Il Domenicale

Soldatini ubbidienti, avanguardia del nulla che avanza…

Peggio non era prevedibile incominciasse, invece l’anno 2026 è incominciato sommando ai vecchi rancori-odi-guerre-soprusi-malvagità, preoccupanti merletti intrecciati con fiele e soprusi, nuove tragedie e nuovissimi modi per riempire il presente (ma anche il futuro) di dubbi e sospetti.  In questo scenario perfino l’isola felice-equidistante-linda-ordinata-paciosa-neutrale-ricca-sognata e sognante (si chiama Svizzera, paradiso e cassaforte per potenti di ogni rango e risma, residenza ideale per chi, potendo, sbatte la porta in faccia al Paese di nascita e cerca tra le montagne la sua rivincita) s’è scoperta ignuda e, come tante altre, un vero caravanserraglio di trucchi e sotterfugi pensati e attuati per arricchire e non per garantire giorni e soggiorni felici (magari tra le nevi di Crans Montana) a giovani e non più giovani. Così è, purtroppo. Però, si muore, si vive, si ride e si piange tutti alla stessa maniera. Poi, domani, si vedrà. Nel frattempo, i primi undici giorni del nuovo anno son qui a dirmi (e a dirci) che il vento non è cambiato, che la burrasca continua, che la Ragione langue, che il sonno della Ragione continua a genera mostri, che la Pace resta un’ipotesi in eterna attesa, che la follia di questo, quello o quell’altro è tollerata-condivisa-giustificata e magari anche apprezzata piuttosto che curata e debellata… Così è se vi pare… Ma anche se non vi pare, dato che questo è il menù disponibile. E da qui in avanti, nell’amata Italia (ma anche altrove) non sono previste variazioni di rilievo. Oddio, dopo le manfrine inscenate attorno alla (faraonica) manovra, son già incominciate quelle inventate a sostegno del (probabilmente inutile) referendum, che chiedendo di separare o non separare i ruoli svolti dagli amministratori di Giustizia, di fatto e subito ingarbuglia le menti già ingarbugliate dei comuni cittadini elettori. Seguiranno, di sicuro, le manfrine elettorali (infatti, si voterà per il rinnovo di Comuni e Regioni, non ancora per il Paese intero) incuranti delle masse che del voto se ne fanno un baffo…  

“Si stava meglio quando si stava peggio”, così dicevano i nostalgici che dopo un “duce ne avrebbero voluto un altro (ma succederà, succederà…). Ultimamente, ai nostalgici di turno vien da dire, parafrasando il già accaduto, che “quando c’era il Cavalier del Bunga… si stava molto meglio…”. Ieri o l’altro ieri qualcuno rimpiangeva l’Enrico (il meno comunista dei comunisti allora in circolazione) e il “quando c’era lui…”. Oggi, cioè adesso, “quando l’ordine di scuderia parte, tanti soldatini accorrono, banalizzando tutto, appropriandosi di tutto quel che funziona o nobilita (pasta e fagioli, o fagioli e pasta, non c’è differenza…). E se non sei d’accordo e perciò contesti-obietti-dissenti-recalcitri-dubiti e ti turi il naso, “cavoli tuoi, sfigato radical chic fiancheggiatore e codardo che non sei altro”. Se non lo sapete o l’avete dimenticato, i “soldatini” chini e proni al potere dei “questi qui” (categoria che indifferentemente somma politicanti in libera uscita, emergenti tuttofare, ricchi e fumosi, pseudo classe dirigente di un insieme che se ne frega di essere diretto ma accetta di esserlo essendo chiaro che il valore dell’auspicio racchiuso nel Guicciardini pensiero, quello che dice “Francia o Spagna purché se magna”, resta immutato) sono vuoti a perdere, più o meno “il Nulla che avanza” sebbene sia chiaro, per dirla col Vergassola Dario, che “il Nulla ha già stravinto”. Come e perché questo Nulla abbia vinto e stravinto “sembra facile, ma non lo puoi spiegare”, Infatti, ha spiegato un noto Dj, “è quel brivido che senti fino alle mani, è quel giorno senza tempo” che follemente e senza alcun ritegno “scrive il domani”. Forse lo stesso domani che il vertice dei “questi qui” reputa d’improbabile svolgimento, essendo palese che il suo muoversi e agitarsi è vanificato da taluni Giudici (e magari anche incompreso da chi sta sul Colle più alto…). “Ma se torna Braccio Teso – ha sentenziato Bastian Contrario – quelli lì son già eliminati!”. Grazie alla potenza della democrazia o al prevalere della stupidità? Non lo so e dubitando penso ad altro.

Per esempio, penso alle favole che una volta si raccontavano ai bimbi prima di affidarli al sonno ristoratore, ognuna facilmente dedicabile agli attori buoni-cattivi-belli-brutti-degni e indegni che affollano il presente. Incominciavano tutte con quel “c’era una volta” annunciatore di meraviglie e tutte finivano su montagne di zucchero e caramelle. Che tempi, qui tempi! Adesso, che cosa succederebbe se qualcuno “tentasse di vendervi un cappotto con idromassaggio, un’aspirapolvere da compagnia o un tappeto da pioggia? Potreste scambiarlo per un pazzo, ma può essere che qualcun altro si precipiterebbe e magari farebbe una lunga coda per aggiudicarsi a caro prezzo un oggetto esclusivo, sebbene inutile e assurdo”. Potere delle mode e follie del consumismo? Forse sì, oppure solo quella scomoda verità che emerge guardando la folla di “scatenati consumatori impegnati ad aggiudicarsi oggetti senza senso e ostentarli pur di apparire alla moda”. Che però non è mai l’ultima. Infatti, le esagerazioni insensate, almeno per gli sciocchi, sono sempre una grande tentazione.

Stamani all’alba ho scoperto quanto può essere seccante voler finire di leggere il proprio libro, essere quasi all’ultima pagina e dover invece continuamente smettere perché qualcuno bussa alla porta. Il grado di seccatura me l’ha mostrato e spiegato Piccolo Orso, che reduce da una giornata decisamente no in cui aveva deciso di starsene al calduccio nel suo letto, in pace a leggere, è costretto a ospitare prima Riccioli d’Oro, poi Cappuccetto Rosso e infine i Tre Porcellini, tutti auto-invitati per gustare lo squisito budino che si mangia da lui. Nessuno di loro, però, immaginava che di lì a poco, mentre gli auto-invitati erano già a tavola e Piccolo Orso era già in camera per finire l’ultima pagina del libro, “si sarebbe presentata anche la Nonna di Cappuccetto Rosso in fuga dal Lupo cattivo e anche lei desiderosa di avventarsi sul golosissimo budino”. Però, la nonna aveva un aspetto un po’ strano, tanto trano da indurre a chiedersi chi mai si nascondesse sotto la vecchia vestaglia. “Sarà la nonna, oppure la strega crea-guai?”. O sarà forse quell’avventuriera in cerca di potere e gloria? O sarà invece la fata all’incontrario? Oppure quell’individuo dai mille volti che non ama nessuno fuorché sé stesso? Piccolo Orso indaga e alla fine, agli amanti delle favole, ma non solo a quelli, dice chiaramente: “Attenti, non sempre quel appare è degno di attenzione e fiducia”. Quindi, prima di consegnare le piume, sarà meglio riflettere e pensare.

 

Son passato dal reale all’immaginifico, scusatemi! E se continuo a saltare da una nube all’altra, abbiate pazienza e concedetemi il diritto di dire, come favola richiede, che “se fossi un cavallo non sarei qualcosa d’altro, sarei solo e sempre un cavallo”. Però, chi mai s’offenderebbe “se fossi un cavallo che immagina di essere una guardia o un ladro, un principe o una fata, una regina delle nevi, un pilota d’aereo o una brava dottoressa…”, magari un presidente o una presidentessa importante, amata e desiderata sebbene un po’ troppo loquace? In fondo, è solo un gioco. E il gioco aiuta a immaginarsi in qualcosa di più ardito, “nei panni sonnacchiosi del cane di casa o in quelli aggressivi di un leone, o nella leggerezza di un passerotto?”. Così, tanto per proiettarsi fuori da sé e vedere l’effetto che fa. Invece, eccomi, “sono solo un cavallo che galoppa tutto il giorno, libero in una prateria come un selvaggio, senza sella né briglie, senza meta, a occhi chiusi, assaporando il vento che scompiglia la criniera”. E poi, dato che sono un cavallo di razza votato qual miglior cavallo e osannato qual impareggiabile cantore di nullità vestite di lustrini e merletti, a me son garantiti pasti e svago, successo e considerazione. Però, resto un cavallo e solo lontanamente anche umano. Certo, “cavallo e umano sono un insieme paradossale, ma simbolicamente hanno a che fare con il pensiero onnipotente del bambino che vorrebbe essere sciolto da qualsiasi regole. E che vorrebbe non solo mangiare o andare a letto quando gli pare, rotolare nel fango ed evitare il bagnetto, ma essere finalmente al centro dell’attenzione. Come potrebbe un fratello non prenderlo in considerazione? Come potrebbero gli amici non fare a gara per averlo in squadra?”.

 

Purtroppo, come sempre, i sogni sono desideri. Uno di questi desideri, desidera giorni finalmente pacifici, buoni per sé e per gli altri, degni d’essere vissuti e condivisi da tutti… Così è! Ovviamente se vi pare e se siete (siamo) capaci di sognare e di avere desideri pacifici, buoni e degni di essere condivisi. Nel “Libro della Via e della Virtù”, Lao Tzu (un illustre pensatore e sognatore di mondi non contaminati da vizi e cattiverie) scrive che “quella che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”. Alla faccia del “si stava meglio quando si stava peggio” questa, e solo questa, è vera saggezza. Per favore, ditelo ai “questi qui” e anche ai “quelli là”, ovunque essi siano.

 

LUCIANO COSTA

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