La violenza (e di essa sono piene, ahimè ahinoi, le… tasche dei tele-radio-media-giornali-blog-siti-salotti-conventicoli-chiacchierifici, utenti diretti e indiretti dell’umana avventura) è stupida, non merita scuse o scusanti e neppure commenti dato che l’unico commento possibile dice e conferma che è stupida, tremendamente stupida. Però, c’è e semina ovunque le sue nefandezze, che pur essendo nefandezze indegne sono puntualmente, esageratamente e forzatamente raccontate. E’ lungo l’elenco delle nefande gesta seminate ogni dì da questa spregevolerappresentante del genere umano senz’altra arte se non quella del far male agli altri – guerre, aggressioni, soprusi, stupri, assalti,agguati, imboscate, pugni, calci, coltellate, complotti, sotterfugi, tradimenti… e chi più ne ha più ne metta –, è lungo lunghissimo mai finito, cioè infinito l’elenco di coloro che partecipano al loro svolgimento – biondi, bruni, calvi, chiomati, parolai, dittatori, zar, cammellati, petrolpossidendenti, paperoncoli (senza offesa, caro Paperon de Paperoni), diabolikanovisti, agitatori, politicanti, terroristocentrici, taglionisti, coranisti, similvangelisti… predicatori di sventura et similia… – ed è indegno, comunque e in qualunque forma, dar loro udienza e credito… massimamente perché la violenza è stupida. Purtroppo, benché sia risaputo che essere stupidi non dipende da chissà chi, ma da chi sa che c’è quel lato debole e lo sfrutta, la stupidità fa parte del paesaggio. Però, la stupidità non è (o non dovrebbe essere) la norma ma l’eccezione, che essendo eccezione non giustifica e non ammette ripetizioni. In ogni caso l’uso della stupidità nuoce a chi la usa e a chi la ammette, ancor di più, se in siffatto caso esiste un di più, a chi la accetta.
Credo sia stupido argomentare di stupidità… a meno che argomentando si scopra che l’unico modo per eliminarla è mettere in chiaro la sua ineluttabile inutilità. Arte difficilissima quella del dimostrare l’ineluttabile inutilità della stupidità! Personalmente, sebbene insista a declamare e scrivere parole inesorabilmente destinate ad allungare il brodo domenicale (senza offesa per “il Domenicale” che Bresciadesso.com ospita e diffonde) sono e resto ignorante. Non capisco mille cose e di altre mille-duemila-centomila e oltre non comprendo l’utilità. Però, ogni volta stupisco di fronte a cronache che sbattono mostri e mostriciattoli in prima pagina con tale assiduità e violenza da rendermi allibito-basito-incredulo… Oggi la variante dominante ha la “pace trumpiana” al centro, il menefreghismo putinesco al suo lato destro, il disimpegnismo cinese a quello destro, l’attendismo pilatesco delle cosiddette “nazioni unite” sulla mediana e il non allineamento conservativo di interessati quanto illusi nazionalpopulisti in difesa… Tra le riserve, in panchina ma pronte all’uso, ci sono i resti di israello, di palestinopoli, di hezbolland, dihormuzstrettomisti, di navigatortrasportatoristi, di flotillisti, di untoristi e propagandisti di altrui pensieri, di esibitoristi col pugno chiuso indirizzato al cielo e una kefiah – sciarpa protettiva una volta, adesso ornamento illuminante appartenenze e schieramenti –esibita qual emblema dell’essere stati più che dell’attual essere...Domani, chissà chi lo sa.
Di tanto trambusto, qui volutamente rappresentato e scritto usando terminologia adattata al cronachismo piuttosto che al corretto abbecedario, mi intristisce-allibisce-innervosisce e, soprattutto,ingarbuglisce (sic, doppio sic), l’uso della “flotilla” come emblema di solidarietà altrimenti non esprimibili… Leggo “flotilla” e immagino barche in libera uscita, rileggo e scopro invece che sono associate-coordinate-guidate-comandate da un’organizzazione che annuncia-sostiene-propaganda aiuta umanitari al popolo di Gaza; approfondisco e vedo… certo idee solidali, di nobile lignaggio, addirittura virtuose e di indubbio valore umanitario ma anche palesi ipocrisie – aiuti indefiniti infagottati di parole e slogan -, evidenti connotati ideologici – pugni chiusi e vessilli a senso unico – e molto meno evidenti segni di umanesimo universale… Lo ammetto, l’uso della barca come sfida-arma-oggetto contro qualcuno la ritengo un’esibizione, non mi convince e credo serva a garantire, ma solo per qualcuno, un posto in prima fila. Per me, l’ostentazione di muscoli-potenza-ricchezza resta un’infarinata di farina stantia e inutile… Ai posteri l’ardua sentenzia!
Secondo Carlo Cipolla, massimo esperto e cantore dell’umana stupidità, allo stesso modo e tempo siamo intelligenti (quelli che fanno il proprio vantaggio e quello degli altri), sprovveduti (quelli che danneggiano se stessi e avvantaggiano gli altri), banditi (quelli che danneggiano gli altri per trarne vantaggio), stupidi (quelli che danneggiano gli altri senza avvantaggiare se stessi o danneggiandosi)… Secondo Dietrich Bonhoeffer, eminente teologo tedesco e acuto censore della stupidità universale, siamo un insieme di intelligenza e scaltrezza (che se ben gestite sono aiutino se non proprio aiuto all’esistere) ma anche sciocchi evidenti se non vediamo nella stupidità “un nemico del bene più pericoloso della malizia, poiché agisce in modo cieco e imprevedibile”. A questo punto, come manda a dire tale Vincenzo Giglio, “ognuno ha quanto gli serve per collocarsi correttamente nella casella giusta”. Personalmente ritengo, comunque e in ogni caso, che avesse ragione la mamma di Forrest Gump (personaggio cinematografico, un uomo gentile e amichevole che affronta una serie di straordinari eventi, ispirando le persone che incontra con il suo infinito ottimismo) che senza possedere sapienza era però una donna in gamba, capace di affermare con ragione e intelletto che “stupido è chi lo stupido fa”.
Salutando l’alba, la solita immaginifica “radiopianerottolo” ha ripetuto il già saputo, e cioè che “chi ama il denaro non è mai sazio di denaro e chi ama la ricchezza non ha mai entrate sufficienti”... Un soffio lieve, che se aggiunto al “fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede” traduce appieno la “realistica sapienza” di quel Gesù di Nazareth, testimone di bene e di pace, forse per questo deriso e crocifisso…Non contenta, la sempre immaginifica “radiopianerottolo” ha raccontato la storia di Giovanni Zucca, meglio conosciuto come fra Nazareno da Pula, destinato adesso a diventare “il santo delle caramelle”. Infatti, caramelle all’arancio e al limone erano le sue compagne di viaggio, che volentieri donava raccomandando di accompagnarle con una prece devota e pia… Una caramella dopo l’altra, ed ecco che il frate umile, uomo di preghiera disponibile a svolgere i lavori più diversi sempre con umiltà, il questuante, cuoco, giardiniere e servitore degli ultimi (tal quale a quella Lucia Ripamonti, ancella tra le Ancelle della Carità, “semplicemente Beata” che illo tempore mi deliziava con caramelle e biscotti, parte minimale del suo grandissimo bagaglio di carità) mi incontra e aiuta ad incontrare il Cielo. Questo mirabile sognatore di cieli e terre nuovi è morto nel 1992. Di lui parlano le virtù onorate e un santuario edificato per rendere testimonianza alla Madonna.
Spenta “radiopianerottolo”, che essendo immaginifica è più o meno fuori onda, le varie “teleniente” accese per far compagnia al tempo dedicato al togliere la polvere accumulata strada facendo,insieme agli eventi del giorno -guerre, violenze, omicidi, bombardamenti, scialacqui di parole vacue, proclami, ragioni vantate e mai spiegate, ecc. ecc. – , hanno ricordato che questa è la domenica di Pentecoste, “solennità cristiana che celebra l’effusione dello Spirito Santo Dio, dono di Gesù, che segna la nascita della Chiesa”, festa imprescindibile per chi crede, inutile per chi non crede, deleteria per chi se ne frega di qualsivoglia indizio di Spirito (magari Santo) capace di illuminare e di annullare la distanza tra Cielo e Terra. Del giorno di Pentecoste, distante cinquanta giorni da quello di Pasqua, mi ha sempre impressionato la cronaca della “fiamma” che avvolgendo gli apostoli riuniti nel nome di Gesù di Nazareth, li rende capaci di parlare tutte le lingue del mondo, perciò compresi da chiunque fosse nel mondo. Meraviglia delle meraviglie: gli apostoli iniziano a parlare e, sorprendentemente, ciascuno dei presenti li comprende nella propria lingua. La meraviglia degli ascoltatori non nasce però dal fatto che gli apostoli parlino lingue sconosciute, quanto dal fatto che il messaggio risulti immediatamente intelligibile a popoli differenti.
E se Pentecoste fosse ancora adesso il mezzo per diffondere parole immediatamente intellegibili da popoli diferenti? Sogno pur essendo desto. E la canzone che, chissà perché e come, rimbomba e pretende ascolto mi induce a nuove riflessioni e a novelli pensieri sul fare e dare: fare bene, fare quando, fare adesso, fare come e di più; dare senza chiedere ricompensa, dare senza che la mano sinistra sappia ciò che ha donato la mano destra, dare senza bisogno di essere notati e raccontati mentre si dà, dare semplicemente… Poi dare e fare di più… Perché davvero, proprio davvero “si può dare di più”. Lo hanno scritto, detto e cantato Enrico Ruggeri, Gianni Morandi e Umberto Tozzi con l’apporto sostanzioso di Giancarlo Bigazzi e Raffaele Tiefoli, tutti menestrelli che in quel 1987 sognavano e immaginavano il possibile e l’impossibile. Bisognerebbe risentirla quella canzone, per rendersi conto del tanto che ancora non è stato fatto, per mandare messaggi nuovi buoni e veri a chi oggi i messaggi nuovi buoni e veri li calpesta ritenendo assai più lucroso affidarsi e fidarsi dell’immediato star bene da soli…
Se interessa, ma deve interessare, la canzone dice:
In questa notte di venerdì…
perché non dormi, perché sei qui;
perché non parti per un week-end
che ti riporti dentro di te
Cosa ti manca, cosa non hai,
cos’è che insegui se non lo sai.
Se la tua corsa finisse qui
forse sarebbe meglio così.
Ma se afferri un’idea che ti apre una via
e la tieni con te o ne segui la scia,
risalendo vedrai quanti cadono giù…
E per loro tu poi fare di più.
In questa barca persa nel blu
noi siamo solo dei marinai
tutti sommersi, non solo tu,
nelle bufere dei nostri guai.
Perché la guerra, la carestia
non sono scene viste in TV.
E non puoi dire “lascia che sia”
perché ne avresti un po’ colpa anche tu.
Si può dare di più, perché è dentro di noi…
si può dare di più senza essere eroi…
Come fare non so, non lo sai neanche tu,
ma di certo si può dare di più…
Perché il tempo va sulle nostre vite
rubando i minuti di un’eternità.
E se parlo con te e ti chiedo di più
è perché te sono io, non solo tu.
Si può dare di più, perché è dentro di noi…
Si può dare di più senza essere eroi…
Come fare non so, non lo sai neanche tu,
ma di certo si può dare di più.
Se potete, amici, perdonate il disturbo. Se non vi va di perdonare, sopportate e meditate avendo certezza di quel che il saggio Ravasi, rammentando l’antico pensiero di John Dryden (poeta inglese vissuto tra il 1631 e il 1799) ricorda oggi nel suo domenicale “breviario, e cioè che “gli errori, come pagliuzze, galleggiano sulla superficie” mentre “chi cerca perle deve tuffarsi nel profondo”.
Buona domenica… Buona Pentecoste!
LUCIANO COSTA













