Il Domenicale

Se fossi una gallina, magari nera, darei lezioni di ciuvismo…

Sarò breve, addirittura brevissimo, giusto il tempo per far sapere che sono contrario alla moda di ridurre tutto a righe (battute-segni compresi) stabilite e contate piuttosto che pensate meditate scritte e offerte alla pubblicazione. Insomma, non digerisco il prevalere dello schema rispetto al pensiero. Certo, tutto si può dire conpoche parole – e questa è ormai la norma dominante – salvo rendersi conto che siffatto modo di procedere accelera il disimpegno da qualunque offerta di riflessione e comprensione, essendo lampante che il mondo procede accontentandosi di infarinature-spolverate-gnomi-segni-cuoricini Per il resto, o la va o la spacca. Tanto chi se ne importa se le nuove generazioni non leggono o leggono a malapena quel che la scuola impone come obbligatorio, se non sanno scrivere correttamente in tondo-corsivo- maiuscolo-minuscolo, che tanto a farlo ci pensa la tastiera del pc o dello smartphone o del telefoninoIn questo andazzo chi scrive è un sognatore e chi legge senza accontentarsi di sommari o enunciazioni un babbeo… In verità, c’è di tutto e di più per cui disquisire-arrabbiarsitediarsiodiarsiamarsiinfastidirsideprimersielogiarsi e poi, magari, rammaricarsi. A parte guerre e contese, pacieri e nonpacieri (nel senso di chi cerca la pace e chi invece fa solo finta di cercarla), di fatti, misfatti, chiacchiere,vanità, proclami, promesse, odiosità, inutilità e stupidità son piene le strade e non più solo le fosse. Gli autori sostenitori e propugnatori di tali fatti e misfatti, da mane a sera son lì, pronti all’uso… avanti prodi giornalisti-cronisti-gazzettieri-conduttori e affini, esibite il microfono, fate domande, dite la vostra che poi io dico la mia e guai a contraddirmi. Eccoli di nuovo: uno sentenzia e straparla, un altro sfavella e mercanteggia, un altro ancora invita “tutti al mare a mostrar le chiappe chiare…”, che qui va tutto beneLa gente, cioè noi, assiste senza avvedersi delle manfrine offerte da lor signori, ma se le capita di andare a votare vota come prima, più di prima. Però, a uno di questi “impresari della paura, noto per il suo celodurismo da strapazzo (uno di quelli che secondo Massimo Giannini “sanno solo sventolare le loro logore bandierine ideologiche, sono soltanto capaci di urlare sulla strage tentata a Modena da un malato psichico nato, diplomato, laureato e patentato in Italia ma anche di tacere sull’assassinio di un nero compiuto a Torino da due italici quindicenni semplicemente perché era nero”) un gruppo di liberi pensatori – ce ne sono ancora sebbene non siano merce ricercata lo indicato come possessore di un cervello di gallina. Ho allora pensato che se fossi una gallina mi ribellerei, rifiuterei simili accostamenti e denuncerei Però la canzoncina inventata da menestrelli maramaldi e soci in vena di raccontar facezie (chi altri se non Jannaci, Pozzetto e Ponzoni)viene ancora a dire che “la gallina / non è un animale / intelligente/ lo si capisce… / da come guarda la gente…”; ma questa gente, guarda un po’, capisce che la gallina non intelligente all’apparenza è capace di fare cose intelligenti, per esempio sa fare benissimo le uova, sa razzolare e dire coccodé, sa anche insegnare agli sciocchi che non conta la cresta, ma vale assai più mettere la cresta al servizio del pollaio. Però, povera gallina, alla fine finisce sempre in brodo o arrosto infatti “è buona la gallina / davvero molto buona / non è intelligente / però è molto buona.

Il noto cantore del celodurismo italiota e un po’ idiota non lo sa, ma la gallina – nera bianca grigia marrone rossa padovana bresciana romana napoletana o siciliana – ha un futuro assicurato: diverrà conduttrice di programmi televisivi di successo… Quali non si sa, uno qualsiasi, che tanto s’assomigliano tutti. Nel frattempo, al citato e quelli che come lui sono “impresari dellapaura, raccomando la visione di “Hen- Storia di una gallina”, la cui trama si sviluppa interamente dal punto di vista di una gallina, seguendone la traiettoria esistenziale tra condizioni di cattività, improvvise fughe e momenti di osservazione diretta del comportamento umano e animale. Forse non piacerà ai succitati, ma la protagonista del filma è una gallina nera… che seppur costretta in prigionia continua a manifestare un impulso alla fuga e alla sopravvivenza, attraversando una realtà segnata da violenza e dinamiche di sopraffazione.

Non so voi, ma a me la gallina in questione ha suggerito accostamenti tremendamente attuali. Se volete potremmo riparlarne dopo aver visto il film…

LUCIANO COSTA

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