Ho seguito cortei e manifestazioni indetti e proposti per denunciare gli orrori di Gaza, i più evidenti e raccontati, ma certo non i soli degni di attenzione. e dintorni. Ho seguito cortei e manifestazioni e ho notato il pressapochismo dell’informazione che li ispirava e guidava per strade e piazze. L’informazione esibita diceva “Gaza siamo noi”, poi “Palestina nazione, Palestinesi popolo, Ebrei fuori, Israele cancellato…”. Invece, non un verso declamato per ricordare come la tragedia è cominciata, per dire che è brigantaggio miserevole quello che usa ostaggi innocenti come scudo e merce di scambio, per pretendere il rispetto delle persone, per disegnare scenari di pace, per invocare ritagli di “terra” degni d’essere abitati e condivisi… A una ragazzotta arrabbiata e furiosa, che giudicandomi distaccato e pensoso piuttosto che partecipe e assertore delle tesi lì sostenute mi accusava di “pilatismo evidente”, ho chiesto se per caso sapesse quante altre guerre, oltre quella di Gaza, fossero in corso. Mi ha risposto con un “vaffa…”, che forse significava un “taci, che sei vecchio” o forse l’invito a “non rompere…”. Vecchio lo sono di sicuro, anche rompi… se volete, però, babbeo al punto dinon osare neppure a offrire informazioni corrette, proprio no.Così, alla ragazzotta infuriata e inzuppata di slogan, ho proposto di cercare con me squarci di verità e di conoscenza men che affrettata e parziale. Lei e chi con lei manifestava rabbia e chiedeva giustizia per Gaza, mi hanno ricambiato con un altro “vaffa…”, questa volta di gruppo. A due giovani che forse mi ritenevano non degno dei “vaffa…” indirizzatomi, ha chiesto allora se sapessero quante fossero le Gaza, cioè le guerre, in corso nel mondo… Nessuno dei due sapeva, tutti e due dicevano “tante…” e tra queste indicavano quella in Ucraina come emblema e limite della Ragione offesa e vilipesa. Un terzo giovanotto, estraneo e solo uditore, ha suggerito di informarsi prima di gridare e sventolare vessilli di dubbia certezza. Ieri, ai ragazzi di un oratorio che al sottoscritto (decrepito cronista e magari, casualmente, anche custode di pensieri e parole non ancora sciupate da ideologismi e idiotismi), chiedevano informazioni su guerra pace concordia fratellanza condivisione libertà e democrazia, ho risposto che la vera risposta è possibile soltanto se preceduta da riflessioni e ricerche coraggiose della verità, l’unica azione che rende liberi e perciò capaci di vedere oltre i si dice, oltre le informazioni di parte e le bugie rivestite diossequio e sudditanza. Per esempio, ho detto ai ragazzi, sapere quante sono le guerre che offuscano i giorni e sconvolgono il mondo aiuterebbe a impegnarsi in maniera più determinata nel promuovere azioni destinate a far prevalere le buone ragioni… “E tu – mi ha chiesto un ragazzino – lo sai quante guerre ci sono adesso nel mondo?”. Ho risposto: “Sono più di cinquanta, esattamente cinquantasei, forse una di più piuttosto che una di meno, tutte senza senso e senza costrutto apparente”.
Per non lasciare spazio all’approssimazione, ho allora cercato riscontri. Ho così avuto conferma che oggi nel mondo sono in corso almeno 56 conflitti armati… Le aree più colpite sono l’Africa (con guerre in Etiopia, Somalia, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Burkina Faso, Mali, Niger,Yemen, Siria…) e il Medio Oriente (con il conflitto in corso tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza). In Europa la guerra sconvolge ormai da tre anni l’Ucraina, nazione invasa dalla Russia e da questa messa in ginocchio insieme alle nazioni amiche che le hanno fornito aiuti. In Asia è tragica la situazione del Myanmar e dell’Afghanistan; in Centro America la situazione del Mexico e di Haiti, di cui raramente si parla, è sconvolgente; nel Sud America i venti di guerra soffiano in Venezuela e dove i padroni della drogaagiscono impuniti…
Un recente rapporto sullo “stato delle cose”, redatto da ricercatori ed esperti internazionali, disegna panorami inquietanti e dice che neegli ultimi anni si è assistito a un raddoppio degli eventi violenti legati ai conflitti, che i conflitti portano a crisi umanitarie di lunga durata e allo sfollamento di milioni di persone, che si stannoosservando una crescente militarizzazione e un aumento della violenza a livello globale, che il cambiamento climatico è sia causa che conseguenza della guerra…
Il rapporto sullo “stato delle cose” parla dei 56 conflitti in atto e dice che coinvolgono direttamente o indirettamente almeno 92 Paesi, Italia compresa. Questo tragico procedere ha costretto oltre cento milioni di persone a migrare, sia internamente sia all’estero, per sfuggire alle violenze. Negli ultimi cinque anni, inoltre, gli episodi o eventi violenti associabili a situazioni di conflitto sono quasi raddoppiati. Questi eventi hanno causato morti (quanti è impossibile saperlo, ma dire trecentomila è forse dire al ribasso) e distruzioni (case, fabbriche, ospedali, scuole, botteghe e chiesesono un cumulo di macerie). La situazione è così precaria che già da anni vari analisti e persone di rilievo, ad esempio il papa, parlano di una “terza guerra mondiale a pezzi”, non dichiarata ma in corso.
Secondo il rapporto le cause dell’escalation di violenza nel mondo e della progressiva militarizzazione di molti Stati sono molteplici, ma due elementi chiave sono rappresentati dai cambiamenti tecnologici e dall’aumento della competizione geopolitica globale. L’uso militare di tecnologie come i droni – cresciuto di oltre il 1.400% dal 2018 – e di ordigni esplosivi improvvisati ha reso più semplice ed economico per gruppi non statali condurre attacchi significativi. In Yemen, ad esempio, i ribelli Houthi hanno utilizzato queste tecnologie per sfidare potenze maggiori come gli Stati Uniti e i loro alleati, ma l’uso di simili strumenti è evidente nel conflitto russo-ucraino. In parallelo, il passaggio da un mondo unipolare, dominato dagli USA, a un mondo multipolare ha contribuito alla proliferazione dei conflitti. La relativa debolezza degli USA, le loro divisioni interne, la loro incapacità di intervenire in diversi quadranti, infatti, ha permesso a Paesi e gruppi armati che prima non si sarebbero mai azzardati a muoversi, ad attivarsi e a muovere guerra o ad attaccare altri Stati o altre realtà regionali. Inoltre potenze come Cina, Russia e Turchia, solo per citarne alcune, stanno sempre più cercando di influenzare aree colpite da conflitti per provare a creare una propria rete di alleanze sempre più estesa. Al contempo, l’Unione Europea, emblema della pace dopo la Seconda Guerra Mondiale, resta incapace di proiettare la propria influenza per prevenire o fermare le guerre.
Nelle analisi dedicate agli eventi spicca quella dedicata alla terrache un tempo era considerata “Terra Santa” (Israele, Palestina, gran parte del Medio Oriente…) e che oggi i media identificano,semplicemente e certo in modo approssimativo, in “Striscia di Gaza”, dove il terrorismo di Hamas ha le sue radici e dove tutto è subordinato alle sue nefande logiche. In questo scenario, dice il rapporto, Israele ha intensificato l’uso della forza in risposta agli attacchi di Hamas, mirando a rafforzare la propria posizione militare in Medio Oriente e a indebolire i nemici regionali, tra cui gli Hezbollah e, soprattutto, l’Iran che pur essendo in situazione precaria non smette di esibire il suo potenziale atomico.
In Ucraina, il conflitto è ormai al terzo anno e continua ad essere il più mortale al mondo. La Russia, aggressore impunito, sta guadagnando terreno per negoziare con gli Stati Uniti di Trump da una posizione di forza… In Myanmar sono attivi quasi 200 gruppi armati differenti, spesso legati a etnie locali. In Pakistan il 2024 è stato uno degli anni più violenti dell’ultimo decennio, con un peggioramento della sicurezza, specialmente lungo il confine con l’Afghanistan. Nel maggio 2025 il Pakistan è stato coinvolto anche in una serie di attacchi e contrattacchi con l’India, suo nemico storico. In Africa, regioni come il Sahel, il Sudan e il Corno d’Africa sono teatro di conflitti tra gruppi jihadisti, mercenari russi e altre entità paramilitari. In America Latina, situazioni di estrema precarietà persistono in Paesi come Haiti, Venezuela e Messico, dove i cartelli della droga continuano a diversificare le loro attività illecite.
Il numero crescente di conflitti e di Paesi coinvolti negli scontri è allarmante. La proliferazione di gruppi armati, l’uso di nuove tecnologie, l’aumento della spesa militare e l’instabilità geopolitica stanno incrementando la violenza contro i civili e il rischio di guerre più estese è sempre più alto. Senza uno sforzo comune verso la pace, le prospettive per il futuro rimangono cupe.
Tutto questo mentre il resto del mondo guarda e passa senza curarsi i quel che accade.
LUCIANO COSTA













