevo l’onore di guidare, assalita da leghisti ai quali non piaceva essere criticati e tanto meno invitati a usare il cervello anziché la forza degli slogan e dell’offesa, perciò padroni di scaricare davanti all’ingresso dell’emittente ospitata al Villaggio Sereno, liquame e sterco… Quel mattino, insieme ai miei redattori e operatori, versai lacrime amare. Poi, però, da quelle lacrime amarissime, prese rinnovata forza la voglia di fare e di restare “liberi, cattolici democratici popolari”. Sono sicuro che tale forza rinnoverà adesso la sua… forza a Torino. Perché questa forza che cancella le offese e che restituisce piena dignità ai pensieri pensati e liberi, se mi è permesso adattare un pensiero espresso da papa Leone, “non è solo una macchina che produce, ma un’attività che restituisce vita alle persone, alle comunità, alla nostra casa comune… che libera dalle catene dell’ingiustizia, che restaura ciò che è stato ferito, che crea spazi dove ogni uomo e donna possano respirare dignità e speranza”.

Credo basti e avanzi per un Domenicale che vorrebbe essere di gioia e che invece temo diventi di noia allorquando si mette a commentare fatti e misfatti generati dall’imbecillità di qualcuno. Se potete, perdonate il Domenicale e chi lo scrive. Il quale, dopo aver letto all’alba quel che aveva scritto, ha pensato fosse meglio aggiungervi quei pensieri disordinati, conservati per essere poi condivisi con chi fosse disposto a meditarli insieme. Se avete tempo e voglia, leggeteli…. Vi diranno cose ovvie ma rivoluzionarie, cose rivoluzionarie ma ovvie, pure e semplici ovvietà, però per nulla imparentate con l’imbecillità.

A proposito di pessimisti e ottimisti dicono che… “sia l’ottimista, sia il pessimista danno un loro contributo alla società: l’ottimista inventa l’aeroplano, il pessimista il paracadute” (scritto da G. B. Shaw), che “l’ottimista è un uomo che vi guarda negli occhi, il pessimista è invece un uomo che vi guarda i piedi” (parola di G. K. Chesterton), che “il pessimista ha un vantaggio: egli può andare incontro solo a sorprese piacevoli, mentre l’ottimista ne avrà soltanto di spiacevoli (divagazione di Rex Stout, il cantore delle gesta di Nero Wolfe). A proposito di coloro che governano e regnano facendo uso di carineria e cretineria, dicono che… “ai due tre dieci cento mille diecimila potenti potentissimi o anche solo potentini… serve lo psichiatra…”, che “se volete la prova, riprova, novella prova o altro per misurare la loro pazzia leggete quel scrivono o hanno fatto scrivere, essendo noto che loro il tempo e i pensieri per scrivere non li hanno… e poi sputate, chealtrimenti il sapore vi guasterà umore e gusto per il resto dei giorni” (scritto da ignoto). A proposito del vivere e sopravvivere dicono che “diventare centenari può essere bellissimo, ma non a qualsiasi prezzo, che talvolta accomiatarsi è il passo più dignitoso e umano (lezione mattutina di Mattia Feltri, da leggere su “La Stampa”). Sulla comunicazione tra individui forse pensanti o forse solo farneticanti, ribadiscono che “si mettono la mano davanti alla bocca e dicono di tutto immaginando che nessuno sente o legge il labiale… una mano sulla bocca e l’altra penzoloni mentre dovrebbero metterla sulla coscienza” (sproloquio del solito anonimo). Sulla politica in essere e in divenire dicono che “negli anni il Parlamento – nostro o loro, fate voi – è diventato un’assemblea notarile al servizio del capo… una tribù dove non c’è bisogno di pensare né di porsi problemi morali… lì, infatti, per essere o credersi nel giusto basta avere un capo e quindi ubbidirgli (tema altissimo, addirittura filosofico, certamente non nuovo sebbene detto da un senza nome qualsiasi). Su diritti e libertà dicono che “è sempre complicato spiegare perché è inutile battersi per i diritti se prima non ci si occupa del diritto, ossia della scienza che stabilisce e protegge i limiti della nostra libertà…” (libertà che finisce dove incomincia quella dell’altro o altra e via discorrendo, parola illuminante di A. Grasso). A proposito di insofferenti e di uggiosi informano che tra loro “c’è chi dice non ne posso più, ne ho piene le tasche, i calzini e anche i cosiddetti, non ho più spazio per parole senza senso, non sono più disponibile ad ascoltare bugie, basta ne ho abbastanza, fermate il mondo, voglio scendere…”.

Insomma, si dice, dico, dicono… E poi? Poi tutto va come prima, soprattutto perché dire è il modo migliore per ben figurare mentre dire e poi fare è la misura di una verità che dovrebbe regnare e che invece è dimenticata e allontanata.  Leggo adesso che “gli uccelli non si girano mai indietro quando volano via…”. Mi chiedo: “Lofanno perché sono saggi o perché sono incoscienti?. A voi l’ardua sentenza. Personalmente ho l’impressione che prevalga l’idea del “non facendo nulla non cambia nulla. E poiché alternativa non c’è, vincerà ancora chi impunemente e bellamente “tira a campare”.

In tanto azzardo di parole e pensieri ho anche visto cose turche, simili a quelle che i nonni e i bisnonni ritenevano fuori dall’ordinario: il Papa che in missione ecumenica e pastorale a Istanbul, va in Santa Sofia, chiesa voluta dall’imperatore Costantino per glorificare il Dio di tutte le consolazioni e misericordie, oggi una grande moschea, terra d’incontro e di preghiera per i Musulmani, e lì si raccoglie in silenzio per meditare e riflettere , ma senza innalzare al cielo nessuna orazione; la donna delle pulizie che in attesa di vedere papa Leone dopo il suo incontro con il patriarca Bartolomeo, incontrovoluto per riaccendere la fiaccola dell’Unità che spera e invoca la Pasqua da celebrare insieme, tra l’andirivieni di cardinali vescovi prelati cristiani e ortodossi, con assoluta naturalezza entra in scena col suo arnese di lavoro e spazza, asciuga, pulisce… Che cosa non si sa, ma è evidente che è lì per rendere lindo luccicantesplendente ogni centimetro destinato a essere calpestato dalle  sacre e profane pantofole. Tutto trasmesso in diretta, senza veli e senza quei commenti immediati che solitamente mischiano sacro e profano cercando spiegazioni piuttosto che accettando le lezioni che portano con sé.

Bazzecole? Forse sì o forse lezioni su cui meditare… Fate voi.

LUCIANO COSTA

 

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