Ognuno sogna a suo modo e, soprattutto, sogna qual che vuole sognare perché, come da sempre sostiene il pazzo che ogni mattina saluta il sole, che se anche è nascosto dalle nubi c’è, lui i sogni sognati, magari quelli belli e buoni, li vuole poi tradurre nel suo quotidiano. Se come me siete tra coloro che sognano giorni e primavere annuncianti cose solo buone, siete semplicemente degli illusi. Qui e adesso, benché il calendario dica l’incontrario, infatti, i giorni sono simili a quelli di ieri: pieni di parole urlate, di bombe senza senso mandate a seminare guai da guerre inventate da odiosi guerrafondai… Eppure, è primavera e il sogno capace di “svelare la bellezza del fiore” s’affaccia e chiede udienza. Se qualcuno è disposto ad ascoltarlo questo sogno, per favore, si faccia avanti.Però, lo faccia adesso e in fretta, perché proprio adesso, dice Hermann Hesse, “… simili a fiori si schiudono i pensieri. / Centinaia ogni giorno, / lasciali fiorire! / Lascia a ogni cosa il suo corso! / Non chiedere qual è il guadagno! 7 Vi deve pur essere gioco e innocenza 7 e dovizia di fiori. / Altrimenti per noi sarebbe/ troppo piccolo il mondo / e la vita non un piacere”. Ma non dite, come ha fatto Alda Merini, “non sapevo che nascere folle, / aprire le zolle, / potesse scatenar tempesta”.
Secondo Vittoria Celeste, piccola aspirante a un mondo felice, dopo ogni litigarella-baruffella-rabbiarella o che altro dir si voglia, fare pace è bello. Ieri, mentre ancora mi raccontava il senso del suo “fare pace”, mi ha chiesto: “Perché quelli che son sempre lì in televisione a dire che bisogna fare la pace, che la pace è bella, che tutti dobbiamo vivere in pace, che solo la pace è degna di farci compagnia, non si danno la mano e fanno pace?”. Le ho risposto: “Perché sono grandi, cioè grandi ignoranti… grandi e superbi-cattivi-invidiosi-avari-bulli, grandi sì ma incapaci di accorgersi che la pace non nasce dalle bombe e dalle guerre, ma dal cuore e dalla mente della gente buona che sogna e lavora per trasformare i sogni belli e buoni in cose di tutti i giorni, per me,per te e per tutti”. Forse appagata o forse solo convinta che aver ascoltato le solite manfrine, al mio dire e ridire ha aggiunto un perentorio: “Mettiamo chi vuole la guerra al posto della pace su una barca e mandiamolo a… quel paese”. Dai, Vittoria, facciamolo davvero, facciamolo insieme, facciamolo subito…
È primavera, tutto è risveglio e frenesia di vivere. E se invece si provasse, come suggerisce il buon Patriciello, “a fermarsi, a perdere tempo, a guardare e ascoltare che cosa accade attorno a noi e dentro di noi”, non sarebbe meglio? In tal modo si potrebbe magari scoprire e far scoprire ai suddetti grandi, percorsi di pace;potremmo – noi e loro e chiunque altro – trovare tempo per aiutare la Pace e i Pacifici ad avere ragione e ospitalità sicura, anche per pensare e riflettere sul come far crescere la pianta della Pace…Leggo ancora Patriciello e condivido la certezza che “i potentissimi di questo mondo, gli straricchi, chi comanda, rischiano di rimanere contagiati da quella strana malattia che va sotto il nome di delirio di onnipotenza…”, il quale, per certi aspetti, almeno per i tanti accecati dal potere, è fisiologico. Però, attenzione: “La tirannia della quantità e del potere per il potere, alla quale tanta gente sacrifica salute, tempo, affetti, amicizie, fede, ideali, prima o poi, ti mostra il suo volto arcigno… non può dare quello che non ti ha mai promesso… nessuno si illuda…”.Però, è primavera e il creato, vanitoso, si rinnova e “nelle persone, prepotente, scoppia il desiderio di vivere, desiderio che si ritrova a dover fare i conti con il contesto, la storia, l’attualità, le scelte politiche, le guerre…”. Diventa allora necessario e perciò anche urgente chiedersi: “Che cosa possiamo fare perché la morte di migliaia di genitori, centinaia di bambini, possa almeno turbare il cuore di chi queste maledette guerre le vuole, le provoca, le decide, le fa combattere? Quali stratagemmi inventare perché la gioia vera, che viene dal rispetto delle persone, possa ammaliare anche coloro che hanno nelle mani le redini di questo povero e affascinate mondo?”. Fatte le domande, quali risposte conseguono? Punto su una, quella che dice scendiamo in piazza, tutti, senza distinzioni, per richiamare ai loro veri doveri coloro che con una sola firma potrebbero ridarci la serenità e la pace, chiamiamo a raccolta, da ogni angolo del globo, i veri sapienti,lasciamoli parlare, mettiamoci in ascolto, sosteniamoli, incoraggiamoli nel dire e ridire che la Pace e non la guerra è il sogno buono… atteso e subito realizzabile. Per farlo basterebbe che gli invasori smettessero di invadere, i fabbricanti di armi di fabbricarle e venderle, io tu egli noi voi essi di restare a guardare senza opporsi ai predicatori di sventura. Basterebbe avere il coraggio della verità, perché solo la Verità rende liberi, capaci di sognare, di preferire – insieme agli sconfitti, ai poveri, a quelli che preferiscono il pane alle armi, ai vecchi, agli ammalti, ai bambini delle strisce, delle favelas e del deserto – il diritto di vivere in pace e nella Pace.
L’altro ieri ho letto, raccolti in un solo spazio di giornale, i pensieri di pace consegnati al mondo da Papi pacifici… I primi a colpire nel segno e a indurmi a riflettere sono stati quelli di Pio XII (“È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la Giustizia si fa strada”, radiomessaggio rivolto ai governanti e ai popoli il 24 agosto 1939); di Giovanni XXIII (“Le vie della pace sono le vie di Dio”, radiomessaggio a tutto il mondo per la concordia delle genti, del 10 settembre 1961); di Francesco (“La risposta alla guerra non è un’altra guerra, la risposta alle armi non sono altre armi”, udienza generale del 10 marzo 2021). Poi, i pensieri degli altri Papi, ognuno invocante Pace e Concordia. Quello di Paolo VI, ad esempio, sublime e carico di umanesimo nuovo, che dice ai semplici ma anche ai potenti che governano la terra: “Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con armi offensive in pugno. Le armi, quelle terribili. specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli. Finché l’uomo rimane l’essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma voi, coraggiosi e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita internazionale senza ricorso alle armi: questo è nobilissimo scopo, questo i Popoli attendono da voi, questo si deve ottenere!”. O quello di Giovanni Paolo II, racchiuso nella preghiera che dice: “Accogli, Padre, / l’implorazione che sale a te / da tutta la Chiesa, / orante con Maria, Regina della pace: / effondi sui governanti / di tutte le nazioni / lo Spirito dell’unità e della concordia, / dell’amore e della pace, / perché giunga presto
a tutti i confini / l’atteso annuncio: / è finita la guerra! / E, ridotto al silenzio il fragore delle armi, /
risuonino in tutta la terra / canti di fraternità e di pace”. Oppure quello di Benedetto XVI, che dice: “… deve finalmente cessare l’importazione di armi: perché senza l’importazione di armi la guerra non potrebbe continuare. Invece di importare le armi, che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività, trovare soluzioni per accettare ognuno nella sua alterità; dobbiamo quindi rendere visibile nel mondo il rispetto delle religioni, le une delle altre, il rispetto dell’uomo come creatura di Dio, l’amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni, come certezza di pace…”. O di nuovo quello di Francesco, che dice: “Sempre la guerra è il mostro che, col mutare delle epoche, si trasforma e continua a divorare l’umanità. Ma la risposta alla guerra non è un’altra guerra, la risposta alle armi non sono altre armi. E io mi sono domandato: chi vendeva le armi ai terroristi? Chi vende oggi le armi ai terroristi…? È una domanda a cui io vorrei che qualcuno rispondesse. La risposta non è la guerra ma la risposta è la fraternità. Questa (…) è la sfida per tante regioni di conflitto e, in definitiva, è la sfida per il mondo intero: la fraternità. Saremo capaci noi di fare fraternità fra noi, di fare una cultura di fratelli? O continueremo con la logica iniziata da Caino, la guerra? Fratellanza, fraternità, pace…”.
Stamani, nel sommario delle cose pensate da “illy” (intelligente rassegna stampa per bambini proposta da Ilaria Beretta e dedicata alle notizie apparse sui giornali italiani o su quelli stranieri – dagli esteri alla politica, dalla cronaca all’economia – col solo scopo di dar credito a chi crede che anche i bambini abbiano il diritto di capire che cosa sta succedendo e che l’attualità non è mai troppo grande per essere spiegata ai più piccoli) oltre ai soliti “combattimenti ricominciati tra Israele e Hamas, il gruppo terroristico che governa i territori palestinesi della Striscia di Gaza” e alla solita “guerra portata dalla Russia in Ucraina, mentre la vera pace è ancora lontana”, leggo che “negli USA l’influenza aviaria ha decimato le galline e che le uova sono poche e quelle che ci sono costano tanto, davvero un bel problema per gli americani, super appassionati di frittate”; che “i 530 alunni dell’istituto comprensivo Rita Borsellino di Palermo hanno votato sull’uso del grembiule a scuola attraverso un vero e proprio referendum, decidendo di usarlo solo quando ce ne è davvero bisogno”; anche che “dopo tre mesi la statua di un pinguino che era stata rubata da un giardino nel sud dell’Inghilterra è tornata a casa”. Finito di leggere mi sono chiesto: “Sogno oppur son desto?”. Non ho trovato risposta, perdonatemi.
LUCIANO COSTA













