Viola e mille altre Violette, mille Celestino e altri mille Giuseppino lo sanno, lo cantano e lo mandano a dire: “Forse siamo noi o forse è il mare, / oppure il lago, la collina, la montagna, la pianura e la bassura… / ma c’è una cappa / che non riusciamo a respirare. / Però, il viavai di gente, la confusione, / senza crederlo ci danno un’insolita e strana emozione…”. È come esser sospesi tra terra e cielo e vedere sopra l’azzurro che invoglia e sotto il grigio che imbroglia… Come dice il calendario siamo nella stagione che chiamandosi estate non può che essere calda-amata-odiata-temuta-adorata-maligna-torrida-bugiarda-avara-asciutta-bagnata-temporalata-fulminante-effimera-vaporosa-amorevole-intrigante… ma anche brigante-tentatrice-ammaliatrice-inciampo-divagazione-vuoto a perdere… Fate voi. In tanto frastuono, io sottoscritto, insieme a Carlo-Maria-Vincenzo-Giacobbe- Angela-Angelo-Serafina-Roberto-Benedetta-Giustina e… chissà quanti altri, sconosciuti ma comunque prossimi a estrarre, causa noia e afa, latte dalle ginocchia, dico annuncio ripeto confermo grido e urlo che “non ne posso più…”. Ma di che e di che cosa?.. “Di chi sa tutto e non fa mai niente… di questa giungla di gente immersa nel niente stabilito da comunicazioni-notizie-cronache e chiacchiere indecenti e da indecenti dicitori-annunciatori-propagatori di niente”. In alternativa vorrei una vacanza, ma i conti son severi, gli acciacchi in agguato, le strade intasate, le idee in letargo, i bisogni incontrollabili… Ma dai, non menare il can per l’aia. In fondo, basta “spegnere la luce e poi respirare un po’… Così, se restasse un problema, mettiamolo da parte, che tale resterà e uguale lo ritroveremo…”. Intanto “rido di questa follia, che se mi arrabbio, poi scappa via…”. Allora respiro e, ragion permettendo, ricomincio da qui… Ricomincio dalle cronache immonde e brutali, ma anche dalle buone lezioni di vita che il tempo, seppur avaro, ancora regala. Dalle prime traggo conferma della stupidità che circonda noi umani, tutti insieme, proprio tutti, nessuno escluso; dalle seconde ottengo speranza e certezza di un buon futuro da vivere e condividere…
Ma che vai cianciando, Domenicale scalzo e attempato? Non t’accorgi che in giro son più le guerre delle feste, più moderno l’odio dell’amore, più attuale trattenere che donare, più appagante l’andare che il restare, più facile star bene da soli che insieme, più redditizio farsi gli affari propri e lasciare che gli affari di tutti, quelli che si chiamano “bene comune”, restino sulla gobba dei “classici babbei” buonisti, ripieni di volontarismo solidale, benevolo, intriso e orientato al servizio gratuito piuttosto che al servizio interessato-lodato-retribuito…? Ma davvero, Domenicale scalzo e attempato, non vedi il reale che ti circonda? Purtroppo, o meno male, vedo e attorno al vedere costruisco pensieri pensati-meditati-argomentati-sofferti-confrontati-dialogati e dibattuti, che mi ostino a mettere in circolo, sperando abbiano accoglienza e partecipazione… Sei un illuso, mio caro amico. E tale sei destinato a restare. Forse sì, o forse no. Chissà! Infatti, canta Daniele, “iIlluso è chi pensa che un prete / sia sinonimo di santità. / Chi un giorno decide il da farsi / ed è sicuro che lo farà. / Illusa è la gente che crede / in una o più divinità / che crede soltanto in quello che vede… / Illuso è chi cerca in un bacio / il suono di mille campane, / chi guarda alle stelle e vedendole lì / non le trova poi tanto lontane. / Illusa mia madre quel giorno / che disse “mio figlio mi darà / l’amore di cui ho bisogno, / perché mio figlio un buon figlio sarà… / Illuso è chi vive superficialmente, ma crede / di apprezzare le piccole cose. / Illuso sono anch’io / continuamente confuso tra tante realtà. / Ma se scoprirò quella giusta, chissà / se poi l’illusione cadrà. / Ma se scoprirò che c’è una sola realtà / non credo che mi basterà”.
Ma, davvero è così triste e gramo il tempo che ci è concesso per uso e consumo? Forse no, dipende. Dipende, per esempio, dal valore che diamo alle affermazioni offerte qual sintesi di anni vissuti… Ieri, per ricordare gli ottant’anni delle prime riunioni post referendum Repubblica/Monarchia, il nostro Presidente – quel Sergio Mattarella che non smette di regalare ogni giorno nobili motivi da opporre al menefreghismo dilagante – ha ribadito che “la Repubblica siamo noi”, noi e i nostri pregi, noi e i nostri difetti, noi e i nostri perché… Però, noi, sappiamo di essere Repubblica? Sappiamo di essere Libertà, Democrazia, Giustizia, Pace…? Sappiamo di essere titolari di pensieri che nulla hanno – o dovrebbero avere – da spartire con vanaglorie, bombe, violenze, offese, dittature, dittatori, carnefici, pazzoidi tronfi e imbecilli?
Tra afa, caldo, uffa che caldo, refoli insulsi di aria calda invece che fresca, chiacchiere insulse, serate giocate a calci e balilla mi sono ritrovato spettatore di una corsa al limite delle umane possibilità: salire e scendere da montagne-palazzi-torri-castelli-imperi e bastioni col solo intento di poterli annoverare tra quelli addomesticati. Li ho visti quei contendenti allenati al meglio e al peggio… Erano giovani e forti, alcuni pensierosi, altri svagati, molti solo arrivisti… incapaci di vedere quel che stava dietro di loro… Arrivisti, “tal quali a scimmie – ha scritto Honoré de Balzac – delle quali hanno l’agilità: durante la scalata si ammira la loro destrezza, ma una volta che sono arrivati in cima, di loro non se ne vedono che le parti vergognose…”.
Meditiamo, gente, meditiamo!
LUCIANO COSTA













