Tutti insieme, affacciati alle finestre per vedere quali nuove il giorno porta con sé. E l’alba non delude. Dice infatti che qualcosa si muove, che la pace è (forse) dietro l’angolo, che popoli diversi (forse) s’incontrano per ragionare senza litigare, che ricchi riccastri ricconi ricchissimi allacceranno i sandali a poveri poverini poveracci poverissimi, che i potenti e potentissimi della terra diventeranno umili servitori dei loro sottomessi, che il Dio di ciascuno non sarà più vilipeso e offeso, che (forse) non si fabbricheranno mai più armi e bombe, che si procede per annullare le distanze e darsi la mano… Forse! Non ci sono bandiere alle finestre, al loro posto solo speranze che attendono conferme. E poi domande, risposte, commenti.
La guerra a Gaza e dintorni è finita?
Apparentemente sì.
La cosiddetta Terra Santa rivede la pace?
Per ora, anche lì, “se si costruisse la casa della felicità, la stanza più grande sarebbe la sala d’attesa”.
Ebrei e palestinesi diventano amici?
In verità, “non ci sono amici, ci sono momenti d’amicizia”.
E quelli che radunandosi si abbracciano e cantano vittoria?
Adesso sono amici, poi prevarrà il “ci si vede troppo, ci si vede di meno, non ci si vede più”.
Ma lo sanno questi signori che per una guerra (forse) conclusa, altre cinquantanove continuano?
Di sicuro sanno che “la porcellana rotta dura più della porcellana intatta”.
Quindi?
Come sempre: piaccia o non piaccia il conflitto armato sarà parte costitutiva della loro esistenza e anche, come spiega il filosofo del “ragionare”, specchio fedele “di quello che noi siamo e di quello che noi facciamo… E sperare che non sia così non è solo illusorio, ma persino sbagliato”.
Dunque, avanti con le guerre?
“La guerra è padre di tutte le cose, di tutti è re” diceva Eraclitodi Efeso appena venticinque secoli fa.
Così ieri e così anche oggi?
Ieri come oggi qualcuno cercherà comunque di fare soldi con la guerra.
Soldi, soldi, sempre soldi?
Così è se pare e anche se non pare. Ma se per caso “il danaro non fa la felicità, restituitelo”.
E i governanti, in questo guazzabuglio, resteranno a guardare?
I governanti ignoranti resisteranno a guardare e riveleranno al mondo di essere più costosi al bene pubblico di una classe dirigente formata… Tutto questo a causa dei danni che essi infliggeranno alla società essendo soprattutto artefici di una politica capace di vedere il bene personale piuttosto che il bene comune…
E continuerà la lotta tra bugia e verità?
E’ risaputo: “La falsità riesce a percorrere mezzo mondo mentre la verità sta ancora mettendo le scarpe”.
E la mia tua sua nostra loro felicità?
“La felicità esiste, ne ho sentito parlare”, ma non l’ho vista in giro. Però, “ho conosciuto la felicità, ma non è stata la cosa che mi ha reso più contento”.
E l’amicizia, gli amici, i compagni d’avventura?
“Utopia non secondaria al disincanto”. Utopia racchiusa in una frase emblematica…, quella che dicendo “se fossimo un po’ più severi verso i nostri amici, non ci sembrerebbero così spregevoli quando diventano nostri nemici”, invita a guardare sempre oltre l’apparenza.
Tutto questo basta e avanza?
Apparentemente sì. Poi, domani, si vedrà!
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E’ l’alba di una domenica che forse passerà alla storia. Nel frattempo, ogni attimo propone una nuova domanda che a sua volta reclama una nuova risposta. Domande, risposte… Se qualcuno sa come metterle d’accordo, si faccia avanti. Secondo me, per farlo, servirebbero autori capaci di scrivere aforismi, cioè una piccola antologia intelligente di scritti corti, cortissimi, fulminanti… “frasi dal massimo significato col minor numero di parole”, perciò “incisivi come tarli lasciati in libertà…”. Ma poi, purtroppo, è piuttosto facile trovarsi di fronte a scienziati senza conoscenza, a magistrati senza giurisdizione, a buffoni senza commedia… Servirebbero anche, in aggiunta, artigiani veri, che “accanendosi nella ricerca della parola giusta, alla maniera dei falegnami testardi, conservassero alle parole esaminate sempre il fascino dell’involontario e del casuale”.
Servirebbe, infine e magari soprattutto, un “domenicale”illuminante, cioè capace di dissolvere il dubbio e di regalare certezze. Ma se l’eventuale lettore fugge e “non capisce, la colpa non né sua, ma di chi non ha saputo comunicare, cioè dell’autore”. Infatti, è stato lui ad allontanarlo, a cacciarlo via, a mandarlo altrove, chissà dove, per cercare risposta alla sua sete di sapere.
Se interessa, all’autore del “domenicale”, anche ieri è stato riconosciuto il titolo di “illuso scrittore di versi che nessuno leggerà”. Però, sempre ieri, almeno tre lettori lo hanno rincuorato assicurandogli che “le parole destinate a far riflettere non sono mai scritte invano”. Parimenti, a proposito di un recente “domenicale” in cui si commentavano i tanti vizi e le assai poche virtù dei potenti di turno, un arrabbiato e forse anche turbato dallo scenario proposto all’attenzione, ha avanzato l’ipotesi che l’autore fosse vecchia farina socialcomunista… Eresia evidente, soprattutto perché l’autore, lungi dall’allinearsi, ha sempre scelto di stare dalla parte dei “popolari”. Però, libero quello di classificare l’autore dove vuole, ma libero l’autore di invitarlo a rileggere prima di sentenziare. Magari a rileggere anche il testo di una vecchia canzone, quella che a suo modo spiegava perché uno era o non era comunista o socialcomunista… A memoria mi pare dicesse che “qualcuno era comunista perché era nato in Emilia, perché il nonno, lo zio, il papà, ma la mamma no, lo erano già e vedevano la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre…”, forse anche perché “si sentiva solo, perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica, perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche”, perché lo esigevano tutti ed era di moda… “perché era ricco ma amava il popolo, perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari, perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio…” a cui appellarsi in caso di bisogno, “perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin…, perché non c’era niente di meglio, perché non ne poteva più, perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri…”. Così ieri. E adesso? “Da una parte l’uomo inserito, che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché quel sogno si è rattrappito…”. E’ cioè svanito, lasciando spazio solo all’opposto… quello che per i “popolari” si chiamava e ancora si chiama impegno di servizio, alla ricerfca del bene comune, di tutti e per tutti.
Sognate gente, sognate! Se non realmente, almeno apparentemente. Domani – davanti a patti sottoscritti oppur negati, a guerre finite o rese infinite dall’umana ingordigia – si vedrà e si commenterà. Per adesso vi basti un “domenicale” che dice: “buona domenica”.
LUCIANO COSTA













