Il Domenicale

“questi” e i “quelli” di cui potremmo farne a meno

Guerrafondai dichiarati-falsi-evidenti-riconosciuti-patentati e,quindi, di facile identificazione (i nomi di alcuni di loro, tuttidegni d’essere primi nell’infima classe dei profeti di sventura, li ho sulla punta della lingua, voi invece quanti ne conoscete?) che sfacciatamente si propongono quali fautori-mediatorisensaliannunciatori e procacciatori di pace? Uno (il Trump delle praterie ridotte a campi di golf), che pur girando tenendo in tasca bombemissilipistole-mitraglie e ordigni costruiti per offendere con l’aggiunta di forzuti omuncoli pronti a far da bastone alla sua evidente decadenza, pretende d’essere degno del premio Nobel per la pace; un altro (il Putin della steppa tanto amata dai lupi e dai presunti novelli zar), che pur essendo riconosciuto invasore-oppressore-dittatore-energumeno e anche, in aggiunta, persecutore di chiunque speri e invochi libertà, si va proponendo intorno qual custode di virtù  che conducono alla pace; un altro ancora (il XiJinping della grande muraglia cinese), che portandosi al seguito miliardi di umiliati e sottomessi fa uso dell’equidistanza più corrosiva per pretendere udienza dove si scrivono le più semplici idee di pace; quell’altro (l’Erdogan che il Bosforo e tutto quanto gli si accompagna lo ha già arricchito (sic!) di soprusi-violenzemortimortificazionioppressioni e indebite carcerazioni), cheimmaginando d’essere l’angelo aggiustatore (sic, doppio sic!)s’annuncia capace di accordare (mettere d’accordo) anche chi, come lui, per accordo intende il suo, punto e basta; senza dimenticare quell’altro ancora (il Khomeini delle spezie e del ridicolo), che credendosi supremo custode delle virtù e dei pensieri dell’islamico profeta” s’arroga il diritto di schiacciare come pulci e vermi immondi chiunque (più di trentamila nell’ultimo nefando round) non gli ubbidisca o s’opponga alla stupida e insulsa regola-idea-interpretazione-comodità-arroganzamessa in circolo per esaltare l’uomo e mortificare-offendere-deprimere-cancellare e umiliare la donna; e quell’altro (il Netanyaqu del taglione più tagliono) che dimenticando d’essere cittadino di una terra chiamata santa usa la spada e dimentica il perdono. Poi, gli aggiunti (i Questi e i Quelli in cerca di futuro, soprattutto per se stessi), figli di un’Europa che ha dimenticato d’essere nata da Cadmo ed Armonia, parenti stretti di un’Africa misteriosa e ancora pacifica, lontani parenti di quel lembo d’Asia fatta di paradisi gioiosi e di terre abitate da illusi ma felici figli-nipoti-parenti-amici di Ghandi, ammiratori di quel Sud che va dall’Equatore in giù dove si balla-canta-piange-vive-muore forse in apparente allegria o forse solo in evidente disperazione, amanti di quel pezzo di mondo (l’Oceania vasta e immaginifica) che in sé contiene l’altra faccia del visto e conosciuto.

 

Costoro dovrebbero essere “la luce del mondo e, anche, “la città sul colle, perché tutti la possano vedere” (più o meno come i santi o, in difetto, almeno come i normali e onesti di questo mondo). Dovrebbero, ma in realtà sono un insieme che se ne infischia di “essere” preferendo fare la conta del più facile “avere”, rappresentazione veritiera dell’ingordigia e dell’apparire, gente pronta a smerciare effimero e vanità come fossero trattati di filosofia applicata all’alta cultura). Sono, costoro e a vario titolo, i nostri “politici”: onorevoli individui che dovrebbero riempire illoro Parlamento con parole sagge ed illuminanti, con provvedimenti e leggi ancora più saggi, magari anche con comportamenti virtuosi, ma che in sostanza si esercitano, un giorno sì e l’altro pure, alla litigata e all’insulto. Costoro sono “questi” e “quei” politici, (nostrani, stranieri o periferici, fate voi), gente che una volta tornata a casa dovrebbe illuminare il popolo degli elettori con resoconti veritieri di ciò che hanno fatto e di ciò che intendono fare e che invece si rintanano ognuno nei loro anfratti badando assai poco al resto della ciurma. Dall’Artico all’Antartico, gli scenari non cambiano… Oppure cambiano quando ai politici si sostituiscono comici in libera uscita appoggiati da guru prezzolati e fumosi, da venditori di fumo che non conoscono altre forme di comunicazione se non quelle del “fuori”, del “cacciamoli”, del “prima noi”, del “ritorniamo” al passato (ma quale?) dello stare bene da soli e gli altri si arrangino”, del “basta” Europa, del “viva” Russia, viva Cina e viva tutti coloro che la pensano come loro… O, magari,cambiano quando ai “politici”, che pure amano definirsi democratici, si sostituiscono quei vecchi signori in frac e quei nuovi damerini che il loro dire lo disegnano sul bel parlar forbito piuttosto che sul parlare chiaro e tondo, quelli che immaginano la “scissione” del mondo in tanti piccoli e privati mondi (nessuna “scissione” è riuscita fin qui a sovvertire l’esistente e a far appassionare alla sognata rivoluzione, ma forse non lo sanno) quale panacea di tutti i mali, rimedio che finalmente metta i vecchi reprobi all’angolo e i “nuovi” pretendenti sopra lo scranno.

 

Ma, vivaddio, di che mondo sto parlando? Di questo, certo, cheoggi come ieri sembra la perfetta rappresentazione della terra che una volta si riteneva fosse tutta sbagliata, soprattutto perché c’erano i fiumi ma non c’erano i ponti per passarli, c’erano le montagne ma non c’erano né strade né gallerie utili a renderle percorribili… In più, per i pedestri, non c’erano nemmeno scarpe-sandali-zoccoli e ciabatte utili a non pungersi i piedi. Poi, col coraggio e la buona voglia, gli umani hanno rimediato a tanti errori. Però, non a tutti. Infatti ne restano ancora parecchi… E tutti dovremo dare una mano per correggerli.

 

A questo punto vorremmo capire, voglio capire… Invece non capisco… Però, come si fa? Per esempio, dato per scontato che solo nel partecipare c’è la risposta più confacente alle buone attese, leggendo le gesta dei questi e dei quei”, non resta che riderci sopra, anche se amaramente… Se poi alle gesta dei “questi” e dei “quei” s’aggiungono quelle dei novelli saputelli tronfi e gonfi di potere, resta ben poco da sperare. Per esempio, credevo di aver visto se non tutto almeno tanto, invece mi sfuggiva il questionario, messo in circolo dal movimentismo studentesco dedito a reinventare un passato più oscuro che chiaro, richiedente pareri e denunce sugli insegnanti di sinistra, D’acchito lho giudicato una cretinata degna di cretini in liberauscita, alla quale, come succede nelle favole, ho aggiunto l’immancabile morale. Che liberamente può essere così riassunta: il problema (della scuola e non solo di quella) “non sono gli insegnanti schierati, ma gli insegnanti disamoratiCioè, non quelli che credono ancora in qualcosa, ma quelli che – anche a causa della scarsa considerazione di cui godono – finiscono per non credere più in niente.

Però, chi se ne frega! Infatti, come dicono gli ottusi, è un no problem” e basterà girare la pagina per dimenticare, per tirarsi fuori, per esorcizzare la propria mediocre esistenza, per unire(come suggeriva Flaiano) “l’inutile al dilettevole”. Anche per stabilire (comodamente e senza sentirsi minimamente in colpa) che tutte le coscienze hanno il diritto di sentirsi limpideMa,sempre o soltanto fino a prova contraria? Lo ammetto, queste sono parole vacue, forse riprova del “si parla tanto e si dice poco pur convinti che il poco detto valga la pena d’essere profferito e divulgato. Parole vacue, spesso “nere” suggerisce il breviario di Ravasi, cioè “prive di reale contenuto”, e quindi “parole da rottamare perché servono solo a colmare di rumore il silenzio della nostra comunicazione attuale”.

All’alba, dopo aver letto e ascoltato commenti inzuppati con poco o niente di intelligente, ho pensato che ci vuole un fisico davvero bestiale per reggere il peso dell’assenza di pensieri almeno pensati. Io non possiedo un fisico bestiale, quindi non reggo chi si esalta nel sostenere un privilegio far parte di quel “board of peace, ritenuto anticamera della pace, quando invece altro non è (almeno ai miei occhi) se non un vero e proprio ufficio per far soldi… Invece, visto l’andazzo e misurato i passi dei potenti che il mondo lo vogliono o vorrebbero solo ubbidiente a loro, sono sempre più convinto che “quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata”.

Se potete, scusate il disturbo.

LUCIANO COSTA

 

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