Se volete trovare un libro, o anche qualunque altro oggetto che abbia funzioni similari, da regalare a nipoti curiosi, ad amici distratti o a scocciatori incalliti eppure utili, insomma se siete in cerca di qualcosa che si presti a rimanere almeno un giorno tra le mani del destinatario, cercate nello scaffale basso… È proprio lì, infatti, che risiedono le chicche più chicche, le lezioni più lezioni e le curiosità più curiose. Ieri o l’altro ieri, o forse anche parecchi ieri fa, nel mio scaffale basso preferito ho trovato quattro opuscoletti, a prima vista insignificanti se intesi come favolette buone per far sognare e addormentare bimbi e bimbe. ma assai significativi e utili, quindi da offrire in dono, grazie alle belle storie raccontate e alle sottili morali in esse contenute. Il primo dei fortunati opuscoletti (fortunati per il semplice fatto di essere stati sottratti allo scaffale basso) arzigogola attorno alla proprietà della montagna fino al punto di chiedere se appartenga ai pastori o ai lupi; il secondo racconta desideri rimorsi e pentimenti di una volpe curiosa improvvisamente folgorata nello scoprire che non è sola in quel mondo in cui si trova; il terzo mette in fila volti e nomi di neonati sconosciuti ma già destinati ad assomigliare a qualcuno che li ha preceduti; il quarto narra l’avventura di un gallo, di un topo, di una gallinella rossa e di un’insolita volpe. Se vi chiedete cosa c’entrino queste storielle con i domenicali più o meno seriosi e magari imbastiti attorno a fatti e misfatti di cronaca, non siete fuori norma ma semmai solo stupiti nel vedere chi i domenicali li scrive chi, viaggiando, è in cerca di scaffali bassi anziché alti. Però, ve l’assicuro, quel viaggio meritava d’essere intrapreso e i risultati raccontati con le giuste morali che solo le favole possiedono.
Ragion per cui, tutto il sapere lucrato allo scaffale basso lo riassumo e ve lo propongo. Nel primo opuscoletto, alla curiosità di sapere se la montagna appartenga ai lupi o ai pastori, segue la spiegazione più lineare e semplice: agli uni e agli altri. E ciò benché gli uni considerino gli altri come pericolosi invasori, veri nemici per natura. Però, siccome qualsivoglia storia può essere cucita e rivoltata seguendo schemi e idee diversi (dipende da chi la cuce e dal come la rivolta), consegue che alternando la prospettiva, guardando cioè una volta dalla parte dei pastori e un’altra da quella dei lupi, si scopre che la montagna è semplicemente di tutti, senza distinzioni, ognuno con le proprie ragioni da far valere. Quelle del lupo, ad esempio, dicono che eventuali arrabbiature son dettate dal diritto di difendersi dai pericoli provocati dal suo dirimpettaio, uno che se ne va a zonzo con fucile al seguito; quelle del pastore dicono invece che lui se ne in giro col fucile solo per difendersi dall’animale famelico che da sempre ha imparato a temere. Per la morale della favola sarebbe piuttosto opportuno offrire spazio a un’altra possibilità, quella che ai contendenti offre l’occasione di contemplare soluzioni diverse semplicemente cambiando il punto di vista, dedicando uno sguardo più ampio all’insieme, tale da consentire di “mettersi nei panni altrui, di condividere un mondo che ha posto per tutti invece di farla da padroni, di includere invece di escludere o aggredire…”.
Nel secondo insieme di pagine c’è un racconto poetico che vede “una tenera volpina vestita di giallo, leggiadra e quasi evanescente, rendersi invisibile nel bosco, nascondersi per un’indole schiva e timorosa, perché pensa che a esporsi non si sa mai…”. E ciò nonostante sia palese che il mondo del bosco che ha attorno palpita di vita, di piccoli animali che fanno gruppo felicemente e che la piccola volpe “osserva non vista, sospirando malinconicamente perché affetto e amicizia le mancano sul serio”. Però, verrà poi anche per lei l’occasione di avvertire in un altro il bisogno di aiuto e quindi di mostrarsi coraggiosa, perché l’amicizia è, anche nel bosco, un dono spesso imprevisto.
Nel terzo opuscoletto ho scoperto che i neonati sembrano tutti uguali, anche se non è proprio così. Infatti, “ci sono i capelluti e i pelatoni, quelli che se la dormono pacifici e gli urlatori senza tregua, i mingherlini e i cicciottoni”. Però, tutti mangiano, dormono, ridono e piangono più o meno allo stesso modo… Almeno fin quando parenti e affini non troveranno modo di affibbiare a ciascuno le somiglianze sognate e preferite… Si tratterà, ovviamente, di “giudizi semplicistici che rasentano la banalità e fanno perdere di vista la sostanza complessa e sfaccettata di ogni bambino e il suo diritto a essere considerato bambino e basta…”.
L’ultimo ospite dello scaffale basso, riassumendo racconti popolari che inneggiano al valore del lavoro e alle disavventure in cui incappano i pigri e gli inetti, mette in bella vista “due casette, una graziosa e linda, l’altra cadente e sgangherata, che si fronteggiano sulla cima di due colline dirimpettaie… Se interessa, nella prima vivono una gallina operosa, un topo e un gallo svogliati e lavativi, mentre nell’altra risiedono una volpe affamata e i suoi quattro volpacchiotti che reclamano cibo. Come è facile immaginare mamma volpe, “che s’immagina piuttosto furba”, decide di fare bottino del trio dirimpettaio. Ma siccome quella raccontata è una fiaba, ecco che il risultato non è scontato. Infatti… qui e adesso la volpe inciampa nel suo stesso ardore lasciando al dirimpettaio motivi di cui compiacersi. Consegue che solerzia ed efficienza hanno la meglio sull’astuzia e la destrezza, mentre agli spettatori muti e indolenti (che ci sono e si vedono), per i quali c’è futuro solo lucrando intelligenza e lungimiranza altrui (di sicuro da soli non andrebbero molto lontano) toccherà mordere la polvere e baciare i sassi.
Dei quattro opuscoletti conservo umori, sapori e lezioni. Avrei anche voluto, qui e adesso, dedicarli a questo o a quel bell’imbusto potente e supponente. Poi ho pensato che ciascuno deve essere libero di dedicarli a chi vuole. Quindi, fatelo. E semmai informatemi delle personali attribuzioni. Nel frattempo vi informo di aver perso nomi e cognomi degli autori dei singoli opuscoletti… Ho però mantenuto almeno lo spirito. Ho anche provveduto a dedicarli… Ora ai guerrafondai, ora ai superbi e alle superbe, ora ai delusi e offesi, ora agli illusi abitanti di Utopia. Ovviamente, non ho azzeccato neppure una delle possibili attribuzioni. Perdonatemi.
LUCIANO COSTA













