Si diceva e si dice che il panorama accoglie tutto: bellezza, imbecillità, stupidità, arroganza, vanità. Di tutto e di più, con spazi consistenti dedicati, in questo tempo assurdo e guerrafondaio, alla vanità di sicuro dea del nulla e del niente. Soprattutto di “un niente che non è mai ciò che appare”, che non so bene cosa voglia dire, perché si dice e perché faccia parte dei pensieri messi in circolo, che però mi sembra adatto a stabilire che ciò che vediamo è ciò che taluni vogliono far apparire, forse un lembo di reale o forse proprio… niente. Questa teoria del niente diverso da ciò che appare, mi ricorda la storiella (Dov’è il drago?) dei tre cavalieri, che “improbabili, con tanto di armatura, imbracciando la spada, una lancia e una candela in mano, partono per una missione da non fallire: catturare il drago che il re ha visto dalla finestra e che il solo pensiero disturba i suoi sonni”. Niente di improbabile. Infatti, di notte, si sa, come le mucche di un famoso filosofo, anche i draghi sono tutti neri e metterli a fuoco tra le ombre è un bel problema. Così, nella loro caccia i tre intrepidi e un po’ tontoloni cavalieri rischiano di prendere un sacco di abbagli. Maquesto è il bello della storia… Una storia che è “una favola allegrain cui si mescolano equivoci e realtà, furbizia ed errori colossali commessi dai tre armigeri”. Leo Timmers, autore della storiella, ipotizza che la paura del mostro (forse un drago sputafuoco) è sovente più grande del mostro che si rincorre e che spesso si finisce di dare la caccia a qualcosa di inoffensivo. Resta da scoprire dove sia, come sia, dove sia diretto e quale fine faccia il mostro-drago. Per farlo basterà dare nome e volto al mostro-drago e poi seguirlo nel suo cammino. Sapendo però che la storia non sarà come era incominciata (una favola allegra) e neppure buona per augurare la buonanotte. Servirà allora un’altra storia…
Magari quella di Odisseo (Odisseo cerca un amico) raccontata da Lena Repetur, ragazza russa in fuga dalla vecchia e rissosa Russia,dove un Carlino divertente, indisciplinato, egoista, pigro, avido, indomabile e molto altro, è in cerca di un luogo degno di chiamarsi casa. Nel racconto, Odisseo è un meticcio dal pelo rossiccio, intelligente, curioso, intraprendente e docile che vive al canile dove spera ogni giorno di trovare una famiglia adottiva che, però, non arriva mai. Così, stanco di speranze sempre deluse scappa, s’infila su un treno e arriva in un luogo da dove, usando aerei e navi finisce per girare il mondo, scoprendone bellezze e diversità, sempre inseguendo il sogno di trovare un amico e magari anche una casa dove restare. Odisseo ce la farà. Quanto al modo con cui ci riuscirà, fate voi. Secondo me gli accade quel che era accaduto a Ulisse, sicuramente il primo e miglior “odisseo” raccontato, cioè scivolando di onda in onda fin quando un’onda amica lo deposita nel luogo sognato: un sito amico, abitato efrequentato da gente amica, disponibile ad accogliere piuttosto che a respingere allontanare rinchiudere rinviare punire… Benché questa sia e resti illusione, nulla vieta di coltivarla e di farla diventare realtà. Basta poco, magari un’altra storiella.
Come quella regalata da Claire Lebourg (Insieme tutto l’anno) che disegnando, senza aggiungervi parole, racconta una vita gattesca, di gruppo, che “mimando quella umana attraversa tutte le stagioni e tutti i luoghi pubblici in cui si svolge l’esistenza”. Nella storiella, “mici e micette frequentano uffici, scuola, biblioteca, bar, parco, supermercato, ristorante, visitano gli anziani alla casa di riposo e partecipano a feste di compleanno, viaggiano, vanno al cinema e al mare, vivono una vita tranquilla e conviviale in cui c’è posto per le chiacchiere davanti al tè e al caffè, per il passeggio rilassante, il pisolino a scuola, al cinema, in ufficio e all’ombra di un giardino mentre i cuccioli vanno in altalena, capace persino per offrire un servizio al rifugio dei senza tetto e fare una capatina al negozio solidale...”. Ho sorriso e mi sono commosso nel vederli tutti in forma, con occhiali, cappellini, passeggini, zainetti, borse, borsette e borselli, umanizzati senza che perdano la loro dignità; sono rimasto affascinato scoprendo nella favola disegnata lo spaccato di una vita da sogno, a cui qualsiasi umano vorrebbe aspirare, pacifica e di condivisione che piacerebbe anche a chicchessia condurre. Ma sorriso, commozione e affascinamentoson durati il tempo di un respiro. Poi… Poi ha fatto irruzione una realtà fatta di urticanti intrecci di bugie, di verità maltrattate, di pretese violente, di imposizioni assurde, di parole senza senso, di promesse incredibili, di guerre d’oppressione e di rivalsa, di disperazione senza limiti e confini, di popoli vilipesi e privati di ogni dignità e diritto, di città e paesi bombardati, di innocenti rapiti e tenuti in ostaggio, di assurda ubbidienza a quel vantato “occhio per occhio, dente per dente”, così fino allo sfinimento.
Da qualche patte ho letto quel che taluno aveva sostenuto, e cioè che una volta la terra era tutta sbagliata: c’erano i fiumi e non c’erano i ponti per passarli, c’erano montagne e non c’erano né strade né gallerie, e non c’erano nemmeno scarpe per non pungersi i piedi… Però, ho pensato come possibile risposta, c’erano ingegno e intelligenza che usate insieme, secondo lo spirito della storiella sopra ricordata, hanno costruito ponti, strade e scarpe…. Tanta roba, mica briciole, comunque non sufficiente a rendere migliore l’esistenza di umani distratti e dolenti e possibile un comune procedere verso cieli e terre fatti accoglienti e resi buoni da pensieri ispirati allo star bene insieme piuttosto che da soli… Vincenzo Corrado, giornalista e scrittore esperto di comunicazione, con il suo “Ai confini della comunicazione: piccolo dizionario per l’agire etico”, ipotizza un incontro tra vecchio e nuovo capace di restituire fascino all’incontro, all’ascolto e alla parola. Per farlo chiama in Causa Ulisse (quello narrato da Omero e non quell’altro, l’Odisseo narrato nella favola), “eroe sì, ma pur sempre uomo! Sprezzante verso i rischi, avido di esperienze, irrequieto per natura, temerario di fronte ai limiti, audace e vorace di conoscenza… comunque un uomo, una persona, così come lo siamo noi, con i nostri punti di forza e di debolezza”. Ulisse, ma anche Nessuno per sottrarsi alle mire del Ciclope, uno qualsiasi tra i tanti in circolazione, allora come adesso.
Vincenzo Corrado dice che “le peripezie del nostro eroe continuano a essere un buon modo per interpretare il presente”. Non ho capito come fare per interpretarlo questo presente, però “i Ciconi, i Lotofagi, i Ciclopi, Eolo, i Lestrigoni, la maga Circe, il regno dell’Ade, le sirene, Scilla e Cariddi, Calipso e i Feaci”,uscendo dal letargo in cui li avevo relegati, mi hanno indotto a ripensarli quali portatori di idee (inventate) inesplorate, forse un insieme di pensieri che essendo “odissea” hanno segnato l’essere eil divenire suggerendo raffronti e confronti ancora utilizzabili e attuali. Credetemi, è stato un piacere leggere ciò che Corrado ha annodato attorno a personaggi e luoghi praticati da Ulisse… Ancor di più m i ha impressionato l’offerta di pensieri dedicati alla comunicazione e all’informazione, “attrezzi che richiedono conoscenza e pratica per esercitarle al meglio nella loro doppia finalità: mettere in comune (comunicazione) tessendo relazioni e dare forma (informazione) ordinando ciò che avviene”.
Poi, davvero utile e attuale, quel riferimento ai Lotofagi, popolo mitico, il cui unico alimento è il loto che ha però la caratteristica di far perdere la memoria a chi lo mangia, nel caso specifico facendo dimenticare la patria agognata”. Ho visto nella storia di quel popolo “un riferimento alla fugacità comunicativa attuale” quella in cui i media digitali “portano a perdere di vista le dinamiche profonde che stanno dietro un episodio”, che usufruendo di veloce fruizione unita a semplicistica semplificazione “apre le porte al conformismo e all’omologazione”, provocando così “l’impossibilità di ricordare un evento, perché non se ne forniscono più le chiavi di lettura”, innescando “mancanza di progettualità e incapacità di costruire nessi logici tra fatti diversi tra loro”. In tanto trambusto ogni “essente”, privato di storia e radici, è un fantasma. Però, spiega Corrado, nell’antro del Ciclope sperimentiamo “il capitalismo della sorveglianza”, nell’isola di Eolo “il soffio dei venti che permette di comprendere quanto una spinta in avanti possa in realtà diventare un ritorno al punto di partenza”, nel regno dell’Ade, posto oscuro e misterioso, “stazionano le ombre delle persone senza distinzione alcuna e senza assegnazione di meriti, forse territori digitali che, come questo luogo, presentano nella loro morfologia margini urbani, cunicoli e bassifondi”, nella terra delle sirene “le figure mostruose di Scilla e Cariddi, l’ira del dio Sole per il venir meno al patto stabilito, segnalano quella voce suadente che può attirare in un vortice distruttivo”. A seguire e per finire la raccomandazione riassunta nel “non desistere” dall’informare e dal comunicare con verità, anche nei momenti più difficili, più estremi, più controversi e bui… tal quali a quelli che stiamo vivendo in un crescendo di vanità che esibisce il peggio e nasconde il meglio…
Ho conversato aggrappandomi e storielle e storie che pur essendo frutto di fantasia racchiudono lezioni il cui utilizzo, volendo, potrebbe rendere migliore il tempo che ci resta da consumare. Ho conversato sapendo che “conversare non è mettere a confronto e scontro idee prefabbricate; è piuttosto dare forma a nuove idee che si inventano insieme a poco a poco”. Ho conversato sapendo che, come insegnato da Socrate, “una verità si può raggiungere e formulare solo se un “io” e un “tu” si interrompono dialogando e scartando in accordo ogni affermazione che venga giudicata falsa”.
Ma c’è in giro ancora qualcuno che crede a questo modo di parlarsi? Non lo so, però mi illudo che ci sia. Se così non fosse, sarebbe impossibile il rapporto fra un “io” e un “tu” e si continuerebbe a vivere “covando nel chiuso della propria testa idee fisse che avranno sempre meno rapporto con la realtà e la verità”.
E’ agosto, mese distratto e vacanziero seppur ideale per favorire pensieri, incontri e confronti. Se possibile, sarebbe il caso di non sciuparlo: io cercando di scrivere e redigere qualcosa che non sia farlocco; voi leggendo e commentando avendo cura di scoprire qualcosa che valga la pena d’essere ricordato.
LUCIANO COSTA













