Il Domenicale

Poveri, ricchi, felici e infelici…

Avevo sognato Mario Draghi, all’epoca ancora con la veste del presidente incaricato, che tra tanti ministeri necessari e innovativi ne inventava uno tutto dedicato alla povertà e ai poveri suoi fratelli, subito dopo un altro dedicato alla affermazione della pace (somma di concordia e di fratellanza tra i popoli) e poi, in aggiunta, quello dell’ascolto (che significa “disposizione a comprendere”), un ministero rivoluzionario, niente più di un luogo in cui a ogni parola, non importa se pronunciata da dotti e sapienti oppure da umili e ignoranti chicchessia, fosse garantita pari dignità. Era soltanto un sogno e il professore elevato a salvator mundi certo non sapeva che dalle mie parti i sogni avevano cittadinanza, almeno fino all’alba.

Sebbene non circoscritto all’italico suolo, il mio primo sogno non era campato in aria. Infatti, rappresentava tanti poveri cristi, in fila e ordinati, in attesa ai pertugi aperti da suore, preti, frati e “dame” (della san Vincenzo o di qualche altra lodevole associazione), o davanti ai banconi delle provvidenziali mense sostenute dalla carità civile e cristiana. Una realtà a dir poco drammatica, addirittura “inarrestabile e imprevedibile” secondo i volontari, destinata ad ampliarsi “perché, adesso, chi viene a chiedere non sono soltanto gli stranieri o il vecchio costretto alla solitudine, ma i sono giovani senza lavoro, in lavoro precario, cassintegrati al minimo, disoccupati, studenti universitari che non ce la fanno più a far quadrare il pranzo con cena e tutti e due con l’affitto…”. E poi le donne, di tutte le età, alcune con i soliti pastrani di seconda mano, altre col resto dell’eleganza sopravvissuto alla crisi.

Secondo un esperto di società, “nella libertà di cui godevamo prima della pandemia potevamo essere, secondo lo stile pirandelliano, uno, nessuno e centomila, cambiare identità, presente e passato. Oggi siamo costretti ad essere solamente noi stessi per svelarci agli altri nella nostra nudità umana, forse un po’ brutti, ma noi stessi. In tali circostanze – aggiungeva l’esperto – possiamo fare due tipi di scelte: accogliere la realtà che (un qualunque) Dio ci mette davanti e lottare contro l’egoismo; oppure cadere nella tentazione di disinteressarci degli altri, specialmente dei più deboli”, perché nonostante le parole messe lì per avvolgere le buone intenzioni, “nell’accompagnare, curare e sostenere i più fragili e deboli” restiamo analfabeti, incapaci di accorgerci o anche solo di leggere che milioni di persone sono ancora senza reddito e nessuna risorsa che garantisca loro mezzi di sussistenza, piagati dalle carestie, dalla malnutrizione, con un accesso limitato all’istruzione e ai servizi sanitari, discriminati socialmente e totalmente esclusi dai processi decisionali.

Secondo i dati più recenti, si tratta di oltre 736 milioni di persone, il 10 per cento della popolazione mondiale che lotta per soddisfare i bisogni fondamentali come salute, istruzione, cibo, accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari. E le donne soffrono questa condizione più degli uomini: sono povere 122 donne, di età compresa tra i 25 e i 34 anni, ogni 100 uomini. E ancora, 160 milioni di bambini rischiano di continuare a vivere in condizioni di estrema povertà.

Così, mentre si cerca di raggiungere l’obiettivo “povertà zero” entro i prossimi 10 anni, la solidarietà, come dicono le file dei questuanti briciole per vivere, è messa a rischio dalla minaccia crescente del populismo, quello che chiude le frontiere e costringe migliaia di disperati a restare nel gelo e nella neve, o quello che sbatte milioni di fuggiaschi nei campi profughi disegnati sulla sabbia del deserto, o quell’altro che i disperati li lascia andare alla deriva nell’immenso mare.

Però, i cinquecento nababbi compresi nel Bloomberg Index (classifica giornaliera delle persone più ricche del mondo) nella pandemia hanno visto il loro patrimonio crescere di 1800 miliardi. E se il club dei super poveri si allarga, quello dei super ricchi si rimpinza. E’ la pandemia, bellezza!. Dallo scorso marzo a oggi la rivista Forbes (pubblicata otto volte all’anno per illustrare le meravigliose conquiste dei ricchi sparsi nel mondo) dice che dieci grandi paperoni globali hanno immesso nelle loro casse già colme ben 400 miliardi di dollari, più di quanto abbia speso la Gran Bretagna per l’emergenza Covid. Tutto questo mentre 150 milioni di persone (dati della Banca mondiale) si aggiungono alla cerchia di chi vive in estrema povertà (con 1,9 dollari al giorno, pari a un euro e sei centesimi) e mentre invece le 500 persone più ricche del mondo hanno visto aumentare il loro patrimonio di 1.800 miliardi di dollari che aggiunto ai precedenti arriva a 7.600 miliardi, con un incremento annuo del 31%, che vale da solo quanto il Pil dell’Italia.

Se interessa: Jeff Bezos, padrone di Amazon, ha guadagnato 70 miliardi di dollari e adesso se ne sta seduto su un pacco di dollari che a contarli raggiungono la cifra di 185 miliardi; Elon Musk, quello di Tesla, auto elettriche, è il numero due tra i ricchi e riposa su 153 miliardi di dollari; Bernard Arnaul, francese titolare di marchi come Moet, Hennesy e Luis Vitton, ha guadagnato 69 miliardi di dollari (dieci volte il Pil del Malawi) e adesso risposa su un letto di 148 miliardi di dollari. Seguono quelli di Facebook (Zuckerberg, Sergey Brin e Larry Page), Larry Ellison di Oracle, Bill Gates di Microsoft. Ciò significa che lo 0,001 della popolazione mondiale in un anno s’è pappato qualcosa come 3.000 miliardi di dollari. Seguono quelli che grazie ai vaccini anti Covid da loro prodotti stanno guadagnando miliardi a palate.

Poi… Poi vengono i cinesi (tanti, alcuni conosciuti anche in Italia per cause calcistiche), che al grido “andate e arricchitevi” lanciato dai comunisti al potere, stanno letteralmente ammucchiando profitti e dollaroni sonanti: grazie all’acqua minerale cinese in grado di battere anche la tecnologia, l’uomo più ricco della Cina ma anche dell’Asia è Zhong Shanshan, il re delle bibite Nongfu Spring (che tradotto significa “la fonte del contadino”). Come potete facilmente dedurre, in questo anno 2021, in una cultura in cui tutto è simbolo, arriveremo alla generazione acqua per il popolo: un dato macro-economico (bibite e acque minerali sono infatti un indice di benessere diffuso), ma anche un segnale politico lanciato al mondo. Un segnale che conferma quel che già è risaputo. E cioè che la Cina è vicina, è qui, è là, è ovunque vi sia qualcosa da conquistare. “Tanto – come mi ha spiegato il vecchio compagno maoista – paga sempre il popolo”. E il solidarismo comunista? Finito, sorpassato dall’avidità e dall’avarizia. Come si usa dire, l’avarizia comincia dove cessa la povertà… Sarà banale, ma è altrettanto ovvio. Infatti, ve lo immaginate un povero che fa l’avaro senza possedere il becco di un quattrino? E un’ape che il miele lo fa per sé, ve la immaginate? Io ricordo solo il detto latino che dice “sic vos non vobis mellificatis apes”, che tradotto significa “voi, api, fate il miele, ma non per voi”.

Eppure, siamo fatti apposta per cercare il bene comune. Invece, come ha scritto Andrea Monda, “da una parte c’è la cruda concretezza della solitudine delle persone e dall’altra le idee, anzi le ideologie di una classe politica concentrata su se stessa, sulle logiche del proprio gruppo, del proprio partito, delle proprie lotte interne. E se l’idea pretende di trascurare e superare la realtà, il risultato è l’abbandono del popolo che soffre, si lamenta, si disperde”.

A proposito dell’altro mio sogno, quello che al centro collocava un ministero dedicato alla pace tra i popoli e le nazioni, riporto le parole pronunciate da papa Francesco – “chi mette armi nelle mani dei bambini, invece di pane, libri e giocattoli, commette un crimine non solo contro i piccoli, ma contro l’intera umanità” –  e vi aggiungo quelle pronunciate dall’Unicef contro l’uso dei bambini soldato, che sono “decine, forse centinaia di migliaia, arruolati nei gruppi armati in almeno 14 Paesi del mondo”, che restano “un fenomeno spesso dimenticato, che trae nutrimento dalla natura dei conflitti contemporanei” e che dicono senza ombra di dubbio di “minori utilizzati in Afghanistan, Colombia, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Iraq, Mali, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Siria, Yemen, Myanmar, Nigeria, Filippine…” e chissà quanti altri. La sola Somalia, secondo fonti delle Nazioni Unite, è fra i Paesi più coinvolti, con oltre 1.500 bambini-soldato, per lo più rapiti dal gruppo terroristico di al-Shabaab e costretti a imbracciare le armi.

Sul terzo sogno, quello che vedeva nascere il ministero dell’ascolto, mi riservo commenti e chiacchiere a quando avrò visto Mario (Draghi) e i suoi all’opera, magari dopo aver scoperto che alle pompose esibizioni verbali di cui si nutre qualsivoglia conference de presse sono state anteposte semplici parole piene soltanto di verità.

Nel frattempo, appena ieri, Alessandro Bergonzoni, ha scritto che “il non capire riguarda l’immenso, il non voler vedere c’entra con l’imperdonabile; anche per questo va aggiustata la rotta balcanica, con il suo esodo degli scalzi”. Resta invece di attualità quel che ha detto Aristotele. E cioè che “Si può essere ricchi da soli, ma che per essere felici bisogna essere almeno in due”. Essendo oggi san Valentino, a torto o a ragione considerato patrono degli innamorati, si potrebbe sperimentarne la bontà… O, anche adesso, simile esercizio è tempo perso?

LUCIANO COSTA

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