Lo aveva detto e ancora una volta il buon Cecco, guardiano di malga che per comprare l’enciclopedia aveva ceduto allo scaltro incantatore di libri una vacca assai promettente, ha avuto ragione: quei due che per parlarsi vanno in Alaska non cercano il bene del popolo ma solamente il loro; andare li rende fantocci ignoranti e bolsi desiderosi di successo e chi se ne frega se qualcuno verrà calpestato; si fanno complimenti sdolcinarti e reciproci ma sotto il risvolto dei pantaloni nascondo il coltello; dicono “la pace sia conte, con noi e voi, con chiunque, addirittura con tutti” ma in realtà quella amica nobile e schiva il cui nome è Pace, loro non la vogliono essendo chiaro che il loro gradimento è per l’altra, che di nome fa Guerra, compagna villana beffarda spregiudicata assurdaricca di bombe ma povera di morale, negata a ogni virtù non in linea con il potere e lo star bene da soli; plaudono al sapere alto e capace di unire ma sono lì per dimostrare la loro ignoranza e supponenza. Eccoli quei due! Stanno giocando a ruba mazzetti e a io do una cosa a te e tu ne dai due tre quattro a me, e nell’uno come nell’altro caso chi se ne frega di chi poi pagherà il conto e subirà le peggiori conseguenze. Eccoli quei due! Dovrebbero rappresentare l’essenza della democrazia, invece “sono allineati in una visione che segna il tramonto dell’era democratica”. Eccoli quei due! Dovevano essere artefici e costruttori di concordia, due in corsa per far finire la guerra mentre era palese che erano i mossieri di un palio destinato a dare via libera all’avanzata militare, “con una mano disposta a trattare e l’altra a sparare”. In un giorno senza giornali (a Ferragosto i giornali, cascasse il mondo, riposano) la voce televisiva ha detto che “l’americano non ha perso ma il russo ha vinto”. Cosa volesse dire non lo so, però mi è sembrato intendere che stava lì per dire che non essendoci vincitori tutto restava com’era: impegnato a farsi e fare male, a rendere inutile ogni sogno di pace ravvicinata, quella che secondo clamore mediatico doveva mostrare la bellezza del “the end”, fine della contesa e della commedia…
Così è, se vi pare e anche se non vi pare. Se sia allegria oppur misera diceria ognun giudichi e scelga. Secondo me il peggio è di là da venire e convincersi che “adda passà a nattuta”, che poi si sta tutti bene, è solo pleonastica meraviglia, nulla più di quella “ipotetica meraviglia facilmente attribuibile a un’espressione che ripete o sottolinea eccessivamente la meraviglia, aggiungendo parole o frasi che non sono strettamente necessarie per comunicare lo stupore”. Per non essere schiavi di codesta pleonastica meraviglia serve usare sapientemente e arditamente l’arma della satira e dello sberleffo: una per ridere e far ridere, l’altro per ridurre le vanità esibite a genere tutt’al più bastevole per mostrare l’assai poco custodito in zucca. Nello specifico caso che ha avuto l’Alaska come set della sceneggiata in cui quei due signori – attori comici, ricchi e potenti presidenti -, eletti da due popoli distanti ma vicini nel dare peso credito e sostanza all’ignoranza, senza altro impegno se non quello di apparir e apparendo stupire, dovevano declamare Amleto pur sapendo che a loro meglio s’addiceva cantare la pleonastica meraviglia fatta di nulla piuttosto che quel “essere o non essere...”.
Ma, a quei due era mai stata offerta la possibilità di ascoltare e riflettere le parole pronunciate da Amleto? Credo non abbiano mai ricevuto quel dono. In caso contrario, dopo essere arrossiti di vergogna sarebbero fuggiti altrove, magari dove “essere o non essere”, essendo il problema dei problemi, non aveva diritto di cittadinanza. Ve li immaginate quei due che chiedono a sé e al mondo “se sia più nobile d’animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli...?”. Se convenga “morire, dormire, fare nient’altro…che morire, dormire, dormire, sognare forse…”, perché in fondo, “ah, lì è l’ostacolo… e quali sogni possono sopraggiungere a farci riflettere?”. E chi, ancora, “vorrebbe sopportare le frustate e le beffe del tempo, le angherie dell’oppressore, gli insulti dei superbi, le pene dell’amore respinto, i ritardi della legge, l’arroganza dei potenti e il disprezzo che il paziente merito subisce dagli indegni, se potesse sbrigarsela con un semplice pugnale?”. Così, sempre ieri e anche adesso “la coscienza ci rende tutti codardi, e il colore naturale della decisione viene offuscato dal pallido riflesso del pensiero, e le imprese di maggior valore e importanza perdono il loro nome e si perdono nel nulla...”. Alaska docet, amici, e la sceneggiata andata in scena nel giorno più fausto di questo agosto 2025 (come sempre e nonper caso dedicato alla Madonna Assunta in Cielo) dovrebbe imporre severi pensieri piuttosto che improvvisate e improvvide giustificazioni.
Certo, forse non l’hanno fatto apposta, ma per i due prepotenti dominatori della scena mondiale – uno che si crede zar di tutte le russie che rimangono e l’altro parimenti sicuro di essere suo pari sebben senza russie ma con tante russie da stendere ai suoi piedi come tappeti e zerbini nettapiedi –, il ritrovarsi proprio il 15agosto, due giorni prima della data che tra l’altro e a caso rammentava la prima stampa di quel volume intitolato “La fattoria degli animali”, celeberrimo cantico alla rivoluzione del proletariato, con cui George Orwell tesseva una storia che doveva essere una favola e che invece era il grido più realistico e ascoltato contro una società che metteva in mostra tutte le contraddizioni di sistemi opposti ma così confusi e malleabili da essere considerati minestra bollita nella medesima pentola (da una parte i maccheroni del comunismo, dall’altra le farfalle del capitalismo),a me e spero non solo a me è sembrata la rivincita della beffa sul tutto pensato e programmato.
Quei due io li ho visti. Erano preceduti attorniati e seguiti da codazzi di suggeritori-esperti–affabulatori–aggiustatori-mddiatori-sensali-inventori–scialacquatori-improvvisatori-reggiborse–contaballe–contasoldi–contabugie-contaqualsiasicosa-reggitori-pensatorinegatialpensiero –, sembravano amiconi in libera uscita, liberi di sbracare ridere mangiare bere chiacchierare e poi far finta che tutto fosse normale… Normale garanzia del “tutto è andato per il meglio”. A distanza di ottant’anni, senza mutare una virgola, quei due, l’americano e il russo, erano ancora lì per interpretare“la fattoria degli animali”, questa volta locata in Alaska, propriamente ad Anchorage, sua capitale politica, e non in Inghilterra, propriamente in una fattoria nei pressi di Willingthon, dove gli animali, stanchi dello sfruttamento cui erano sottoposti dal loro fattore, si ribellano… A guidarli nella rivolta sono il maiale Vecchio Maggiore, la maialotta Palla di Neve e il furbo quanto vanitoso maiale Napoleone e tanti altri minori ma pur sempre attori… Perché avesse scritto quella favola, Orwell lo spiegò scrivendo nella prefazione alla prima edizione di aver visto “un ragazzino, forse di dieci anni, che guidava un enorme cavallo da tiro lungo uno stretto sentiero, frustandolo ogni volta che cercava di girare” rimanendo colpito dal “fatto che se solo questi animali avessero preso coscienza della loro forza non dovremmo avere alcun potere su di loro” essendo palese che “gli uomini sfruttano gli animali più o meno allo stesso modo in cui i ricchi sfruttano il proletariato”.
Portato adesso a orientare “la fattoria degli animali” sul modello visto appena ieri l’altro in Alaska, mi sono chiesto: che cosà andranno a dire al Gran Consiglio riunito in Alaska i maiali capi-branco ospitati nella fattoria? Quegli ospiti della fattoria si chiamavano Old Major, o Vecchio Maggiore, imponente, minaccioso e arioso la sua parte, allegoria di Marx e Lenin; Napoleon, ottimista ma pur sempre despota, senza scrupoli morali, un dittatore opportunista e dispotico, fiero di riprendere il nome di Napoleone Bonaparte e di rappresentare Stalin in persona; Piffero, propagandista del despota, detto anche clarinetto, spiffero, trombetta, gazzettino o squillo, dicitore di mezze verità, e di vere e proprie bugie, fornitore di illusioni; Palla di Neve, rivoluzionario sincero che viene prima sfruttato e poi messo in disparte e demonizzato da un avversario più furbo e crudele; Minimus, poeta, intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda; Boxer, cavallo il cui lavoro è fondamentale per il sostentamento della fattoria, alfiere e sostenitore della dignità del lavoro; Beniamino, un asino tanto cinico e scettico da dubitare della sincerità di chi gli sta attorno;Berta, cavalla che è la figura materna della fattoria, felice di mostrare simpatia e gentilezza; Rugiada, giovane cavallina bianca che tira il calesse di Jones, indifferente alla rivoluzione ma molto vanitosa e poco lavoratrice; Mosè, corvo domestico che racconta agli animali della vita eterna che li attende dopo la morte sul Monte Zuccherocandito o Montagna di Zucchero Candito, forse rappresentazione della chiesa ortodossa russa; Minimus, maiale poeta che canta le gesta di Napoleone e che rappresenta l’intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda; Cani e pecore, trattati come un gruppo e non come individui; Galline obbligate a consegnare le uova, rappresentazione efficace e ancora viva dei contadiniucraini, oggi popolo affranto di una nazione assalita e invasa; Topi e Conigli, rappresentazione del sottoproletariato fatto da mendicanti, ladri e membri della società che non sono in grado di vivere con un proprio lavoro; Jones, fattore padrone della fattoria, che si ubriaca spesso e si disinteressa dei suoi animali, rappresentante dello zar e del potere borghese e populista; Pilkington e Frederick , proprietari confinanti con la fattoria degli animali, il primo per rappresentare il Regno Unito dedito a praticare sport in campagna, il secondo aggressivo e crudele nei confronti degli animali della sua fattoria, degna rappresentazione della Germania nazista.
Alla domanda formulata appena sopra, ovviamente, non ho trovato ovvia risposta, semmai più di un dubbio. Forse, ho pensato, quei due, i loro compagni d’avventura e gli animali della fattoria diranno che la guerra è stupida e che potrebbe finire semplicemente chiedendo, da parte di chi l’ha voluta, scusa e perdonanza… In effetti, altro non servirebbe. Ma chi lo spiega ai due prepotenti e presidenti, ai loro accompagnatori, amici, sostenitori, vassalli interessati ai possibili affari? Non solo. Chi spiegherà a quei due e ai tanti che come loro si cibano di guerra(consapevoli, secondo l’arguta annotazione di Ann Richards, governatrice del Texas nell’anno 1991, che se “non sono al tavolo,di sicuro significa che sono nel menù”) che il mondo si regge sull’osservanza di regole e comandamenti? Per gli animali della fattoria degli animali i comandamenti erano sette (tutto ciò che va su due gambe è nemico, tutto ciò che va su quattro gambe o ha ali è amico, nessun animale vestirà abiti, nessun animale dormirà in un letto, nessun animale berrà alcolici, nessun animale ucciderà un altro animale, tutti gli animali sono uguali) ben riassunti nella massima secondo la quale “quattro gambe buono, due gambe cattivo”, poi diventati tre (nessun animale dormirà in un letto con lenzuola, nessun animale berrà alcolici in eccesso, nessun animale ucciderà un altro animale senza motivo) onde evitare l’accusa di violare la legge degli animali e infine riassunti nelle massime messe lì per dire che “tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” e che “quattro gambe buono, due gambe meglio”.
Ho divagato e nascosto ogni accostamento di umani attuali ad animali di un passato racchiuso nell’apposita fattoria. Ciò non toglie che l’esercizio di accostamento lo attuiate proprio voi, secondo convinzioni e vedute. Io l’ho fatto, e il risultato mi ha convinto che la pazienza dell’accostare aiuta a comprendere anche ciò che appare incomprensibile.
LIUCIANO COSTA













