Anche oggi mi consolo di essere ignorante. Infatti, è proprio ignorando che facilmente passo ad altro senza dolermi più di tanto. Per esempio, tra tante cose ignorate, ignoro quel che passa nella testa di tanti potenti scellerati (identificarli è abbastanza facile: basta sentirli ed ecco che la loro scellerata idea di mondo tutto per loro balza e rimbalza sulla scena); ignoro ciò che spinge schiere di uomini e donne che vivono vegetano e crogiolano dispensando amenità (più vacue vuote e stupide che amene) in televisioni, radio, giornali, riviste, blog e diavolerie mediatiche a sentirsi appagati del loro fare quando è palese che il loro fare è soprattutto stupido e suppergiù asservito alla logica del tanto peggio tanto meglio (se volete conferme divagate su canali e pagine, non rimarrete delusi); ignoro da che molla sono spinti coloro che del tutto scelgono una parte e di quella si fanno vanto senza neppure aver necessità di provare a ragionare sulle ragioni e i torti di questa e quella parte, che tanto basta lavarsi le mani (alla maniera di Pilato) per sentirsi a posto; ignoro quel che spinge gente normale e pensante a dimenticare normalità e pensiero per affidarsi totalmente a ciance e brusii messi in circolo da venditori di fumo, da chierici pontificanti, da retori dotati di assai scarso costrutto e da chiunque che alla “pietas” sostituisce la “vanitas”… Non posso invece ignorare quel che il saggio manda continuamente a dire, e cioè che “bisogna fare sulla terra il proprio mestiere di esseri umani”. Però, quanto è difficile adeguarsi a tale invito! Meglio svicolare. Infatti, il rischio è quello di ricevere, sempre e comunque, pietre in faccia… Come nella canzonetta, quella che diceva… “Tu sei buono e ti tirano le pietre. / Sei cattivo e ti tirano le pietre. / Qualunque cosa fai, / dovunque te ne vai, / sempre pietre in faccia prenderai. / Tu sei ricco e ti tirano le pietre. / Non sei ricco e ti tirano le pietre. / Al mondo non c’è mai / qualcosa che gli va / e pietre prenderai senza pietà! / Sarà così finché vivrai… / Se lavori, ti tirano le pietre. / Non fai niente e ti tirano le pietre. / Qualunque cosa fai / capire tu non puoi / se è bene o male quello che tu fai. / Tu sei bello e ti tirano le pietre. / Tu sei brutto e ti tirano le pietre. / E il giorno che vorrai difenderti / vedrai che tante pietre in faccia prenderai! / Sarà così finché vivrai…”
A proposito di mestieri, il mio amico Giovanni, prete di montagna, ha lasciato scritto che “tutti i mestieri montano un po’, cioè vanno alla testa o fanno insuperbire, ma più vengono definiti elevati e più nuocciono contro l’umiltà e la chiarezza”. Per evitare dubbi spiegò che al suo paese “vien detto montato colui che è tanto pieno di sé da non lasciar posto a nessuno nella sua testa, nemmeno per un confronto. Quindi, necessariamente, lui è il più bravo e il più buono in tutti i campi…”. Perché tutti evitassero l’errore di concedere spazio alla superbia, Giovanni aggiunse pensieri che non hanno mai smesso di essere attuali. Scrisse infatti: “…una professione più è elevata e più dà l’illusione di essere perfetti, forse perché, ai suoi tempi, Aristotele diceva che le forme superiori contengono quelle inferiori. Ma dubito parecchio, perché le salite dei superbi non corrispondono mai a un aumento della ricchezza intellettuale. Anzi, quando uno va in su materialmente, l’orizzonte si allarga senz’altro, ma pare che non sia così socialmente: qui salendo forse si è necessitati a chiudere per un istinto di difesa…”. Accanto mise poi esempi che sembravano parabole. Del tipo: “Un manovale non si sogna neppure di fare certe affermazioni superbe: “Io sono il più bravo… Nessuno sa il mestiere come me…”. Si, perché simili affermazioni lo farebbero cadere nel ridicolo, perché il suo mestiere non distingue affatto. Così era per il vecchio contadino, che se ne sarebbe guardato bene dal dire: “Io zappo meglio del mio socio… Io so mietere meglio di tutti…”. Non perché fosse santo e non volesse compromettere la sua santità, ma perché era tanto furbo da saper evitare il ridicolo. Invece, in un mestiere appena un po’ più elevato, era facilissimo, anche al mio paese, di trovare per esempio un muratore che pretendeva di essere il più bravo del paese e che faceva far star su i muri senza pietre. Lo stesso dicasi di un falegname, che osava criticare il coro del seicento, dicendo che lui in cinque mesi, con dieci operai alle sue dipendenze, l’avrebbe fatto meglio. Lo stesso elettrotecnico che a mala pena riusciva ad aggiustare l’interruttore di un semplicissimo impianto, aveva il coraggio di dire che lui, se non l’avessero distratto, in un mese al massimo, avrebbe inventato la televisione. E voi avete visto che non ho ancora toccato il campo artistico, che non è mai stato il massimo della serietà e dell’equilibrio. Qui tutti l’ammettono che ognuno possa sentirsi Dante o Verdi, a seconda dei casi. Però ci sono delle professioni che sembrerebbero al di fuori di questa intossicazione, eppure pare che l’inquinamento moderno le abbia toccate”.
Tutto questo per dire che sarebbe il caso di temere e quindi scansare chi “sulla terra ha dimenticato e dimentica che bisogna fare il proprio mestiere di essere umani”.
Il mestiere di essere umani, per mia e spero anche vostra fortuna, lo fa benissimo Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica. Ieri, celebrando la Giornata dell’Europa, che da settantasei anni ricorda il giorno in cui il Vecchio Continente decise di cambiare il proprio destino, avviando un percorso di cooperazione e integrazione destinato a trasformarne profondamente la storia, esercitando il mestiere di Presidente, ha ribadito che “la memoria dei Padri fondatori ci richiama ai valori di libertà, democrazia, indipendenza, su cui vollero fondare un percorso virtuoso verso l’unificazione dell’Europa, sul piano economico e, in prospettiva, su quello politico”. Però, “in questa fase storica, i popoli si trovano dinanzi a prove temibili e di straordinaria importanza. L’aggressione russa ai danni dell’Ucraina ha riportato il conflitto armato nel cuore del continente, chiamando a una risposta unitaria a tutela del diritto internazionale e dei principi di libertà e sovranità. La perdurante crisi in Medio Oriente richiama con altrettanta urgenza la necessità di un impegno sempre più incisivo a sostegno della pace, del dialogo e della stabilità internazionale. A queste e molte altre sfide del nostro tempo è illusorio pensare di rispondere in assenza di strumenti e politiche condivise”.
Infatti, come hanno scritto i vescovi europei “viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al bene comune”. Lo hanno fatto i padri fondatori dell’Europa Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, politici ispirati dalla loro fede cristiana non ingenui sognatori, ma architetti di un edificio magnifico, seppur fragile, chiamato Europa, possiamo farlo anche noi. Se, come affermava Alcide De Gasperi, “l’Europa unita non è contro le patrie, ma contro i nazionalismi che le hanno distrutte, l’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori”, allora questa idea di Europa deve essere coltivata e diffusa…
Intanto, oggi, è anche la festa della mamma… festa che meriterebbe pensieri sublimi e gesti di riconoscenza senza limiti e che invece, per molti è solo festa occasionale, per tanti festa commerciale, per altrettanti anche e soprattutto gioia da condividere.
Ma, come fa a mantenere il cuore allegro, perciò capace di inventare gioia da condividere, con tutto ciò che di male e malefico accade? Accetto suggerimenti…
LUCIANO COSTA













