Tutto il peggio possibile e immaginabile passa, scorre, scivola…Se ne va quieto, indisturbato… Se ne va, perché così esige questa storia maldestra che non insegna mai niente a nessuno (o che nessuno vuole intendere, perché scomoda). Che mondo è questo che vede e giura di non vedere, che sente e dice di non sentire, che tutto ingloba e digerisce senza neppure un minimo di vergogna?E’ il nostro mondo, purtroppo! Un mondo che in bella mostra mette i potenti che fanno a gara nel dire pace mentre in realtàpensano guerra, nel gridare amore mentre arricchiscono solo il dizionario dell’odio, che sorridono e si scambiano baci e bacetti in funzione propagandistica (sotto gli occhi delle telecamere, preoccupandosi massimamente di porgere il lato più adatto a suscitare simpatia) senza pudore e senza vergogna, che si dichiarano servitori e ricercatori di pace mentre votano e approvano la crescita delle armi per fare la guerra, che usano frasi roboanti (come quella che dice “si vis pacem para bellum” per esempio) senza neppure chiedersi da quale contesto derivi, che piange i morti di questa o quella guerra (ce ne sono 56 in corso, tutte dichiarate e combattute, basta scegliere) e non s’accorge che quelli sono solo parte e non il tutto della tragedia che sovrastal’umanità, che cerca l’abbraccio del Papa… però senza la minima intenzione di tradurlo in abbraccio non accomodante riservato ai popoli che soffrono ingiustizie, guerre, sopraffazioni, invasioni, derisioni, bombardamenti... che delle parole del Papa si riempie la bocca ma non il cuore e la mente.
Qualche giorno fa, mentre altrove si discuteva come aumentare le spese generali dedicate al riarmo, Papa Leone XIV ha detto:“Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta?Come si può ancora tollerare la tragedia che sovrasta l’Ucraina? Come si può restare indifferenti guardando alla situazione tragica e disumana di Gaza, del Medio Oriente devastato dal dilagare della guerra, dei Paesi in cui le bombe e non il pane hanno cittadinanza?”. Appunto, come si fa? Si fa e si riopete a piacimento, purtroppo. E noi lì, impigliati nei tentacoli del potere, immobili, (forse) infelici o (forse) felici di partecipare al banchetto dei venditori…
La cronaca lo dimostra: tutto scorre verso il riarmo, come se la risposta alle minacce geopolitiche e al disimpegno american-trumpiano possa essere solo militare, mentre le strade impegnative del dialogo e del compromesso restano in secondo piano. Perchéaccade tutto questo? Facile rispondere: perché quel che conta, per tanti se non per tutti, è la rendita pecuniaria… Invece questo è “il paradosso della sicurezza” secondo il quale “esiste un rapporto antagonistico tra la sicurezza dell’uno rispetto alla sicurezza dell’altro”. Così, dicono gli esperti, “per massimizzare la propria sicurezza, uno Stato o un gruppo di Stati finisce per indebolire la sicurezza degli altri attori internazionali, che però vivono questo rafforzamento come una minaccia. E ciò non fa altro che sperperare un bagaglio politico e diplomatico sul quale si aveva lavorato per decenni”. Però, “i nostri decisori sono convinti che questa sia l’unica soluzione; e la comunicano al popolo come se niente fosse, persino sorridendo. La storia, purtroppo, non ha insegnato nulla. Restano, stampate e a disposizione di tutti ma purtroppo non lette e meditate, le parole di un Papa visionario e coraggioso. E sono “parole fortissime, che noi dobbiamo difendere e fare in modo che non siano liquidate rispetto ai discorsi, ben diversi, dei grandi della terra…”. Sono parole che dobbiamo portare nelle scuole e nelle parrocchie, commentarle coi giovani, per poi farle diventare qualcosa di concreto sul piano politico e sociale.
Dice ancora il Papa: “Il cuore sanguina pensando all’Ucraina, alla situazione tragica e disumana di Gaza, e al Medio Oriente, devastato dal dilagare della guerra. Siamo chiamati noi tutti, umanità, a valutare le cause di questi conflitti, a verificare quelle vere e a cercare di superarle, e a rigettare quelle spurie, frutto di simulazioni emotive e di retorica, smascherandole con decisione. La gente non può morire a causa di fake news… È veramente triste assistere oggi in tanti contesti all’imporsi della legge del più forte, in base alla quale si legittimano i propri interessi. È desolante vedere che la forza del diritto internazionale e del diritto umanitario non sembra più obbligare, sostituita dal presunto diritto di obbligare gli altri con la forza. Questo è indegno dell’uomo, è vergognoso per l’umanità e per i responsabili delle nazioni. Come si può credere, dopo secoli di storia, che le azioni belliche portino la pace e non si ritorcano contro chi le ha condotte? Come si può pensare di porre le basi del domani senza coesione, senza una visione d’insieme animata dal bene comune? Come si può continuare a tradire i desideri di pace dei popoli con le false propagande del riarmo, nella vana illusione che la supremazia risolva i problemi anziché alimentare odio e vendetta? La gente è sempre meno ignara della quantità di soldi che vanno nelle tasche dei mercanti di morte e con le quali si potrebbero costruire ospedali e scuole; e invece si distruggono quelli già costruiti! E mi chiedo: da cristiani, oltre a sdegnarci, ad alzare la voce e a rimboccarci le maniche per essere costruttori di pace e favorire il dialogo, che cosa possiamo fare?”.
Potremo incominciare col dire “si vis pacem, para pacem”. Lo hanno ribadito papi diversi ma uguali nel pensiero che conduce al “bene comune”, lo ribadisco (miseramente) anch’io insieme a chi, come me, immagina cieli e terre nuovi. Tutto questo nel pieno di una nuova stagione di riarmo globale, con 56 conflitti in corso e spese militari mondiali alle stelle, mentre torna attuale la condanna della deterrenza armata espressa da papi, pacifisti e pensatori del Novecento. Da Giovanni XXIII a Francesco, fino alle parole recenti di Leone XIV, la Dottrina sociale della Chiesa propone un’alternativa evangelica alla logica della guerra. “Noi con la schietta audacia dei nostri principii, denunciamo così il falso e pericoloso programma della corsa agli armamenti, della gara segreta alla superiorità bellica fra i popoli”: correva l’anno 1976, in piena Guerra Fredda tra Stati Uniti e Russia, caratterizzata da tensioni crescenti e la corsa al riarmo, e a dirlo era Papa Paolo VI nel suo messaggio la Giornata Mondiale per la Pace. “Anche se, per una superstite felice saggezza, o se per un tacito, ma già tremendo braccio di ferro nell’equilibrio delle avverse forze micidiali, la guerra (e quale guerra sarebbe!) non scoppia – era scitto in quel testo – come non compiangere l’incalcolabile dispendio di mezzi economici e di umane energie per conservare ad ogni singolo Stato la sua corazza di armi sempre più costose, sempre più efficienti, a danno dei bilanci scolastici, culturali, agricoli, sanitari, civili”.
Forse lo abbiamo dimenticato, ma già il 12 giugno 1909, Filippo Turati, uno dei padri del socialismo italiano, nel discorso “La vertigine degli armamenti e le riforme sociali”, tenuto alla Camera dei deputati, affermava: «Il famoso si vis pacem, para bellum non è che un giuoco di parole da oracolo di Delfo. Torniamo, signori, al senso comune, che dice: si vis pacem, para pacem. Poniamo fine a questa vana follia della gara degli armamenti che estenua le nazioni”. Nel 1947 poi, dopo la tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il Mahatma Gandhi scriveva: “La morale che si può trarre (…) è che una bomba non può essere distrutta da un’altra bomba, come la violenza non può essere distrutta dalla violenza”. Mentre in Italia, il filosofo e politico antifascista Aldo Capitini, – ispirato dallo stesso leader indiano – ribadiva che “il fine dell’amore non può realizzarsi che attraverso l’amore, il fine dell’onestà con mezzi onesti, il fine della pace non attraverso la vecchia legge di effetto tanto instabile se vuoi la pace prepara la guerra, ma attraverso un’altra legge: durante la pace, prepara la pace”. Nel frattempo, cioè nell’eventuale tempo dedicato al pensiero della Pace, le spese militari mondiali hanno raggiunto nel 2024 il loro massimo storico (oltre 2.700 miliardi), mentre oggi nel mondo sono attivi 56 conflitti armati che coinvolgono più di 92 paesi, il numero più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Però, dice papa Leone XXIV “non dobbiamo abituarci alla guerra, anzi, bisogna respingere come una tentazione il fascino degli armamenti potenti e sofisticati”. E se provassimo a “usare le nostre menti per pianificare la pace in modo altrettanto rigoroso di quanto abbiamo fatto finora per pianificare la guerra?”. Lo diceva nel 1968 Martin Luther King in “la forza di amare”, libro di meraviglie e di impegno. E Virgilio, padre della nostra cultura occidentale, nel suo Eneide era ancor più lapidario dicendo che “nessuna salvezza verrà mai dalla guerra”.
LUCIANO COSTA













